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Pinocchio


01-aperturaLe avventure di Pinocchio. Storia di un burattino è il titolo di un romanzo scritto da Collodi (pseudonimo dello

scrittore Carlo Lorenzini) a Firenze nel 1881 e pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi con le illustrazioni di Enrico Mazzanti. Si tratta di un classico della cosiddetta letteratura per ragazzi. Il romanzo ha come protagonista un notissimo personaggio di finzione, appunto Pinocchio, che l’autore chiama impropriamente burattino, pur essendo morfologicamente più simile a una marionetta (corpo di legno, presenza di articolazioni) al centro di celeberrime avventure.

Il Pinocchio di Beppe Porcheddu (editore Paravia, 1942)

Il Pinocchio di Beppe Porcheddu (editore Paravia, 1942)

Pinocchio visto da Albino Tovagliari (editore Paravia, 1956)

Pinocchio visto da Albino Tovagliari (editore Paravia, 1956)

Pinocchio nella versione di Roland Topor (editore Olivetti, anni '80)

Pinocchio nella versione di Roland Topor (editore Olivetti, anni '80)

Il personaggio di Pinocchio – burattino umanizzato nella tendenza a nascondersi dietro facili menzogne e a cui cresce il naso in rapporto ad ogni bugia che dice – è stato fatto proprio con il tempo anche dal mondo del cinema e da quello dei fumetti. Sulla sua figura sono stati inoltre realizzati album musicali e allestimenti teatrali in forma di musical.

Nelle intenzioni di Collodi pare non vi fosse quella di creare un racconto per l’infanzia: nella prima versione, infatti, il burattino moriva, impiccato a causa dei suoi innumerevoli errori. Solo nelle versioni successive, pubblicate a puntate su un quotidiano (il Giornale per bambini diretto da Ferdinando Martini, a partire dal n. del 7 luglio del 1881), la storia venne modificata con il classico finale che oggi si conosce, con il burattino che assume le fattezze di un ragazzo in carne ed ossa.

Trama

Nella bottega del falegname mastr’Antonio detto maestro Ciliegia si trova un pezzo di legno di poco valore, che il falegname intende trasformare in una gamba di tavolino. Quando maestro Ciliegia però si accorge che il pezzo di legno comincia a parlare, spaventato lo regala all’amico Geppetto, capitato in quel momento nella sua bottega per chiedergli un pezzo di legno per costruire un burattino[1], con il quale girare tutto il mondo per guadagnarsi da vivere.

Geppetto nella sua povera casa inizia a scolpire il burattino, che battezza Pinocchio, il quale inizia a deriderlo e a canzonarlo ancora prima di essere terminato. Una volta finito il burattino, Geppetto, che già si considera come suo padre, gli insegna a camminare, ma Pinocchio impara così alla svelta che corre in strada, inseguito da Geppetto; un carabiniere riesce a fermarlo, ma finisce per portare in prigione Geppetto, temendo che possa punire troppo severamente il burattino. Pinocchio torna da solo a casa di Geppetto, e qui incontra un Grillo-parlante filosofo, che lo ammonisce riguardo al suo comportamento: Pinocchio, indispettito, uccide il grillo con una martellata. Sentendosi affamato, cerca in tutta la casa qualcosa da mangiare: trova un uovo, ma quando lo rompe ne esce un pulcino. Prova a chiedere un po’ di pane in una casa del paese, ma rimedia soltanto una secchiata d’acqua in testa. Tornato a casa affamato e inzuppato d’acqua, si addormenta vicino a un braciere per asciugarsi mettendo incautamente i piedi sul bracere. Quando Geppetto l’indomani viene rilasciato dalla prigione, trova Pinocchio piangente con i piedi bruciati; lo sfama con tre pere che aveva portato dal carcere e gli ricostruisce i piedi: Pinocchio, fuori di sè dalla gioia, promette di andare a scuola, così Geppetto gli prepara un vestito di carta e compra un abbecedario vendendo la propria giacca, nonostante il gelo invernale.

Illustrazione di Emanuele Luzzati

Illustrazione di Emanuele Luzzati

Pinocchio si incammina verso la scuola, ma durante il tragitto viene distratto da una musica proveniente dal “Gran Teatro dei Burattini”: incuriosito, Pinocchio vende l’abbecedario per poter entrare nel teatro. Qui Pinocchio viene notato dai compagni burattini che interrompono la recita per festeggiarlo. Il burattinaio Mangiafoco, però, irato per lo scompiglio, dopo la recita ordina ai suoi burattini di gettare Pinocchio nel fuoco per poter cuocere un montone, ma poi si commuove per le invocazioni di pietà del burattino, tanto che lo libera e gli regala cinque zecchini d’oro.

Un'illustrazione di Carlo Chiostri (Pinocchio col Gatto e la Volpe al Gambero Rosso).

Pinocchio ritorna verso casa, ma si imbatte in due imbroglioni, il Gatto e la Volpe, e quando incautamente racconta loro delle monete d’oro, viene convinto a sotterrarle in un vicino campo miracoloso dove, secondo loro, seminando monete sarebbero cresciuti alberi colmi di zecchini d’oro. I tre si incamminano e giungono verso sera all’osteria del Gambero Rosso, dove il Gatto e la Volpe mangiano a crepapelle a spese di Pinocchio; durante la notte i due imbroglioni si allontanano dall’osteria accordandosi con l’oste perché svegli dopo qualche tempo Pinocchio affinché riprenda il cammino. Quando Pinocchio si avvia di notte nel bosco per raggiungere il “Campo dei miracoli”, il Gatto e la Volpe, travestiti da “Assassini”, cercano di rapinarlo delle monete d’oro, ma non riuscendo ad aprirgli la bocca dove le aveva nascoste, lo impiccano ad una quercia, pensando di ritornare più tardi per riprendere le monete dalla bocca spalancata dell’impiccato.

