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Miniatura


Miniatura del Cavallo di Troia, tratto dal Vergilius Romanus, un manoscritto dell'Eneide di Virgilio risalente ai primi anni del V secolo

Miniatura del Cavallo di Troia, tratto dal Vergilius Romanus, un manoscritto dell’Eneide di Virgilio risalente ai primi anni del V secolo
La parola miniatura deriva verosimilmente dal latino minium, un particolare colore rosso[1], ed indica un’immagine realizzata per decorare antichi manoscritti. In seguito, a partire dal XIV secolo il diffondersi di illustrazioni di piccolo formato fece sì che il significato di miniatura passasse ad indicare oggetti e forme di dimensioni ridotte.

Oltre al vocabolo “miniatura” esiste in italiano anche il termine meno utilizzato di alluminatura o illuminatura:[2] si suppone che derivi dai colori luminosi e vibranti che risaltano sulla pagina scritta, ma non ci sono fonti a riguardo. Franco Brunello rimanda invece all’allume, chiamato nel Medioevo lume, che veniva mescolato ai coloranti per ottenere lacche.[3]

Simone Martini - frontespizio per codice Virgilio - Biblioteca Ambrosiana - Milano

Miniatura di Simone Martini

Immagine:Simone Martinifrontespizio per codice Virgilio – Biblioteca Ambrosiana – Milano

Tipologie

La miniatura non è il colore applicato al capolettera dai copisti o scrivani, all’inizio del capitolo o del paragrafo che più correttamente andrebbe indicato col termine di rubricazione. Nel manoscritto il testo è redatto con caratteri che hanno una forma propria: quando la scrittura ha un fine estetico, si parla di calligrafia. Lo studio delle antiche scritture è invece affrontato dalla paleografia. La miniatura può trovarsi in mezzo al testo ma può non avere alcun rapporto con esso. A seconda della posizione della miniatura sulla pagina si può adoperare la seguente terminologia:

Scene illustrate

  • Pagine intere
  • Inserita tra due paragrafi o capitoli
  • In margine al testo

Composizioni decorative

Fasce laterali

Cartigli (ornamenti a forma di pergamena con le estremità arrotolate, destinati ad accogliere un’iscrizione)

Frontespizi (composizioni che si trovano sulla prima pagina di un libro)

Fine riga (motivi più o meno allungati, della stessa altezza delle lettere, destinati a riempire lo spazio lasciato vuoto sulla destra, per completare una riga)

Segni di paragrafo (quando il testo è ininterrotto, si pone un motivo dipinto di separazione, piuttosto semplice e stereotipato, fra due paragrafi o due versetti del testo originale)

Grottesche (ai margini, nelle intestazioni e nei piè di pagina dei manoscritti tardo-gotici, tra intrecci vegetali o creature di sogno, talvolta meno mostruose e comiche. Il termine deriva dalle immagini scoperte a partire dal secolo XV nelle grotte di villa Adriana a Tivoli)

Iniziali

  • Lettere semplici (il loro studio si divide tra estetica e paleografia)
  • Lettere campite (per lo più dorate, su uno sfondo colorato, che risaltano motivi stereotipati)
  • Lettere abitate (lettere maiuscole a cui si intrecciano piante, animali e perfino personaggi, anche se non si tratta di scene propriamente dette)
  • Lettere sintetiche (è il decoro che disegna la lettera).
  • Lettere istoriate (scene narrative rappresentate negli spazi liberi della lettera)

Segni vari (non sono miniature propriamente dette, ma hanno un valore estetico che merita un posto a sé)

Evoluzione storica della miniatura in Occidente

Origini

I primi manoscritti miniati sono i documenti dell’Antico Egitto, costituiti dai papiri, sotto forma di rotoli più o meno lunghi. Il Libro dei morti di Ani (custodito al British Museum) misura 24 metri, mentre il manoscritto di Torino circa 58.

Non sono rimaste che poche testimonianze sull’antica decorazione dei manoscritti in età greco-romana e quindi la ricostruzione delle origini della storia della decorazione libraria è ancora oggetto di incertezza. Secondo le teorie di Weitzmann il cambiamento strutturale dei manoscritti avvenuto tra il I e il V secolo (passaggio dalla forma di rotolo papiraceo a quella di codice pergamenaceo) avrebbe portato ad una diversa organizzazione del testo sulle pagine e posto le basi per uno sviluppo dell’illustrazione del manoscritto.

