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Gli eroi italiani


  • « Il professore Marcus, celebre astronomo, e il giovane Ciro, suo aiutante e fedele allievo, sono nel loro osservatorio. » Così sui Tre Porcellini dell’editore Mondadori, il 31 dicembre 1936, prendeva il via il fumetto « Saturno contro la Terra ». Come si saprà in seguito, autori di questa storia, che avrebbe formato un cielo di centosettanta tavole settimanali, erano Cesare Zavattini, Federico Pedrocchi e Giovanni Scolari. L’ultimo dei tre era il disegnatore, mentre Federico Pedrocchi era autore della sceneggiatura su testi di Zavattini. In quell’epoca Zavattini, nato a Luzpzara (Reggìo Emilia) nel 1902, collaborava con la Casa Editrice Moridadori e ne sarebbe stato nominato direttore editoriale, per diventare, nel dopoguerra, uno dei massimi protagonisti della stagione cinematografica del neorealismo italiano.
  • Federico Pedrocchi, nato a Buenos Aires nel 1907 da genitori italiani, era entrato nel mondo dei fumetti nel 1930, collaborando alla Domenica del Corriere, al Corriere dei Piccoli, a Jumbo, a Grandi Firme e fondando nel 1937 Paperino. Tra il 1936 e il 1945, Pedrocchi, uno degli artisti più importanti del fumetto italiano, firmò un numero notevolissimo di storie, lavorando con Rino Albertarelli (per « Gino e Gianni », « Un gentiluomo di sedici anni » e « Il dottor Faust »), con Caesar (per « Sparrow »), con Bernardo Leporini (per « La montagna d’oro »), con Walter Molino (per « Virus » e « Capitan l’Audace ») e quelle citate sono soltanto alcune delle molte storie firmate da Pedrocchi in quelli che furono gli anni d’oro del fumetto italiano.
  • « Saturno contro la Terra » viene considerato il più significativo prodotto del periodo, quello che ha inaugurato un filone avventuroso di notevole qualità. Protagonisti ne sono lo scienziato Marcus (un astronomo che nelle prime tavole assomigliava vagamente ad un mago) e il giovane Ciro (suo assistente e genero, visto che ne sposerà la figlia Iny), entrambi di nazionalità italiana. La loro lunga avventura è la lotta del nostro pianeta contro ì politici e gli scienziati di Saturno che tentano in tutti i modi di conquistare e asservire la Terra. 1 saturniani di Scolari sono di alta statura e hanno gli occhi sporgenti dalle orbite; il loro capo Rebo indossa un elmo a cresta di gallo; si valgono di mezzi tecnici estremamente evoluti; si spostano rapidamente nel sistema solare con astronavi perfezionatissime; si nutrono esclusivamente di speciali raggi.
  • Aggrediscono la Terra con armi di ogni tipo: una grande nube nera che asfissia tutti gli esseri viventi, animali resi giganteschi da speciali radiazioni, un raggio della morte che demolisce palazzi e industrie, proiettili batteriologici che diffondono sul nostro pianeta miliardi di bacilli, raggi disintegratori, spiriti lunari che trasformano la Terra in un enorme ghiacciaio, bombe che provocano un invecchiamento istantaneo di cinquant’anni, un microgas che si condensa intorno al nostro pianeta formando uno spesso tegumento che impedisce ai raggi solari di arrivare fino a noi, un marchingegno che accelera la rotazione del globo sconvolgendo la vita degli abitanti delle zone equatoriali e addirittura una macchina che spacca la Terra in due.
  • All’inizio il grande nemico di Marcus e Ciro è Rebo, ma poi altri capi saturniani si alternano al comando delle truppe conquistatrici, da Nutor a Darfo, a Berco, a Tundo, e tutti sono irrimediabilmente battuti dai terrestri. L’osso più duro è lo scienziato Netro, che a differenza di tutti gli altri saturniani è di bassa statura, e che impegna Marcus e Ciro allo spasimo. 1 saturniani trovano un alleato nello scienziato francese professore Leducq, che giunge addirittura a tradire la Terra per questioni di gelosia professionale. Ma alla fine, la Terra, governata da una specie di organizzazione delle Nazioni Unite che tiene la sua assemblea in un palazzo collocato sugli Appennini emiliani, vincerà sempre.