Una Fata, con l’aspetto di una bambina dai capelli turchini, ordina ad un servitore Can-barbone di prelevare il burattino dall’albero e portarlo nella sua casa, dove chiama a consulto tre illustri medici (tra cui il redivivo Grillo-parlante) per sapere se il burattino fosse vivo o morto. All’osservazione del Grillo-parlante, che ricorda i guai combinati dal paziente, il burattino rinviene piangendo. La Fata, accorgendosi che Pinocchio ha febbre alta, cerca di fargli bere una medicina, che il burattino rifiuta perché la ritiene amara; viene però convinto dall’arrivo di quattro conigli neri che trasportano una bara, venuti a prelevare il malato. Una volta guarito racconta alla Fata dell’incontro con i briganti, ma quando con una bugia le nasconde dove ha messo le monete, il suo naso si allunga in modo straordinario. La Fata, dopo avergli spiegato che esistono due tipi di bugie: quelle con le gambe corte e quelle (come nel suo caso) con il naso lungo, riporta il naso di Pinocchio alla lunghezza originale con l’aiuto di un migliaio di picchi, e gli consente di correre incontro al babbo Geppetto, avvertito dalla Fata della presenza del burattino.

Pinocchio, però, non riesce a raggiungere Geppetto: subito fuori la casa della Fata, infatti, incontra il Gatto e la Volpe, che lo convincono nuovamente a sotterrare i quattro zecchini rimasti nel Campo dei miracoli. Una volta sotterrate le monete d’oro, e aspettati venti minuti nella città vicina come suggerito dal Gatto e la Volpe, Pinocchio ritorna al Campo dei miracoli, ma non vede alcun albero colmo di monete; un vecchio pappagallo gli racconta che durante la sua assenza il Gatto e la Volpe erano tornati e avevano rubato le monete sotterrate. Pinocchio, disperato, si rivolge ad un giudice, un vecchio gorilla, per denunciare il furto, ma questi, paradossalmente, lo condanna in prigione. Quattro mesi dopo, l’Imperatore del paese, dopo una grande vittoria militare, concede un’amnistia per tutti i condannati. Pinocchio, essendo innocente, rischia di rimanere in galera, ma riesce ad uscire dichiarandosi un malandrino.

Subito Pinocchio corre verso la casa della Fata, che considera ormai come una sorellina, ma viene ostacolato dapprima da un grosso serpente dalla coda fumante che gli sbarra la strada – nel tentativo di scavalcarlo finisce a gambe all’aria dentro il fango facendo morire letteralmente dalle risate il mostro – poi viene preso da una tagliola mentre, affamato, sta rubando dell’uva in un campo. Il padrone del campo lo costringe per punizione a fargli da cane da guardia, con collare e catena al collo, sostituendo il suo cane Melampo morto quella mattina. Durante la notte viene svegliato da quattro faine, che ogni notte rubavano alcune galline spartendole poi con il cane Melampo in cambio del suo silenzio: propongono a Pinocchio lo stesso accordo; Pinocchio finge di accettare, ma poi rinchiude le faine nel pollaio e avverte il proprietario del campo, che per ringraziarlo lo libera.

Il burattino arriva finalmente dove dovrebbe essere la casa della Fata, ma trova soltanto una pietra di marmo con incise queste parole:

QUI GIACE
LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
MORTA DI DOLORE
PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO
FRATELLINO PINOCCHIO.

l Pinocchio di Galep, creatore grafico anche del Tex di Bonelli (editore Nerbini, 1947)

l Pinocchio di Galep, creatore grafico anche del Tex di Bonelli (editore Nerbini, 1947)

Mentre piange disperato, si avvicina un grosso colombo che, conosciuta l’identità del burattino, lo avverte che Geppetto sta partendo per il nuovo mondo per cercarlo, attraversando l’Oceano con una barchetta. Si offre di portarlo in groppa per raggiungere la spiaggia della partenza, distante più di mille chilometri, ma quando arrivano sul posto Geppetto è appena partito: riconosce Pinocchio che lo chiama dalla spiaggia, ma non può rientrare per la burrasca, e poco dopo un’ondata lo travolge facendolo scomparire nel mare. Pino

cchio, volendolo salvare, si tuffa da uno scoglio e cerca inutilmente di raggiungerlo a nuoto.

Dopo un’intera notte tra le onde, Pinocchio raggiunge la riva di un’isola; sulla spiaggia incontra un delfino, che gli indica la strada per arrivare al paese più vicino e lo informa che proba

bilmente il suo babbo era stato inghiottito da un terribile Pesce-cane che da qualche giorno sta infestando quei luoghi. Arrivato al “paese delle Api industriose”, cerca di elemosinare qualcosa per poter mangiare; alcuni abitanti del paese, gran lavoratori, gli propongono di ricompensarlo in cambio di piccoli lavoretti, ma Pinocchio rifiuta sempre. Alla fine, stremato dalla fame, accetta di portare una brocca d’acqua a casa di una donna, che lo ricompensa con un piatto di pane, cavolfiori e un confetto: una volta sazio riconosce improvvisamente nella benefattrice la sua Fata, fintasi morta, che da bambina è diventata improvvisamente donna.