Italia ed Impero Bizantino (III-VI secolo)

Miniatura dell'incontro tra Abramo e gli angeli, tratto da Cotton Genesis (V-VI secolo)

Miniatura dell’incontro tra Abramo e gli angeli, tratto da Cotton Genesis (V-VI secolo)

Le prime miniature, tuttora esistenti, sono una serie di illustrazioni tagliate via dal codice F 205 inf. della Biblioteca Ambrosiana di Milano (Iliade Ambrosiana), un manoscritto risalente al III secolo. Sono simili, per stile e tecnica, all’arte pittorica del periodo Romano. In queste immagini sono presenti molti stili artistici, ma quasi tutte si rifanno alla tradizione figurativa classica mostrandone così l’influenza. Anche i paesaggi sono rappresentati secondo il modello classico, diversamente dalle convenzioni medievali, che cerca di rappresentare la natura seppure in maniera imperfetta.

Altre opere di grande valore artistico sono le miniature presenti sul Cod. Vat. lat. 3225 (Virgilio Vaticano) e sul Cod. Vat. lat. 3867 (Virgilio Romano), risalenti ai primi anni del V secolo. Sono in condizioni migliori di dimensioni maggiori dei frammenti Ambrosiani e forniscono una migliore occasione di studio. Il disegno è in stile classico, e si crede che siano una semplice copia di una serie di opere ancora più antiche. I colori sono opachi e certamente la colorazione dei corpi è stato un carattere molto diffuso nei più antichi manoscritti. Il metodo seguito nel posizionare le varie scene sulla pagina fornisce molte indicazioni sulle tecniche di pittura usate dagli artisti dei primi secoli. Sembra che lo sfondo dell’immagine venisse colorato con una tinta uniforme, coprendo l’intera superficie della pagina; quindi, sopra questo fondo venivano disegnate le persone e gli oggetti più grandi, e sopra di loro quelli più piccoli (questo metodo è noto con il nome di Algoritmo del pittore). Inoltre, nel tentativo di mantenere una sorta di visuale prospettica, era adottata una sistemazione orizzontale delle zone di pittura: quelle in alto contenevano immagini più piccole di quelle in basso.

Miniatura di sette medici tratta dal Codex Aniciae Julianae (primi anni del VI secolo)

Miniatura di sette medici tratta dal Codex Aniciae JulianaeVI secolo)

Fu la scuola bizantina a sviluppare nuove convenzioni artistiche creando un taglio netto con la tradizione precedente. Nei primi esempi di opere di questo periodo continuano a persistere dei tratti classici, come testimoniano i frammenti del MS Cotton Ottone B. VI (Genesi di Cotton) e le migliori miniature del codice di Anicia Giuliana , Osterreichische Nationalbibliothek, Gr. 1. (Dioscoride di Vienna). Nelle miniature presenti nei manoscritti del tardo Impero bizantino, copiate da esempi precedenti, la riproduzione dei modelli è fedele all’originale. Con i vincoli imposti dall’influenza ecclesiastica, l’arte bizantina divenne sempre più stereotipata e convenzionale. Il colore usato per dipingere la carnagione si spostò verso tinte più scure, mostrando persone emaciate ed irrigidendo i movimenti. Venne fatto un largo uso di tinte marrone, grigio-blu e altre tinte neutre. Troviamo per la prima volta la colorazione della pelle che, in seguito, divenne pratica comune per i miniaturisti italiani cioè lo stendere il colore dell’incarnato su di uno strato verde oliva o comunque scuro. Gli sfondi furono trattati in maniera sempre più convenzionale iniziando quella rimarchevole tradizione di assenza di rappresentazione della natura dal vero che contraddistingue la miniatura medievale.

L’influenza dell’arte bizantina sull’Italia medievale è evidente soprattutto nei mosaici di Ravenna e Venezia.

Sempre in ambito bizantino compaiono sfondi d’oro che, gradualmente, saranno introdotti anche nei manoscritti occidentali.

