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Il Principe Valiant


  • « Un profondo dolore ti aspetta. Vedrai castelli meravigliosi, combattimenti eroici, sarai cavaliere di re Artù e della regina Ginevra. Affronterai l’unicorno, il drago e il grifone, uomini neri e uomini gialli. Avrai le più gloriose avventure, ma non ci saranno mai per te né felicità né gioia! ». Chi esprime questa inquietante profezia è la strega Horrit, in una capanna isolata nella vegetazione delle grandi paludi britanniche, e chi ascolta il suo avvenire è il giovanissimo principe Valiant, protagonista di una delle più complete e inesauribili saghe della storia del fumetto americano.
  • Tutto iniziò, con il titolo « Prínce Valiant ín the Days of King Arthur », il 13 febbraio 1937 sul supplemento domenicale del New York American Journal. A tanti anni di distanza quella storia, tuttora presente sulle tavole domenicali dei più importanti giornali americani, è stata tradotta in ventidue lingue ed ha fornito il soggetto per un grande film in cinemascope realizzato nel 1954 dalla XXeth Century Fox, con la regia di Henry Hathaway e con l’interpretazione, nel ruolo del principe Valiant, dell’attore Robert Wagner.
  • L’autore di questa autentica saga è un uomo eccezionale, americano di vecchio stampo dalla testa ai piedi, nato il 16 agosto 1892 ad Halifax, nella Nuova Scozia (Canada), figlio di un trapper titolare di una piccola azienda ma tanto attratto dall’avventura dalla caccia e dal vagabondaggio nelle foreste canadesi da trascurare i suoi affari. Il figlio di un autentico trapper dell’epoca d’oro della frontiera non poteva essere molto diverso dal padre: Harold Foster, infatti, a dieci anni era già un valentissimo barcaiolo, a quattordici era provetto cacciatore. Nel 1914, a causa del fallimento dell’azienda paterna, la sua famiglia si trasferì nell’Ontario e poi nel Manitoba e il giovane Harold esercitò mestieri diversi, tentò perfino la carriera di pugile e poi finì per trasformarsi a sua volta in trapper, girovagando solitario nelle foreste canadesi. Nel 1921 decise di abbandonare la vita avventurosa e di lanciarsi nel campo della grafica, cui si sentiva portato.
  • In bicicletta compì un quasi favoloso viaggio di oltre 1.500 chilometri, giungendo a Chicago. Qui frequentò l’Accademia delle Belle Arti, l’Art Institute e la National Academy, divenendo un eccellente illustratore. Per alcuni anni lavorò in pubblicità e disegnò molte copertine del periodico specializzato Popular Mechanics. Finalmente nel 1929 venne incaricato dall’United Features Syndicate di iniziare la trasposizione fumettata del ciclo delle avventure di Tarzan e, come abbiamo già visto, Foster disegnò a partire dal 7 gennaio 1929 e fino al 16 marzo dello stesso anno una sessantina di strisce giornaliere (fu quindi sostituito da Rex Maxon). Nel 1931 tornò ad occuparsi di Tarzan, questa volta in modo stabile, tanto che per ben sei anni fu l’impareggiabile illustratore delle tavole a colori domenicali del signore della giungla, perfezionando la sua tecnica ad un livello altissimo.
  • Ma fu agli inizi del 1937 che Hal Foster diede alla sua carriera di illustratore una svolta determinante; stanco di illustrare storie scritte da altri, aveva già iniziato da tempo a pensare ad una grande saga cavalleresca ambientata nel primo medioevo, che avesse come protagonista un cavaliere del mitico re Artù. Disegnò le prime tavole a colori e le presentò all’United Features Syndicate che le rifiutò. Riuscì però a collocarle presso il King Features Syndcate e la prima di esse comparve sul New York American Journal il 13 febbraio 1937. Nasceva così il principe Valiant che diventerà noto in Italia a partire dalla fine dello stesso anno (sul Giornale di Cino e Franco) e che avrà da noi diverse edizioni nelle quali sarà chiamato successivamente principe Valentino, Valiant, Val e Valente.
  • Chi è il principe Valiant? Fin dalla prima tavola domenicale Hal Foster ci spiega che il legittimo re di Thule, Aguar, è costretto a lasciare il trono all’usurpatore Sligon e a cercare una nuova dimora. Approda così sulle spiagge del canale della Manica, in Inghilterra. Le popolazioni della costa tentano di respingere Aguar, la moglie, il suo piccolo figlio Valiant e i molti fedeli che li accompagnano, poi, vista l’indomita resistenza dei vichinghi, consentono che Aguar si stabilisca con la sua gente in un’isola in mezzo alle paludi. Qui Valiant cresce a diretto contatto con la natura; diventa un esperto barcaiolo, impara a pescare e a gettare la rete per catturare gli uccelli, a cacciare gli animali e ad affrontare i mostri preistorici che abitano la palude. Un giorno, insieme ad un amico, rimane isolato su di un albero e assediato da un grosso drago che alla fine Valiant uccide infilandogli nella testa ún collare irto di punte. Un altro giorno (e intanto Valiant si è fatto un prestante giovanotto) incontra e salva da una gigantesca tartaruga un uomo deforme che si rivela essere figlio della strega Horrit. Per conoscere il suo futuro, Valiant si reca in un’isola in mezzo agli acquitrini e durante la notte, davanti ad un fuoco, Horrit gli prospetta un avvenire ricco di avventure e di onori ma anche sempre contrassegnato da infelicità e tristezza.