Pinocchio in una illustrazione di Luciano Bottaro
Pinocchio in una illustrazione di Luciano Bottaro

La Fata lo ha perdonato grazie al rimorso mostrato da Pinocchio davanti alla sua finta tomba: vuole considerarsi come sua madre e trasformarlo in un ragazzo in carne ed ossa; prima però desidera che il burattino frequenti la scuola e si cerchi un buon mestiere. Pinocchio, un po’ a malincuore, promette, e riesce a diventare il primo della classe. Alcuni suoi compagni, invidiosi, un giorno lo convincono a marinare la scuola per correre alla spiaggia dove, secondo loro, si poteva vedere il Pesce-cane che, secondo il delfino, aveva ingoiato Geppetto. In realtà è un trucco, e Pinocchio finisce per fare a botte con i compagni che vogliono convincerlo a diventare un ragazzaccio come loro. Durante la lotta, un grosso libro di Pinocchio, tiratogli da un compagno, finisce per sbaglio in testa ad Eugenio, un altro compagno di classe di Pinocchio, che sviene. Tutti scappano tranne Pinocchio che cerca di soccorrerlo; due carabinieri, capitati per caso, lo arrestano credendo che sia il colpevole, ma Pinocchio riesce a fuggire.

Non potendolo raggiungere, i carabinieri gli lanciano contro un cane mastino, Alidoro, che però rischia di annegare nel mare dove Pinocchio si è rifugiato. Alla richiesta di aiuto di Alidoro, Pinocchio lo salva, in cambio della libertà. Alidoro, riconoscente, promette di ricambiare il favore alla prossima occasione. Seguitando a nuotare per sfuggire ai carabinieri, Pinocchio viene preso dalla rete di un pescatore dal corpo tutto verde: prendendolo per un nuovo tipo di pesce, il pescatore verde lo infarina e sta per friggerlo, quando il cane Alidoro, attratto dall’odore della frittura, arriva, lo riconosce e riesce a fuggire con il burattino in bocca, ricambiando così il salvataggio precedente. Pinocchio, rimasto senza vestiti, si fa rivestire con un sacco da un vecchietto in una capanna poco distante, e apprende da questi che Eugenio si era riavuto dallo svenimento.

Pinocchio a fumetti disegnato dal sardo Giovanni Manca (editore Gino Sansoni, 1967)

Pinocchio a fumetti disegnato dal sardo Giovanni Manca (editore Gino Sansoni, 1967)

Rinfrancato, torna a casa della Fata arrivando di notte, sotto una pioggia scrosciante. Una Lumaca, cameriera della Fata, gli viene ad aprire la porta, ma la sua lentezza esasperante lo induce per stizza a dare un calcio alla porta, rimanendovi incastrato con il piede. Dopo molte ore la Lumaca arriva finalmente ad aprirgli: non potendolo liberare da quella scomoda posizione, gli offre la colazione, composta però da cibi di gesso e di cartone: è la crudele lezione della Fata, e il burattino sviene. Dopo questa lezione Pinocchio si comporta bene per il resto dell’anno: è il più bravo della scuola e viene promosso a pieni voti. La Fata, contenta, gli rivela che il giorno seguente sarebbe stato trasformato in un ragazzo in carne ed ossa: al colmo della felicità Pinocchio invita tutti i suoi compagni ad una grande colazione per festeggiare l’avvenimento.

Gli Albi della Rosa n. 13 (di 1430), 1954, Mondadori

Gli Albi della Rosa n. 13 (di 1430), 1954, Mondadori

Pinocchio cerca anche il suo più caro amico, Romeo detto “Lucignolo” per invitarlo alla festa; dopo averlo cercato a lungo, lo trova sotto un portico di una casa di campagna: sta aspettando un carro che lo porterà al Paese dei balocchi, un paese dove non esistono scuole e dove gli abitanti si divertono dal mattino alla sera. Pinocchio aspetta con Lucignolo la mezzanotte per salutare la sua partenza, ma all’arrivo del carro guidato da un omino grassottello, si fa convincere e parte con loro. All’arrivo nel Paese dei balocchi i due amici si divertono pazzamente e diventano amici di tutti.

Dopo cinque mesi di questa vita dorata, un giorno Pinocchio si sveglia e scopre che le sue orecchie sono diventate come quelle di un somaro. Una Marmottina vicina di casa accorsa alle sue grida disperate gli pronostica una “febbre da somaro”: nel tempo di due o tre ore Pinocchio si sarebbe completamente trasformato in un somaro; questa malattia, spiega la Marmottina, colpisce i ragazzi che passano troppo tempo a divertirsi, invece che studiare; Pinocchio corre a cercare Lucignolo, e quando lo trova scopre che anche a lui sono cresciute le orecchie da somaro; dopo un inatteso divertimento reciproco i due si accorgono con raccapriccio che stanno rapidamente trasformandosi in somari. Appena completata la trasformazione l’Omino del carro li conduce alla piazza del mercato per venderli: L’Omino, infatti, era diventato milionario raccogliendo i ragazzi svogliati per il mondo e conducendoli al Paese dei balocchi, dove diventavano in poco tempo dei veri somari e li poteva vendere al mercato.