Europa nord-occidentale (VIII-XI secolo)

Questo testo sontuoso che apre il Vangelo secondo Giovanni nel libro di Kells, degli inizi del IX secolo, mostra lo stile della miniatura come motivo decorativo e non illustrativo

Questo testo sontuoso che apre il Vangelo secondo Giovanni nel libro di Kells, degli inizi del IX secolo, mostra lo stile della miniatura come motivo decorativo e non illustrativo

Nella miniatura libraria dell’Europa occidentale il leitmotiv fu la decorazione. Nei manoscritti del periodo dei Merovingi, nella scuola che univa tradizione di Francia ed Italia settentrionale, nota anche come longobardaspagnoli e nelle produzioni di arte insulare dell’arcipelago britannico, la capacità di rappresentazione della figura umana quasi scomparve, fungendo da elemento decorativo piuttosto che da realistica rappresentazione del corpo umano.

Presso Canterbury e Winchester si sviluppò un tipo di miniatura anglosassone che probabilmente derivò il proprio caratteristico disegno a mano libera dai modelli classici romani senza l’influenza bizantina. L’alta qualità delle miniature del X ed XI secolo sta nel fine tratteggio dei contorni che ebbe una lunga influenza sulla miniatura inglese dei secoli successivi. Tuttavia bisogna ricordare che questo ambiente si sviluppò separatamente dal resto delle correnti artistiche occidentali.

Durante il periodo della cosiddetta rinascenza carolingia si sviluppò, probabilmente col supporto dell’autorità di Carlo Magno, una scuola di pittura derivata dai modelli classici, principalmente di tipo bizantino. Appaiono contemporaneamente due modelli di illustrazione: la prima, di ispirazione bizantina, in cui sono raffigurati principalmente ritratti di Evangelisti o degli stessi imperatori: le pagine sono colorate con tinte brillanti ed estese dorature, di solito inserite all’interno di cornici architettoniche e staccate dallo sfondo. Insieme alla ricca decorazione del margine e delle iniziali questo stile fece da modello per l’ulteriore sviluppo della miniatura in occidente. La seconda classe di miniature di tipo illustrativo, con la rappresentazione di scene per lo più bibliche in cui si denotava una maggiore libertà espressiva rispetto al tipo precedente distaccandosi dalla scuola bizantina.

Miniatura del battesimo di Gesù tratta dal Benedizionale di S. Ethelwold, X secolo, esempio della miniatura anglosassone

Miniatura del battesimo di GesùBenedizionale di S. Ethelwold, X secolo, esempio della miniatura anglosassone

L’influenza che i modelli Carolingi esercitarono sulle miniature degli artisti anglosassoni meridionali è evidenziata dall’uso massiccio della colorazione dei corpi e nell’uso più elaborato dell’oro per le decorazioni. Un esempio di questi manoscritti è il Benedizionale di San Ethelwold, vescovo di Winchester dal 963 al 984, che, con la sua serie di miniature in stile anglosassone ma colorate con pigmenti opachi, mostra l’influenza dell’arte straniera. La tecnica di disegno restò essenzialmente anglosassone, soprattutto nel trattamento particolare della figura umana e dalla disposizione del panneggio a pieghe svolazzanti. Lo stile era raffinato, tendendo ad esagerare e a rendere sproporzionate le persone. Dopo la conquista normanna dell’Inghilterra questi usi pittorici furono abbandonati.

Europa nord-occidentale (XII-XIV secolo)

Con il risveglio artistico del XII secolo la decorazione dei manoscritti ricevette un impulso fondamentale. Gli artisti del tempo eccellevano nella miniatura di margini ed iniziali, ma anche nella miniatura era evidente il tratto vigoroso, con linee spesse ed uno studio attento del drappeggio. Gli artisti migliorarono la rappresentazione delle forme umane e, nonostante resistesse la tendenza a ripetere i soggetti secondo modi convenzionali, gli sforzi individuali produssero in questo secolo numerose miniature di carattere estremamente elegante.

Con la conquista normanna, l’Inghilterra ricevette l’influsso dell’arte francese del tempo. La fusione stilistica che ne derivò pose le basi dello stile fiammingo che si sviluppò nell’Europa nord-occidentale a partire dalla seconda metà del XII secolo.