  • La componente nazionalistica di « Saturno contro la Terra » (erano gli anni dell’era fascista!) risulta continuamente evidente. Alla fine del primo episodio, quando Marcus e Ciro salvano per la prima volta il mondo, il professore tiene alla folla questo discorso da un balcone imbandierato di tricolori: « Ora la nostra parola d’ordine deve essere: ricostruire! L’Italia, culla della civiltà del mondo, ha vinto e darà l’esempio, come sempre, di quali miracoli siano capaci l’ordine e la disciplina! ».
  • Le sette storie che compongono il ciclo di « Saturno contro la ‘Terra » vennero pubblicate prima sui Tre porcellini e su Topolino tra il 1937 e il 1943 e poi, a guerra mondiale conclusa, tra il 1945 e il 1946 ancora su Topolino. Nell’ultimo episodio il tono nazionalista sarà spento e subentrerà un messaggio internazionalista. L’ultima vignetta, che conclude il ciclo, mostra infatti Marcus che dice: « Ciro, l’accaduto ci ha insegnato come l’umanità sia potente e forte quando sia unita… ».
  • Ad un diverso filone avventuroso appartiene invece un altro eroe del fumetto italiano: Kit Carson, apparso per la prima volta in Topolino il 15 luglio 1937. E’ il filone del western all’italiana che nel dopoguerra darà personaggi famosi come « Tex Willer » di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini, e « Pecos Bill » di Guido Martina e Pier Luigi de Vita. Autore di Kit Carson è Rino Albertarelli, un altro personaggio fondamentale nella storia del fumetto italiano. Nacque a Cesena nel 1908 e a vent’anni si stabilì a Milano, collaborando con Il Balilla, Il cartoccino dei bimbi, e poi con la Casa Editrice Mondadori. Fu qui che nel 1937 creò Kit Carson, un eroe western vecchio e stanco, calvo, ma dotato di due grossi baffoni bianchi spioventi, rapidissimo con la pistola e coníl lazo e, quel che più conta, non soltanto uomo d’azione ma personaggio umanissimo e con interessanti risvolti psicologici.
  • « Siamo negli Stati Uniti » scrisse Albertarelli nell’introduzione alla prima tavola del suo personaggio « intorno al 1870. La guerra di secessione è ormai un ricordo lontano: lunghe carovane attraversano le praterie dirette in California, la terra dei pascoli e dell’oro. E’ l’epoca di Buffalo Bill e di Wild Bill Hickock, corrieri del West. E’ l’epoca di Kit Carson, loro maestro, la più famosa guida dell’ovest… »
  • Rino Albertarelli, nello stesso periodo di Kit Carson, illustrò molti altri fumetti: famose sono rimaste le sue versioni fumettate di alcuni romanzi di Emilio Salgari e altrettanto noti sono i cicli del « Gentiluomo di sedici anni », di « Dottor Faust » e di « Gino e Gianni », tutti realizzati su testi di Pedrocchi. Successivamente Kit Carson fu ripreso da Pedrocchi e Walter Molino.
  • Nel 1938 presero il via le tavole di un altro personaggio famoso, quello forse che più di ogni altro simboleggia un certo fumetto di casa nostra: Dick Fulmine. Ne furono autori il disegnatore Carlo Cossio e lo sceneggiatore Vincenzo Baggioli. Dick Fulmine era un erculeo poliziotto italo americano forgiato sulle figure dei grandi lottatori e pugili italiani, da Maciste ad Erminio Spalla, ma soprattutto a Primo Carnera.
  • Il suo creatore Carlo Cossio, nato a Udine nel 1907, è un personaggio di tutto rispetto nella storia del fumetto italiano (altrettanto famoso è il fratello Vittorio che nel dopoguerra creò Raff): giunto a Milano come decoratore, non tardò ad affermarsi nel mondo dei fumetti e del cinema di animazione, ma il suo prodotto più interessante fu proprio Dick Fulmine del quale disegnò tra il 1938 e il 1945 ben duecentotrentotto episodi. Nel 1940 creò anche, su testi di Bonelli, il personaggio di Furio Almirante, poi proseguito dal fratello Vittorio, e nel dopoguerra Tank, Mirko e Franca, illustrando per l’Intrepido, a partire dal 1950, le storie di « Buffal o Bill ».