Pinocchio viene comprato dal Direttore di un circo, e dopo tre mesi di duri esercizi, tra frustate e cibandosi di paglia, fa il suo debutto nello spettacolo, danzando e saltando nel cerchio. durante lo spettacolo Pinocchio intravede tra il pubblico la Fata, che porta al collo un medaglione con il suo ritratto e che poco dopo scompare. Distratto da questa visione, nel saltare un cerchio Pinocchio cade malamente e rimane azzoppato. A questo punto il Direttore non può fare altro che venderlo al mercato, dove viene acquistato da un uomo per ricavare un tamburo dalla sua la pelle; il compratore gli lega un sasso al collo e lo getta nel mare da uno scoglio per affogarlo. Quando lo ritira a galla, scopre con grande stupore che il somaro è diventato un burattino di legno; Pinocchio spiega all’allibito compratore che un branco di pesci, mandato dalla Fata, aveva mangiato il corpo di somaro che lo rivestiva, restituendolo alla primitiva forma di burattino. Il compratore vorrebbe rivenderlo come legna da ardere per rifarsi della spesa, ma Pinocchio, con un salto, si rifugia in mare.

Pinocchio visto dal cartoonist argentino Guillermo Mordillo

Pinocchio visto dal cartoonist argentino Guillermo Mordillo

Nuotando nel mare Pinocchio vede su uno scoglio bianco una caprettina azzurra, lo stesso colore dei capelli della Fata; mentre sta nuotando per raggiungerla, però, un mostro marino si avventa su di lui per inghiottirlo: è il Pesce-cane di cui si parlava nell’isola delle Api industriose; nonostante l’incitamento della caprettina il Pesce-cane riesce ad ingoiarlo. Nell’interno buio del Pesce-cane, Pinocchio incontra un Tonno filosofo, che aspetta di essere digerito e che invita il burattino a rassegnarsi anche lui al proprio destino. Ma Pinocchio intravede una luce lontana, e avvicinandosi, con grande gioia ritrova suo padre Geppetto, inghiottito dal Pesce-cane mentre attraversava l’oceano nella barchetta due anni prima. Geppetto è riuscito a sopravvivere fino a quel momento grazie ad un bastimento mercantile carico di ogni genere di conforto ingoiato dal Pesce-cane insieme a lui. Le scorte di viveri stanno però per finire, e Pinocchio ha un’idea per fuggire: approfittando dell’asma del Pesce-cane, che lo costringe a dormire a bocca aperta di notte, raggiungere piano piano la bocca, scavalcare i tre filari di denti e svignarsela. Dopo un primo tentativo non riuscito, i due riescono finalmente ad abbandonare la bocca del Pesce-cane e fuggire a nuoto.

Pinocchio, nuotando con Geppetto a cavalcioni sulle spalle (i due anni di permanenza nel ventre del Pesce-cane lo hanno fortemente indebolito), sta per essere sopraffatto dalla stanchezza, quando il Tonno, che era fuggito dal Pesce-cane imitando il loro esempio, arriva in soccorso della coppia e li trasporta sulla sua groppa fino a raggiungere la riva.

Giunti a terra e salutato il Tonno, Pinocchio e Geppetto incontrano il Gatto e la Volpe, invecchiati e ridotti allo stremo delle forze, che chiedono la carità: si fa beffe di loro. Dopo poco tempo i due trovano una capanna di paglia e bussano alla porta: una vocina li invita ad entrare: è il Grillo-parlante, che afferma di aver avuto in dono la capanna da una capretta dalla lana turchina. Pinocchio e Geppetto si sistemano nella capanna del grillo, e il burattino va in cerca di un po’ di latte per Geppetto; il Grillo lo indirizza da un ortolano vicino. L’ortolano Giangio propone un lavoro al burattino: tirare su da una cisterna 100 secchi d’acqua per annaffiare le piante: in cambio gli darà un bicchiere di latte. Pinocchio accetta, e quando l’ortolano lo porta a vedere il suo ciuchino, ormai in fin di vita, che fino ad allora aveva svolto quel lavoro, il burattino si accorge che il ciuchino è il suo amico Lucignolo, che muore in quel momento.

Per cinque mesi Pinocchio, con il lavoro dall’ortolano e procurandosi qualche lavoretto per arrotondare, riesce a mantenere decorosamente se stesso e Geppetto, esercitandosi nel contempo allo studio. Un giorno, mentre sta andando a comprare dei vestiti, incontra la Lumaca, cameriera della Fata. La Lumaca lo informa che la sua padrona giace in un letto d’ospedale, povera e malata: Pinocchio le offre generosamente tutti i suoi quaranta soldi di rame e promette alla Lumaca di lavorare ancor più duramente per aiutare la Fata. Quella stessa notte la Fata gli appare in sogno, bella e sorridente, e gli dice che per il suo buon cuore dimostrato assistendo suo padre Geppetto, lo perdona per tutte le monellerie che ha combinato.

Pinocchio di Benito Jacovitti (editore Avi, 1964)

Pinocchio di Benito Jacovitti (editore Avi, 1964)

Al risveglio Pinocchio si accorge di essersi trasformato in un ragazzo in carne e ossa; la capanna è diventata una bella casetta, i suoi vecchi vestiti si sono trasformati in nuovi e in tasca si trova un portamonete d’avorio con un biglietto: la Fata gli restituisce i quaranta soldi e lo ringrazia per il suo buon cuore. Ma i soldi sono diventati quaranta zecchini d’oro. Anche Geppetto si è trasformato: è ritornato l’arzillo vecchietto di prima e sta lavorando una cornice, riprendendo il vecchio mestiere di intagliatore in legno. Sorridendo, gli indica un burattino appoggiato su una sedia: è il vecchio involucro di Pinocchio, che si rivede come una buffa marionetta, e contento di essere diventato un ragazzino perbene.