Miniatura della Madonna con Bambino, tratta dalla Bibbia Parc Abbey, XII secolo

Miniatura della Madonna con Bambino, tratta dalla Bibbia Parc Abbey, XII secolo

La presenza della natura negli sfondi è inesistente tranne per la rappresentazione stereotipa di rocce ed alberi. Quindi, a partire dal XII secolo, proprio lo sfondo della miniatura divenne il campo dove mettere in risalto le figure nella scena. Nacque l’usanza di ricoprire tutto lo spazio con un foglio d’oro, spesso brunito: un metodo di esaltazione della luce usato già nell’arte bizantina. È giusto far notare anche l’uso convenzionale (poi molto diffuso) d’immagini sacre in cui i personaggi sacri venivano vestiti con abiti tradizionali dei secoli passati, mentre gli altri personaggi della scena seguivano la moda del tempo.

Lo stile del XII secolo lasciò il posto ad immagini di dimensioni ridotte durante il secolo successivo. Le dimensioni dei libri si ridussero notevolmente e aumentò la loro diffusione. La scrittura dei testi si irrigidì trasformandosi progressivamente in una nuova tipologia definita gotica in opposizione al modello più antico della “minuscola carolina” che l’aveva caratterizzata nel secolo precedente. Si fece grande uso di contrazioniabbreviazioni, quasi un tentativo di risparmiare spazio. Le figure divennero piccole, realizzate con tratti leggeri che sviluppano corpi e membra minuscoli. Gli sfondi sono realizzati a foglia d’oro e abbondano delicati panneggi in oro e colore. Spesso, soprattutto nei manoscritti inglesi, d disegni sono soltanto riempiti con coloranti o con tinte tenui. Le miniature vennero usate in maniera intensiva per le iniziali. Si assiste al graduale passaggio dalle iniziali “abitate”, la cui forma era almeno in parte costruita o sovrapposta a motivi animali o a scene, a quelle “istoriate” dove si riempivano con piccole scene lo spazio bianco delle lettere. ed

Nel nord Europa esistevano tre principali stili di miniatura: in area inglese si privilegiavano l’armonia delle forme e i motivi erano rappresentati con tinte chiare, particolarmente il verde, la lacca rossa ed il grigio-blu; in area francese si predilesse l’accuratezza del disegno e l’uso di ombreggiature profonde, soprattutto blu oltremare; infine in area fiamminga (e germanica) la miniatura fu caratterizzata da disegni di tratto più grossolano e dall’uso di pigmenti puri. Una caratteristica dei lavori francesi era il color oro ramato delle dorature, dovuto all’uso del bolo armeno come preparazione della pergamena, in forte contrasto con il pallido splendore metallico dell’oro usato in ambito inglese ed olandese dove il bolo armeno non era usato.

Una S maiuscola abitata, contenente la figura di Mosè salvato dalla figlia del faraone. Tratta dal breviario dell'Abbazia di Chertsey, XIV secolo

Una S maiuscola abitata, contenente la figura di Mosèfaraone. Tratta dal breviario dell’Abbazia di Chertsey, XIV secolo

È rimarchevole notare come l’arte della miniatura mantenne un’alta qualità durante il XIII secolo, sia per la precisione del disegno che per l’uso del colore. Nel corso del secolo si diffusero particolarmente libri religiosi quali la Bibbia e libri di preghiera come il salterio) decorati di regola con immagini ispirate al contenuto dei testi illustrati. Questi diffusi motivi decorativi furono ripetuti dai vari artisti diminuendo la spinta all’innovazione. Ma verso la fine del secolo alcune opere laiche cominciarono a godere di grande popolarità, e diedero un nuovo impulso all’arte illustrativa. Con l’inizio del XIV secolo era palpabile la voglia di cambiamento. Si passa a linee più fluide e vengono abbandonati definitivamente i tratti duri e le linee ogivali tipiche del XII secolo. L’arte prende un andamento delicato. Le miniature iniziano a liberarsi dal loro ruolo di membro integrante dello schema decorativo, e tendono a trasformarsi in immagini pittoriche. Questo cambiamento è ben visibile dalla nuova posizione che assumono nella pagina, e dall’indipendenza che sviluppano rispetto ai margini e alle iniziali.