  • Nel primo episodio del 1938 (« La banda del pazzo ») Dick Fulmine si presentò come italo-americano, con un maglione dal collo alto. « In lui » ha scritto Carlo della Corte nella introduzione ad una pregevole ristampa cronologica nella collana Anni Trenta « coesistevano due anime, due persone: Dick, l’americano, Fulmine l’italiano, ed entrambe queste nature confluivano e coincidevano, o meglio si sovrapponevano, nel bonario superman di Cossio. Fulmine fu un’iperbole gaia, l’ennesima proiezione dello smargiasso che si cimenta vittoriosamente e strizzando l’occhio nelle prove di forza delle vecchie sagre villerecce. »
  • Pur conservando il suo pugno proibito, Dick Fulmine, man mano che la seconda guerra mondiale si andava avvicinando, perse completamente la sua natura americana, sostituì una camicia bianca sbottonata al suo tradizionale maglione e collaborò alle vicende belliche italiane battendosi, sempre a suon di pugni, perfino in Africa, in Russia e in Estremo Oriente. Il suo grido di battaglia, quello che dava inizio ad un’implacabile scazzottatura, era « Fatevi sotto, piccioncini miei! ». 1 suoi tradizionali nemici, a parte quelli del periodo bellico, furono il negro cubano Zambo, « l’oste della malora » Barreira, il bandito Maschera Bianca armato di pistola a gas soporifero e soprattutto l’ipnotizzatore e mago Giulio Flattavion.
  • Il terzo personaggio che, insieme a Marcus, Kit Carson e Fulmine, abbiamo assunto a simbolo del fumetto italiano d’anteguerra (ma il panorama fu ben più vasto) è Virus, il mago della foresta morta, pubblicato sull’Audace a partire dal 1939. Ne furono autori Federico Pedrocchi e il disegnatore Walter Molino, che tre anni dopo avrebbe ereditato le copertine della Domenica del Corriere di Achille Beltrame, portandole avanti per venticinque anni, dal 1942 al 1967. Il ciclo di Virus si compone di tre episodi, i primi due « Il mago della foresta morta » e « Il polo V » pubblicati tra il 1939 e il 1940 sull’Audace e su Topolino e il terzo, disegnato da Antonio Canale, apparso su Topolino nel 1946-47. Protagonisti della serie sono lo scienziato folle Virus, l’ingegnere Roberto e suo nipote Piero che si battono instancabilmente contro di lui, nonché il servitore indiano Tirmud che asseconda i pazzi progetti di Virus.
  • Il marchingegno messo in atto da Virus nel primo episodio è una macchina in grado di trasmettere gli esseri umani da un luogo all’altro dopo averli ridotti in onde sonore. Con questa macchina Virus riesce a riportare in vita le mummie dell’antico Egitto scatenandole in tutto il mondo. Roberto e Piero, con l’aiuto di una principessa egiziana, batteranno Virus che impazzirà completamente. Roberto commenterà: « Una vittoria sul genio è sempre dolorosa, ma Virus aveva spinto il suo genio al di sopra delle possibilità umane. Nessuno deve superare i limiti imposti ci dal volere divino! ». Ma Virus riuscirà a fuggire dal manicomio nel quale è stato rinchiuso e a riprendere i suoi esperimenti in un nuovo laboratorio al Circolo Artico. Qui costruirà, in preda al pazzesco sogno di conquistare il mondo, una nuova macchina, il Polo V, in grado di lanciare scariche elettriche distruttive. Con Virus alle prese con ritrovati tecnologici messi al servizio del male, si concluse la stagione d’oro del fumetto italiano d’anteguerra. Molte delle tragiche componenti di quelle storie dovevano riflettersi nella dura realtà degli anni successivi.

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