Pinocchio in un quadro di Vittorio Giardino

Pinocchio in un quadro di Vittorio Giardino

Valore pedagogico del romanzo

Va detto che la letteratura per ragazzi dell’Ottocento cominciava a riservare un sensibile riguardo verso opere talvolta tristi e crudeli, come ad esempio quelle del Dickens, che scaraventavano sul giovane lettore le amare emozioni suscitate dalla vita di un bambino nella rivoluzione industriale, quasi che il supporto pedagogico della novellistica dovesse irrinunciabilmente muovere da un “fiat” di pronta disillusione.

In ciò, che era ormai consuetudine, non è dunque strano incontrare crudeltà e cattiveria (poi alleviate nel succedersi delle versioni) anche nell’opera del Collodi che, a rileggerla scevri di addolcimenti della memoria infantile, potrebbe oggi non risembrarci tanto allegra. E del resto, su altri filoni letterari di primaria diffusione, erano i tempi in cui il verismo verghiano nervosamente andava a rimestare il peggio dell’esistenza popolana.

Di fatto, quasi nessuno scrittore componeva davvero (sentitamente) per il pubblico infantile, ma piuttosto scriveva quanto l’idealità pedagogica abbracciata gli suggeriva. Comunque, va ribadito che l’iniziale creazione collodiana era attendibilmente rivolta ad un pubblico adulto, come del resto la storia personale dell’autore aiuta ad ipotizzare.

Molti commentatori effettivamente convengono che Pinocchio, piuttosto che una favola per ragazzi, sia in effetti un’allegoria della società moderna, uno sguardo impietoso sui contrasti tra rispettabilità e libero istinto, in un periodo (fine Ottocento) di grande severità nell’attenzione al formale.

Fra satira e paradossi

Max Bunker ha realizzato due volte una sua visione del personaggio di Collodi. Nel 1977, scrive Pinocchio Super Robot (disegni Giampaolo Chies, autore scomparso che disegnò Virus Psik sulla rivista Eureka) e la seconda nel 1996 in Alan Ford Special (disegni Dario Perucca, ripubblicato nel 2002 nella collana Spin-Off), che vede Bob Rock nei panni del burattino

Max Bunker ha realizzato due volte una sua visione del personaggio di Collodi. Nel 1977, scrive Pinocchio Super Robot (disegni Giampaolo Chies, autore scomparso che disegnò Virus Psik sulla rivista Eureka) e la seconda nel 1996 in Alan Ford Special (disegni Dario Perucca, ripubblicato nel 2002 nella collana Spin-Off), che vede Bob Rock nei panni del burattino

Al di là dell’apparente ottimismo pedagogico, il romanzo è in realtà tristemente ironico, a volte addirittura satirico, proprio con riferimento a quella pedagogia formale e, più in generale, contro alcune contraddizioni ed inadeguatezze dell’educazione, delle maniere e dell’istruzione Ottocentesche.
L’utilizzo di irrealtà nella costruzione della narrazione, non fa poi che mostrare da un lato l’abilità dialettica dell’autore, e dall’altro enfatizza con il paradosso dell’artificialità vigorosi attacchi inespressi a talune componenti della società.

Totò nella mitica imitazione teatrale di Pinocchio

Totò nella mitica imitazione teatrale di Pinocchio

La presenza, ad esempio, formalmente ineccepibile delle “api industriose”, che compiono zelantemente ed impersonalmente il loro compito sociale, così come il giudice, sottilmente ed impercettibilmente va a tramutarsi dopo poco in una sensazione di certo disagio verso quel mondo ordinato e deterministico, suggestione emotiva che appunto richiama Charles Dickens, ma che evoca anche taluni echi della politica stradaiola dalla quale l’autore non era rimasto incontaminato.

Non tutti condividono l’interpretazione che ne deduce inclinazioni verso il picaresco, certamente l’angolo di osservazione della storia è, conformemente al tempo di edizione, popolaresco.

Pinocchio

Pinocchio viene definito da Collodi come “burattino”; in realtà, è una marionetta (è ipoteticamente mosso da fili). Viene chiamato burattino da Collodi non per ignoranza del fatto che sia una marionetta, bensì perché egli si rifà a Burattino, una delle identità che lo Zanni della Commedia dell’Arte assunse attorno al XVII secolo. Burattino era colui che abburattava (setacciava) la farina e, per eseguire il suo lavoro, si muoveva con gesti scomposti e spezzati. Allo stesso modo si muoveva un burattino (lo Zanni). È proprio a questa figura che Collodi si rifà nel chiamare la sua marionetta burattino.

Il nome “Pinocchio” non è una pura invenzione dello scrittore toscano. Egli infatti s’ispirò alla “Fonte di Pinocchio” situata a Colle di Val d’Elsa, dove il Lorenzini aveva studiato.

Lo stile

Anche da un punto di vista stilistico, il racconto si presenta in una forma innovativa, moderna e fresca, spianando la strada a molti altri autori e scrittori del secolo successivo. Ad esempio, l’italiano utilizzato nel testo è popolarizzato, con frequente ricorso ai fiorentinismi, quali: “non ne ho punto voglia”, “grullerello”, “costì”, “gli è”, “il mi’ caro”, “il tu’ babbo”, “colla” (con la), ed ai motti proverbiali.