Contemporaneamente, mentre la miniatura del XIV secolo tenta di separarsi dal resto dei dettagli decorativi dei manoscritti, di per se stessa si copra di decorazioni. Oltre alla grande elasticità del disegno, c’è uno sviluppo parallelo nella rappresentazione degli sfondi. I panneggi diventano più elaborati e più brillanti. La bellezza della foglia d’oro è esaltata dai motivi a puntinato che sono spesso realizzati su di essa. Edifici gotici ed altri dettagli architettonici fanno la loro comparsa anche sulle miniature. L’incredibile espansione artistica che ha luogo nel XIV secolo coinvolge anche le miniature, producendo alcune delle migliori opere.

Nella prima parte del secolo il disegno in stile inglese era di ottima qualità, le figure erano raffigurate in movimento fluido che, nelle opere più complesse, raggiungeva l’affettazione. Sia negli esemplari realizzati con coloranti, sia negli esempi dipinti, la miniatura inglese da il meglio di se. L’arte francese mantiene la sua accuratezza, i colori restano più vivi dei corrispondenti inglesi e i volti delicatamente realizzati senza volume. La produzione dei Paesi Bassi, mantenendo il tratto marcato che da sempre la rappresentava, appariva più rozza delle altre. Né la miniatura tedesca occupava una posizione migliore essendo eseguita meccanicamente e rozzamente. Con il passare del tempo, le miniature francesi monopolizzarono il mercato, eccellendo nella brillantezza dei colori, ma perdendo la purezza del tratto, nonostante mantenesse il primato nel settore. La miniatura inglese ebbe un declino dovuto a cause politiche ed alla guerra combattuta contro i francesi. Solo alla fine del secolo vi fu una rinascita.

Questa rinascita è stata attribuita al legame con il fiorente ambiente di Praga che mostrava nell’uso del colore un’influenza meridionale dovuta al matrimonio tra Riccardo II d’Inghilterra e Anna di Boemia avvenuto nel 1382. Il nuovo stile inglese si distinse per la ricchezza dei colori, e per la precisione nella rappresentazione dei visi, ormai al livello dei (leggermente) decaduti francesi. Una rinnovata attenzione ai particolari pervade anche l’ambiente fiammingo e olandese nella prima parte del XV secolo, peculiarità dell’arte di area tedesca che non trova eguali in ambiente francese.

Europa nord-occidentale (XV secolo)

La preghiera obsecro te illustrata con una miniatura della Pietà, tratta dal Libro delle Ore di Angers risalente alla fine del XV secolo

La preghiera obsecro tePietà, tratta dal Libro delle Ore di Angers risalente alla fine del XV secolo

Nei primi anni del XV secolo, in Inghilterra, furono create opere di eccellente qualità, ma la tecnica usata era ancora legata alle convenzioni medievali. L’arte locale raggiunse il suo punto d’arrivo verso la metà del secolo, proprio quando un nuovo apprezzamento per la natura stava modificando le vecchie convenzioni continentali sulla rappresentazione dei paesaggi, e le miniature si trasformarono nella pittura moderna. Le miniature prodotte in Inghilterra dopo questo momento furono opera di artisti stranieri o di inglesi che ne copiavano lo stile. La situazione durante la Guerra delle due rose spiega a sufficienza l’abbandono di quest’arte. La storia della miniatura del XV secolo può essere rintracciata nell’Europa continentale.

Per prima cosa vanno considerate la Francia ed i Paesi Bassi. A cavallo tra XIV e XV secolo le miniature di queste aree geografiche tendevano ad esibire grande libertà nelle composizioni; si stava inoltre sviluppando la tendenza a puntare sulla colorazione, piuttosto che sulla nitidezza del disegno. Vennero illustrati libri di ogni tipo e quelli sacri, Bibbia, Salterio e libri liturgici, dovettero cedere il passo ai nuovi arrivati. Una nuova “classe” di libri furono i Libri d’Ore, libri votivi per uso personale, che contenevano illustrazioni finemente miniate. La decorazione di questi libriccini si separò dai vincoli convenzionali che il carattere religioso dei libri aveva precedentemente imposto. Inoltre, la richiesta di manoscritti illustrati divenne un commercio regolare. La loro produzione non fu più confinata, come accadeva in passato, agli scriporia.