  • Per seguire la sua vocazione e diventare cavaliere, lascia il padre e si mette in cammino per Camelot dove vive re Artù con la regina Ginevra e il mago Merlino. Durante il viaggio incontra uno dei cavalieri della Tavola Rotonda, il famoso Lancillotto del Lago, e gli disarciona lo scudiero con l’aiuto di un bastone. Incontra poi un altro membro della Tavola Rotonda, Sir Gawain, che gli sarà compagno di mille e una avventura; affrontano insieme un drago e quindi raggiungono Camelot. Qui vengono condotti alla presenza di re Artù, della regina Ginevra e di mago Merlino. Valiant diventa scudiero di Sir Gawain e si immerge nella dolce atmosfera della corte più famosa dell’alto medioevo, improvvisandosi cantore di ballate e corteggiatore di dolci fanciulle e compiendo le sue prime imprese: libera un castello dall’orco che lo abita, salva Sir Gawain dall’incantesimo nel quale lo ha attratto la fata Morgana e infine ha il suo primo decisivo romanzo d’amore con la bionda e tenera Ilene, un personaggio romantico come niolti eroi di questa saga. Come aveva predetto la strega Horrit, si tratta di un amore infelice: Ilene è promessa sposa del principe Arn e i due si battono, per poi correre in aiuto della ragazza, rapita dai pirati del mare. Soffrono insieme quando raccolgono le prove inconfutabili che Ilene è morta.
  • Ma l’avventura incalza: Valiant incontra, senza farsi riconoscere, Sligon, l’usurpatore del trono del padre; compie diverse imprese con gli altri cavalieri della Tavola Rotonda, da Percival a Sir Kay Negarth, Lancillotto, Tristano e Uriens. Entra poi in possesso della magica « spada che canta », che diventerà la sua arma inseparabile: partecipa a tornei, difende ragazze e gentili madonne, affrontando in duello torvi aguzzini, prepotenti feudatari e pirati di ogni risma. Infine partecipa alla guerra che oppone l’esercito di re Artù ai Sassoni che tentano di invadere l’Inghilterra, segnalandosi per la sua abilità di combattente e di condottiero, cosicché re Artù si decide a nominarlo cavaliere della Tavola Rotonda posandogli sulla spalla la sua spada Excalibur.
  • A questo punto il giovane principe decide di rientrare fra la sua gente e di tentare con il padre la riconquista del trono di Thule: l’impresa riesce e l’usurpatore Sligon, rammollito dalla vecchiaia, accetta di andare in esilio sistemandosi nella stessa isola in mezzo alle paludi britanniche dove il vero re di Thule aveva vissuto a lungo. Sistemata la famiglia, Valiant riparte in cerca di avventure, così come si conveniva ai cavalieri di quell’epoca. Scende in Italia, dove Attila e gli Unni hanno messo la penisola a ferro e a fuoco e ingaggia una personale battaglia con gli invasori. Salva alcune fanciulle, restituisce il mal tolto ad un paio di principesse e poi si batte contro gli Unni nel Veneto, insegnando i segreti della guerriglia alle genti che un giorno fonderanno nella laguna la città di Venezia.
  • Intanto però Valiant ha incontrato il suo vero amore: si tratta di una splendida fanciulla bionda, chiamata Aleta, che ci viene presentata come la regina di una misteriosa isola delle nebbie. Aleta compare e scompare in luoghi diversi e diventa l’autentico scopo del girovagare di Valiant per l’Europa e per il mondo. Eccolo nuovamente in Italia, a Padova, a Ravenna, a Roma (dove si batte per l’imperatore Valentiniano), poi a Napoli (dove vive un’avventura sulle falde del Vesuvio) e in Sicilia. Qui viene fatto prigioniero dal re del mare Angor Wrack, riesce a fuggire, vaga per il mar Egeo rinnovando il mito di Ulisse, giunge nell’isola di Tamberlaine, e continuando ad affrontare mostri, cavalieri e pirati, passa attraverso la Palestina, visitando Gerusalemme, il Mar Morto e Damasco e finisce addirittura sulla pedana di un mercante di schiavi. Raggiunge la mitica isola delle nebbie e rivede Aleta, il suo grande amore. Ma, preso dal turbine dell’avventura, si unisce ad un pirata vichingo che batte il Mediterraneo, giunge alle colonne d’Ercole, le supera e rientra per mare a Camelot. Re Artù lo manda a combattere sul Vallo di Adriano. Al ritorno Valiant è tormentato dai problemi esistenziali; visita nuovamente la strega Horrit e questa gli dice: « Pazzo! Tre volte maledetto colui che vuole conoscere il suo futuro. Vedo tante altre avventure e ricchezze, ma anche molto turbamento e mai una volta la vera felicità ». Sconvolto Valiant si reca a consultare il mago Merlino. « Vuoi rinunciare alle avventure, sposarti e condurre quieta vita di famiglia? » gli chiede il mago, ma Valiant risponde: « No! lo voglio avventura, ottimi amici e splendidi nemici. Voglio viaggiare in lungo e in largo e voglio una fanciulla da amare! ».