Lo stile è segmentato, viene usata la punteggiatura e il linguaggio usato è colloquiale.

Immagini proverbiali

Molti concetti e situazioni espressi nel libro, di ritorno, sono divenuti proverbiali, o comunque luoghi comuni frequentemente usati non solo in Italia. Ad esempio:
il naso lungo, comunemente attribuito a quanti dicono le bugie.Come dice la fata, “Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo”.
Il Paese dei Balocchi, per indicare un paese di Cuccagna che in realtà nasconde ben altro.
Il detto “Ridere a crepa pelle” anche esso nato dopo l’uscita delle Avventure di Pinocchio, in riferimento all’episodio dalla morte del serpente gigante a cui esce il fumo dalla coda, scoppiato dal ridere nel vedere Pinocchio sporco di fango dalla testa ai piedi dopo una caduta in una pozzanghera.

Allo stesso modo, molti dei personaggi sono divenuti per antonomasia modelli umani tipici, ancora oggi citati frequentemente nel linguaggio comune, come ad esempio:
“un mangiafuoco” per indicare un tipo burbero e irascibile,
“il gatto e la volpe” per indicare una coppia di amici poco affidabili,
“lucignolo” il modello di ragazzo ribelle e scapestrato,
“grillo parlante” per indicare chi si prodiga a dare consigli rimanendo inascoltato o, peggio, considerato un seccatore,
per non parlare poi dello stesso Pinocchio, divenuto ormai sinonimo di “bugiardo”.

Come fu accolto il libro

L’accoglienza riservata all’opera non fu immediatamente cordiale: l’allora imperante perbenismo, rappresentato dalla

Copertina del catalogo Arsenale per la mostra "Pinocchio, Un naso lungo il giro del mondo", a cura di Piero Zanotto, 1998
Copertina del catalogo Arsenale per la mostra “Pinocchio, Un naso lungo il giro del mondo”, a cura di Piero Zanotto, 1998

moderata critica letteraria allora avvezza a testi più borghesi, ne sconsigliò, addirittura, la lettura ai ragazzi “di buona famiglia” (per i quali, taluno soggiunse, poteva trattarsi di una perniciosa potenziale fonte d’ispirazione).

Su tutt’altro versante, le istituzioni rabbrividirono nel vedere, per la prima volta, dei carabinieri coinvolti in un’opera di fantasia, e reagirono ricercando eventuali motivazioni per il sequestro del libro, scoprendo però che non ve ne era alcuna.

Come evidente, il libro incontrò invece un successo popolare di difficile paragone

Pinocchiate

A partire dal grande successo del libro di Collodi si sviluppò anche una letteratura parallela di storie scritte da altri autori e che avevano per protagonista Pinocchio. Tale fenomeno prende il nome di Pinocchiate. In tali storie Pinocchio fa i mestieri più disparati, va nei posti più esotici, ha parenti e figli, e fonda persino una repubblica.

Il caso Tolstoj

Nel 1936 Aleksej Nikolaevič Tolstoj scrisse una versione alternativa della storia in russo, intitolata La piccola chiave d’oro o Le avventure di Burattino. La storia parte in modo molto simile a quella di Pinocchio ma dopo l’incontro con i burattini di Barabas (Mangiafuoco) la trama diverge completamente. Questo libro è stato tradotto in italiano con il titolo Il compagno Pinocchio. Da quest’opera è stato tratto anche un film di animazione: Pinocchio (Zolotoy klyuchik, 1939), regia di Aleksandr Ptushko.

Illustratori per Pinocchio

Sopra, in ordine, Pinocho, Madrid, (1929) ed edizioni di Pinocchio illustrate da Carlo Bisi (editore Pagani, 1945); Arfelli (editore Pagani, 1949); Carlo Chiostri (editore Bemporad, 1903); Centro didattico di Padova (1942); Le Aventures de Pinokio di Piero Bernardini (editore Albin Michel, 1934); Benito Jacovitti (editore La Scuola, 1953) e due edizioni del Pinocchio di Attilio Mussino (editore Franceschini, 1953)