Miniatura di Maria e San Giuseppe che scoprono Gesù tra i dottori del Tempio. Tratto dal Libro delle Ore di Enkhuisen, tardo XV secolo

Miniatura di Maria e San Giuseppe che scoprono GesùEnkhuisen, tardo XV secolo

All’inizio del secolo erano ancora valide le vecchie convenzioni sulla rappresentazione dei paesaggi, e l’uso dell’oro e dei panneggi sullo sfondo erano ancora in uso. In alcuni esempi francesi i panneggi sono più brillanti che mai. Le scene di natura del secondo quarto di secolo divennero più decise, nonostante presentino errori di prospettiva. Bisognò aspettare un’altra generazione di artisti per trovare l’apprezzamento dell’orizzonte e degli effetti atmosferici.

Le miniature francesi e fiamminghe fino a quel periodo avevano avuto un’evoluzione parallela, ma dopo la metà del secolo caratteristiche nazionali divennero più marcate e divergenti. La qualità delle opere francesi iniziò a peggiorare, nonostante esistano esempi di altissimo livello. La rappresentazione dei corpi divenne carente la pittura più dura, senza profondità che invece l’artista cercava di realizzare attraverso un eccesso di ombreggiature dorate.

La miniatura fiamminga raggiunse l’apice verso la fine del XV secolo. Le opere raggiunsero un’estrema delicatezza e profondità di colore, come pure la sempre crescente accuratezza del dettaglio, dei panneggi, delle espressioni facciali: il modello del viso della Madonna con la fronte alta è veramente tipico. Nelle migliori miniature olandesi del periodo l’artista presenta una grandissima morbidezza e sfavillio di colore. Questi alti livellai non si esaurirono al termine del secolo, ma ebbero seguito ancora per qualche decennio.

Le opinioni espresse in precedenza si applicano anche alle esecuzioni in grisaglia, in cui l’assenza di colori invitava ad un maggior impegno nella cura dei dettagli. Questo è visibile nelle miniature provenienti dalle Fiandre settentrionali, particolarmente per i drappi disegnati con angoli netti, che suggeriscono collegamenti con l’incisione del legno.

Italia (XIII-XV secolo)

Miniatura dell'Annunciazione ai pastori, tratta dal cod. 470 della Biblioteca Trivulziana di Milano, un libro d'ore

Miniatura dell’Annunciazione ai pastori, tratta dal cod. 470 della Biblioteca Trivulziana di Milano, un libro d’ore

Le miniature fiamminghe avevano tuttavia un rivale nell’Europa occidentale. Questo nacque nel sud, e raggiunse l’apice contemporaneamente alla miniatura olandese del XV secolo. Si tratta della miniatura italiana Stiamo parlando delle miniature italiane, che ebbe un percorso simile a quella inglese, francese ed olandese. Le comunicazioni tra gli Stati erano troppo sviluppate per evitare scambi culturali. Nei manoscritti italiani è forte l’influenza bizantina durante il XIII e XIV secolo. Il vecchio metodo di pittura dell’incarnato che richiedeva l’uso del colore su una base olivastra (o tinte simili), lasciata visibile sulle linee di contorno, ottenendo così un aspetto scuro, fu eseguito, nonostante le modifiche, fin al XV secolo. I colori usati erano di regola più opachi di quelli usati nell’Europa settentrionale, e gli artisti tendevano ad usare colori puri piuttosto che insieme all’oro che dava risultati così brillanti nei motivi dei panneggi francesi. Una peculiarità degli artisti italiani è l’uso del rosso vivo. La rappresentazione del corpo umano è meno realistica di quella inglese o francese coeve essendo realizzata con tratti più spessi. In genere le miniature italiane, prima dell’espansione del XIV secolo, erano di qualità nettamente inferiore rispetto a quelle settentrionali. Con l’avvento del XV secolo, sotto l’influenza del Rinascimento, la miniatura italiana ricevette una spinta artistica che la ripropose sulla ribalta continentale in concorrenza con quella olandese. L’uso di pigmenti più densi permise ai miniaturisti di ottenere superfici forti e lisce mantenendo però la nitidezza dei contorni, il tutto senza perdere la profondità e la ricchezza dei colori tipici della scuola fiamminga.

Lo stile italiano prese piede anche in Provenza nel XIV e XV secolo. Influenzò le correnti artistiche della Francia del nord da cui venne, a sua volta, influenzato. Anche nei manoscritti della Germania meridionale si notano simili influenze.