  • L’inquieto cavaliere tiene fede a questo programma, tavola dopo tavola, e domenica dopo domenica, per quindici anni, prima di riuscire a sposare Aleta. Lo scopo viene raggiunto nel corso di un secondo viaggio nell’Isola delle nebbie: Aleta ha ormai superato i diciassette anni e sta cercando marito, così come esige la legge del luogo. Quando vede Valiant, pur essendone innamorata, fa la sostenuta e allora il tormentato principe decide di rapirla con la forza. Si presenta nella sala del trono e senza tanti complimenti prende la regina per i lunghi capelli biondi trascinandosela dietro; afferratala alla vita, la carica sul suo cavallo, raggiunge una nave e se la porta in patria incatenata. Valiant sposa Aleta, divenuta dolcissima compagna, ma anziché cambiare vita, se la porta appresso in una lunga serie di avventure che lo vedono giungere addirittura nel nuovo mondo. Hal Foster riesce così a portare dopo tanti anni il suo eroe negli stessi luoghi dove aveva trascorso la sua altrettanto avventurosa giovinezza.
  • Pare che il ciclo si stia per chiudere, invece il successo della saga presso il pubblico è tale che l’autore è costretto a continuare. Si prende la sua rivincita facendo nascere proprio nella regione dei grandi laghi, al confine tra gli Stati Uniti e il Canada, il figlio di Valiant e di Aleta: Arn, al futuro re di Thule. Terminata l’avventura americana, l’eterno cavaliere rientra in patria e si sistema nel castello paterno di Wikingsholm. Di qui
  • si muoverà però nuovamente in cerca di avventure per il mondo intero, tornandovi dopo ogni grande impresa (un giorno si troverà padre di due gemelle). Quando Arn sarà diventato abbastanza grande, Valiant lo porterà con sé, trasferendo in lui tutte le qualità che lo hanno reso così famoso. Giungiamo così al 7 marzo 1971: sono passati trentacinque anni dalla prima tavola domenicale del « Prince Valiant in the Days of King Arthur » e l’ormai anziano Harold Foster (che ha quasi ottant’anni di età) firma la sua ultima tavola domenicale. Negli anni precedenti era stato assistito dal figlio e da altri collaboratori, ma la concezione dell’architettura della storia e l’impaginazione accademica delle scene erano state sue fino all’ultima vignetta. Le storie di Valiant non subirono però alcuna interruzione: un validissimo disegnatore, John Cullen Murphy (che si era fatto un nome creando il personaggio di Big Ben Bolt), lo sostituisce con uno stile impeccabile, tanto che è difficile riconoscere il lavoro di Murphy da quello dì Foster.
  • La saga di Valiant è durata per Foster 1778 domeniche e, considerata nel suo insieme, può essere definita un’opera monumentale, unica nella breve storia del fumetto. La sua caratteristica fondamentale è la continuità dello stile che non è mai mutato in trentacinque anni, a dispetto dell’enorme evoluzione che si è registrata nei gusti del pubblico e degli avvenimenti che hanno turbato il nostro mondo. L’universo di Foster, così simpaticamente improbabile (l’atmosfera del suo medioevo è decisamente da romanzo o da film hollywoodiano), è talmente avulso dal nostro modo di pensare che il pubblico lo ha accolto per tanti anni sempre con lo stesso immutabile entusiasmo che di solito si riserva ai campioni del fumetto, anche se il suo « fumetto » è così diverso da quello di tanti altri specialisti.
  • Per esempio, non ha mai ceduto alla tentazione di far parlare i suoi personaggi con balloons (i testi sono contenuti in didascalie inserite alla base o in un angolo di ciascuna vignetta) e non ha mai mutato il suo schema narrativo, che alterna lunghi tratti estremamente lenti a splendide fasi di azione. Che dire poi del senso magico diffuso in tutto il ciclo di Valiant? E di quell’inquietante e ricorrente tema esistenziale che perseguita la mente e le vicende del protagonista, vittima predestinata del suo inestinguibile desiderio di avventura allo stato puro? Le risposte a queste domande sono state date, durante trentacinque anni, da generazioni diverse di lettori, così implacabili nel decretare vita e morte di ogni eroe dei fumetti, eppure così rispettosi ed attoniti davanti ad un personaggio che nelle strisce ha consumato tutta la sua giovinezza e la sua maturità. E questa è l’ultima e non secondaria caratteristica del principe Valiant: si contano sulle dita di una mano gli eroi dei fumetti che nelle loro storie crescono, si sposano, hanno dei figli e invecchiano, senza indispettire i lettori; l’impeccabile titolato vichingo è uno di loro.

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