Sopra, in ordine, Pinocho, Madrid, (1929) ed edizioni di Pinocchio illustrate da Carlo Bisi (editore Pagani, 1945); Arfelli (editore Pagani, 1949); Carlo Chiostri (editore Bemporad, 1903); Centro didattico di Padova (1942); Le Aventures de Pinokio di Piero Bernardini (editore Albin Michel, 1934); Benito Jacovitti (editore La Scuola, 1953) e due edizioni del Pinocchio di Attilio Mussino (editore Franceschini, 1953) Come spesso accade per i libri dedicati ai bambini, le illustrazioni giocano un ruolo chiave. E moltissimi sono gli artisti che si sono cimentati con le tavole di Pinocchio, spesso dovendo fare i conti con le illustrazioni storiche di Mazzanti, Chiostri e Mussino. Enrico Mazzanti (prima edizione a stampa, 1883) Carlo Chiostri (edizione del 1901) Attilio Mussino (edizione del 1911) Henri Comparini (edizione del 1922) Corrado Sarri (edizione del 1923) Luigi e Maria Augusta Cavalieri (edizione del 1924) Giove Toppi (edizione del 1924) Americo Grieco (edizione del 1924) Piero Bernardini (edizione del 1924) Alberto Bianchi (edizione del 1926) Fiorenzo Faorzi (edizione del 1934) Giacinto Galbiati (edizione del 1940) Giovanni Manca (edizione del 1941) Vittorio Accornero (edizione del 1942) Giovanni Battista Gallizzi (edizione del 1942) Giuseppe Porcheddu (edizione del 1942) Gaetano Vitelli (edizione del 1943) Jonni (edizione del 1943) Amorelli (edizione del 1943) Nils Martellucci (edizione del 1943) Roberto Lemmi (edizione del 1944) Nico Rosso (edizione del 1944) Vsevolod Nicouline (edizione del 1944) Giovanni Mosca (edizione del 1944) Rino Albertarelli (edizione del 1944) Antonio Zetto (edizione del 1944) Fiorenzo Faorzi (edizione del 1944) Carlo Bisi (edizione del 1945) Benito Jacovitti (edizione del 1945) Marino Guarguaglini (edizione del 1945) Gianbattista Conti (edizione del 1945) Nicola Lupaiuolo (edizione del 1945) Ferdinando Corbella (edizione del 1945) Gastone Rossini (edizione del 1947) Leonardo Mattioli (edizione del 1955) Pinocchio e i fumetti Due edizioni di Pinocchio in formato striscia, il n. 3 de I Piccolissimi Albi Nerbini, 1947, e il n. 33 degli Albi Tascabili di Topolino, 1949 Il personaggio ha avuto anche varie e innumerevoli versioni a fumetti: Jacovitti ha realizzato ben tre versioni della storia, in periodi (e stili) diversi. La prima versione è rappresentata dalle illustrazioni del 1945. Una versione di Pinocchio, secondo il modello delle tavole del Corriere dei Piccoli, venne pubblicata dalla De Agostini di Novara nel 1948 con le illustrazioni di Sto, l'autore del Signor Bonaventura, e i versi di Grisostomo, uno pseudonimo sotto cui si celava l'illustre bibliografo Marino Parenti. Una riduzione a fumetti del popolare personaggio - ambientata nella surreale scenografia del golfo ligure del Tigullio (Rapallo) - è stata fatta negli anni ottanta dal cartoonist Luciano Bottaro. Esistono inoltre versioni particolari in cui la storia è adattata liberamente: "Pinocchio Super-Robot" di Max Bunker e Giampaolo Chies (1981, Editoriale Corno), versione fantascientifica in bianco e nero. In questa storia Pinocchio è un piccolo robot che viene innocentemente coinvolto in traffici illegali e altre losche vicende. "Pinocchio - La storia di un bambino" di Ausonia (2007, Pavesio). In questa versione di Pinocchio, la storia originale di Collodi viene letta al contrario per ribaltarne il contenuto morale: "Pinocchio" è un fantoccio di carne realizzato da un macellaio che vive in un mondo di marionette. Pinocchio e il cinema Una recente edizione di Francesco Ciampi alias Ausonia (editore Pavesio, 2006)

Molti autori si sono ispirati al personaggio frutto della fantasia di Collodi in diverse forme d’arte: numerosissime sono state in tutto il mondo le versioni teatrali dell’opera, ma anche nel cinema sono stati prodotti molti lungometraggi ispirati alla storia del famoso burattino.

Oltre alla celebre versione in cartoni animati prodotta dalla Walt Disney Co. nel 1940 (oggi inclusa nell’elenco delle opere filmiche da preservare), è stata particolarmente fortunata e di successo la trasposizione cinematografica di Luigi Comencini del 1971, trasmessa a puntate sul principale canale televisivo italiano della RAI. Meno fortunata è stata invece la trasposizione cinematografica del 2002 diretta da Roberto Benigni (che ha anche interpretato il protagonista principale), rivelatosi un flop al botteghino e negativamente recensito dalla gran parte della critica.

Due edizioni di Pinocchio in formato striscia, il n. 3 de I Piccolissimi Albi Nerbini, 1947, e il n. 33 degli Albi Tascabili di Topolino, 1949

Due edizioni di Pinocchio in formato striscia, il n. 3 de I Piccolissimi Albi Nerbini, 1947, e il n. 33 degli Albi Tascabili di Topolino, 1949

Elenco di lungometraggi
Pinocchio (1911), regia di Giulio Antamoro
Le avventure di Pinocchio (1936), regia di Umberto Spano e Raoul Verdini
Pinocchio (1940), regia di Hamilton Luske e Ben Sharpsteen, film d’animazione della Disney
Le avventure di Pinocchio (1947), regia di Gianetto Guardone
Un burattino di nome Pinocchio (1972), regia di Giuliano Cenci (film d’animazione)
Le avventure di Pinocchio (1972), sceneggiato televisivo, regia di Luigi Comencini e musiche di Fiorenzo Carpi
Bambino Pinocchio (Pikorîo no bôken, 1976), regia di Shigeo Koshi e Hiroshi Saitô (animazione)
Pinocchio (1993), regia di Roger Scott Olsen, film d’animazione della Golden Films
Le straordinarie avventure di Pinocchio (The Adventures of Pinocchio, 1999) di Steve Barron, con Martin Landau
Pinocchio (1999)
Pinocchio (2002), regia di Roberto Benigni e musiche di Nicola Piovani
Pinocchio (2002), sceneggiatura di Gabriella Botti, regia di Michele Restaino
Pinocchio 3000 (2004), regia di Daniel Robichaud (film d’animazione in computer grafica). Conosciuto anche come P3K. Versione fantascientifica della storia.