Evoluzione della miniatura dopo il XVI secolo

Con l’introduzione e il diffondersi della tipografia la miniatura continua per lungo tempo ad essere presente anche se comincia gradualmente a perdere d’importanza proprio all’aumentare della disponibilità di libri. In un primo tempo il nuovo libro stampato si “mimetizza”: in una società molto tradizionale come quella europea della prima età moderna gli stampatori cercano di presentare i loro prodotti come dei manoscritti piuttosto che come risultato di una nuova tecnologia. Quindi non è raro trovare negli incunaboli lettere o intere pagine miniate secondo gli stili artistici allora in voga.

Col passar del tempo comunque la miniatura acquista, anche fisicamente, un aspetto sempre più marginale e sembra ritirarsi dalle pagine per spostarsi in altre parti del libro, per esempio i tagli, perdendo così la sua caratteristica di decorazione del testo per diventare decorazione del libro. La ragione di questo processo sta quasi certamente nel costo aggiuntivo della decorazione che incise sempre di più sul prezzo del libro provocando la riduzione del numero delle miniature.

In ogni caso l’uso di decorare con immagini i margini dei testi non scomparve mai completamente soprattutto ai livelli di committenza più ricca che poteva permettersi la preparazione di copie più lussuose.

In ambito squisitamente documentario, non più librario quindi, la miniatura aveva trovato posto quale elemento accessorio per indicare l’importanza del documento emesso e della stessa autorità emittente. Ragioni di prestigio obbligavano quindi il mantenimento di certe forme di particolare lusso. Non sono quindi infrequenti casi di miniature su documenti persino del XX secolo.

Mondo Ebraico

La peculiare situazione ebraica ha visto la dispersione della popolazione in piccole comunità separate che riuscirono a mantenersi autonome sul piano culturale rielaborando, secondo la propria dottrina, le influenze, anche artistiche, circostanti. Le rigide disposizioni bibliche sul divieto di rappresentazione della divinità hanno spesso confuso gli osservatori inesperti. In realtà solo in ambiti circoscritti di particolari libri liturgici la decorazione è stata del tutto evitata. In ogni caso va tenuto presente che, al contrario del sistema occidentale, nella decorazione testuale ebraica il testo è del tutto separato dalle immagini. Lo sviluppo della miniatura ebraica si è avuto in ambiti diversi dai tradizionali centri scrittori a causa delle ovvie difficoltà linguistiche. Lo scriba era dunque un ebreo, sia professionista che dilettante. Nel XV secolo Abraham ben Judah ibn Hayym redasse un testo di miniatura in lingua portoghese scritta con caratteri ebraici. La realizzazione della decorazione del testo, eseguita a parte, fece uso di particolari accorgimenti grafici. Il principale è la micrografia cioè una tecnica, esclusiva del mondo ebraico, consistente nella scrittura a caratteri minutissimi di interi brani disposta talvolta a formare raffigurazioni decorative (fiori, animali ed anche figure umane). Ovviamente il soggetto del testo poteva influenzare la miniatura: nei testi religiosi (libri della bibbia e loro commenti) oltre alla presenza di un repertorio non figurato di festoni e fiori compaiono scene che illustrano i passi più rilevanti. Nei testi liturgici delle festività e in quelli relativi al cerimoniale della pasqua compaiono pure illustrazioni figurative con testimonianze di caratteristiche precipue delle zone di realizzazione. Ad essere decorati erano pure i contratti matrimoniali (almeno fino al XVIII secolo avanzato). L’altro sistema di decorazione consiste nell’evidenziare con oro, colori ecc. l’intera prima parola (o coppia di parole) del testo.

Mondo islamico

Anche nel mondo islamico è esistita una fiorente attività di miniatori che per secoli hanno decorato i libri. Va ricordato che l’introduzione di tipografie in queste aree geografiche fu molto tardo (esistevano stamperie con caratteri orientali ma producevano soprattutto libri per studiosi occidentali) e questo fece sì che la professione di miniatore resistesse più a lungo incontrastata.

Anche i luoghi comuni relativi alla aniconicità (assenza di rappresentazione di figure umane) dell’arte islamica devono essere sfatati. Se è vero che il Corano per la sua particolare sacralità non riceveva alcuna decorazione, se non “astratta” e geometrica, altri testi mostrano invece una grande quantità di immagini.

Persia

Miniatura dell'era Safavide conservata nello Shah Abbas Hotel ad Esfahan

Miniatura dell’era Safavide conservata nello Shah Abbas Hotel ad Esfahan

L’arte persiana (e quella ottomana) ha una lunga tradizione nell’uso di miniature. In quest’ambito esse sono di natura illustrativa e sviluppandosi dalla più antica tradizione di decorazione del testo sono diventate illustrazioni a foglio singolo conservate in appositi album (a differenza di queste alla controparte occidentale ad acquerello non si applica i nome di miniatura.

Reza Abbasi (15651635) è considerato uno dei più rinomati persiani che si siano cimentati in quest’arte, con una preferenza per soggetti naturalistici. Le opere conservate sono conservate nei maggiori musei del mondo occidentale: lo Smithsonian, il Louvre ed il Metropolitan Museum of Art di New York.

Tecniche di esecuzione e materiali

La tecnica alla base della miniatura è la tempera cioè la dispersione di un pigmento o di una lacca in un legante che permette al colore di aderire al supporto o alla preparazione. I pigmenti sono sostanze per lo più minerali, chimicamente inerti, che hanno bisogno di un adesivo per rimanere in posizione. Le lacche sono invece sostanze vegetali (di solito liquidi) trattate con allume per permetterne la preparazione come pigmenti solidi. Molto più raro è invece l’uso di coloranti applicati direttamente. I colori si mescolavano poco e talvolta non del tutto: l’artista lavorava “tono su tono”, a colore asciutto, e giocava con i leganti per ottenere le sfumature a partire dallo stesso pigmento. Dal XV secolo, con la comparsa del guazzo, le campiture sono definite da un contorno ocra realizzato in punta di pennello.

Pigmenti, lacche, coloranti e leganti

Pigmenti

Rosso: cinabro (solfuro di mercurio) o minio (ossido di piombo, Pb3 O4), terra d’ocra rossa (ossido di ferro).

Marrone: dall’inchiostro di seppia o dalla terra d’ocra.

Nero: nerofumo diluito in acqua; inchiostro ferrogallico.

Azzurro: lapislazzuli (estremamente costosi), azzurrite, ossido di cobalto (dal XVIII sec.),

Arancione: orpimento e réalgar (sulfuri d’arsenico As2 S2).

Verde: a base di argille o di composti di rame.

Lacche

Rosso vermiglione: lacche di robbia e di brasile.

Azzurro: indaco e guado.

Gialli:

Coloranti

I coloranti sono ottenuti da prodotti vegetali e animali.

Giallo: zafferano, curcuma, arzica

Rosso: robbia e cocciniglia.

Rosso porpora:

Leganti

Vengono utilizzati leganti e colle per permettere al pigmento di aderire al supporto: colla di pesce, bianco d’uovo, con aggiunta di polvere di chiodo di garofano o allume per prolungarne la conservazione, gomma arabica.

Note

^ Oggi con il nome “minio” si indica il tetrossido di piombo, un colore rosso. Tuttavia nell’antichità la parola minium indicava invece il solfuro di mercurio, oggi chiamato cinabro anch’esso rosso. Causa di questa confusione è l’imprecisione della terminologia chimica pre-scientifica legata più all’aspetto ottico che a quello materiale del composto.

^ Dante, Paradiso, vv.

^ Luigi Grassi, Mario Pepe. Dizionario dei termini artistici, pag. 527.

Bibliografia

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Calkins, Robert G. Illuminated Books of the Middle Ages. Ithaca, New York: Cornell University Press, 1983.

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Temple, Elzbieta. Anglo-Saxon Manuscripts: 900 – 1066. Londra; Harvey Miller, 1976.

Weitzmann, Kurt. Late Antique and Early Christin Book Illumination. New York: George Braziller, 1977.

Williams, John, Early Spanish Manuscript Illumination New York: George Braziller, 1977.

Williams, John. The Illustrated Beatus: A Corpus of the Illustrations of the Commentario on the Apocalypse, Volume 1, Introduction. Londra: Harvey Miller Publishers, 1994.

Voci correlate

Manoscritti miniati

De arte illuminandi

De clarea

    Un Commento leave one →
    1. linda permalink
      20 novembre 2009 3:58 PM

      kuello ke ci mostrate fa cagare xsino le lumake

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