Esistono anche due serie animate televisive:
una è la serie animata della Tatsunoko Production: “Le nuove avventure di Pinocchio” (Kashi no Ki Mokku) del 1972 diretta da Ippei Kuri. Si tratta di una versione molto rivisitata del romanzo di Collodi pur mantenendo i toni drammatici presenti nell’opera originale;

la seconda (coproduzione tedesco-giapponese) è Inoltre Alessandro D’Alatri sta preparando per la RAI la versione fiction di Pinocchio, tra gli interpreti vi sarà Luciana Littizzetto nei panni del Grillo parlante, mentre Andrea Gervasi

> La locandina del film di Walt Disney, 1940, e una delle relative versioni stampate

La locandina del film di Walt Disney, 1940, e una delle relative versioni stampate

sta girando per l’associazione culturale Circolo Kubrick una rivisitazione comica della storia, un lungometraggio intitolato “Il gatto e la volpe” con protagonista l’esordiente Daniele Angeli e la partecipazione straordinaria dell’attore Daniele Cecchini (il film ha il patrocinio della Mediateca Regionale Toscana – Film Commission).

Influenze
Astro Boy, fumetto e serie a cartoni animati di Osamu Tezuka (con i successivi rifacimenti).
OcchioPinocchio (1994), regia di Francesco Nuti: rilettura ardita (e non molto adatta ai bambini) del capolavoro di Collodi.
A.I. – Intelligenza Artificiale (2001), regia di Steven Spielberg: Pinocchio e soprattutto la Fata Turchina vengono citati frequentemente nella seconda parte del film.

Musica

Sono vari i musicisti che nel tempo si sono ispirati alle avventure di Pinocchio per comporre le proprie canzoni. Talvolta dedicando al burattino veri e propri tributi (com’è ad esempio il caso della classica canzone di Johnny Dorelli dei primi anni sessanta), e talvolta prendendo la storia di Pinocchio a pretesto per parlare di altro, e quindi usandola come metafora (com’è ad esempio il caso di Edoardo Bennato).
Sempre in ambito musicale si possono trovare anche altri generi di citazioni: Chris Fehn, uno dei percussionisti del gruppo rock Slipknot, usa una maschera il cui volto ricorda quello di Pinocchio (il naso della maschera misura ben 19 cm).

Versione russa del Pinocchio italiano di Bianconi (2007)

Versione russa del Pinocchio italiano di Bianconi (2007)

Concept album e opere musicali
Burattino senza fili, album di Edoardo Bennato del 1977.
Occhio Pinocchio, album di Heather Parisi del 1993.
Pinocchio, album dei Pooh scritto per un musical, 2002.
Pinocchio, ahi mi hai fatto male!, spettacolo teatrale con brani originali del cantautore italiano Leonardo Vecchi interamente ispirato alla stesura originale (1881) della storia di Pinocchio, che si concludeva al XV capitolo, con l’impiccagione del burattino.

Brani singoli
Lettera a Pinocchio, brano del 1961 di Johnny Dorelli .
La ballata di Pinocchio, brano dell’album I mali del secolo (1972) di Adriano Celentano.
Franz è il mio nome, brano dell’album La torre di Babele (1976) di Edoardo Bennato.
Il paese dei balocchi, brano dell’album omonimo (1992) di Edoardo Bennato dove tuttavia, a dispetto del titolo del disco, rimane l’unica canzone a fare riferimento al mondo di Pinocchio.
Burattino senza fichi, brano dell’album Eat the Phikis (1996) di Elio e le Storie Tese.
Nel Paese dei Balordi, brano dell’album Verità supposte (2003) del cantante rap italiano Caparezza.

Saggistica

Allegoria di Pinocchio, R. Dughetti
Il libro di Collodi ha ispirato il libro-saggio Pinocchio. Un libro parallelo di Giorgio Manganelli, una riscrittura esoterica della storia.

Luoghi, monumenti e opere dedicati al personaggio
Al celebre burattino è stato dedicato un parco divertimenti (Parco di Pinocchio) a Collodi (Pescia).
Ad Ancona, località Pinocchio, venne eretta una statua di Pinocchio, opera dello scultore Vittorio Morelli.
In Corso Indipendenza a Milano, si trova la “Fontana a Pinocchio” opera dello scultore Attilio Fagioli.
Altro Pinocchio, questo in ceramica policroma, è opera del ceramista Leoncillo Leonardi.
Nel 1988 l’artista austriaco Gottfried Helnwein realizza il dipinto “Der Tod des Pinocchio” (La morte di Pinocchio).
L’asteroide 12927 è dedicato a Pinocchio.

Note e riferimenti bibliografici
^ In realtà Pinocchio è una marionetta, ma Collodi adopera i termini “burattino” e “marionetta” con una certa libertà.
^ Roberto Maini e Marta Zangheri (a cura di). Pinocchio e pinocchiate nelle edizioni fiorentine della Marucelliana: catalogo della mostra I volti di Pinocchio. Firenze, Aida, 2000. ISBN 88-8329-009-7.
^ Rodolfo Baggioni. Pinocchio, cent’anni di avventure illustrate – Bibliografia 1881/83 . Firenze, Giunti-Marzocco, 1983.

Pinocchio di Colantuoni, Motta, Dossi, Sangalli (editore Bianconi, anni Settanta)

Pinocchio di Colantuoni, Motta, Dossi, Sangalli (editore Bianconi, anni Settanta)

^ IMDb Pinocchio Box office revenue
^ The Worst of the Worst Pictures. Rotten Tomatoes. URL consultato il 2008-03-08.
^ Giorgio Manganelli. Pinocchio: un libro parallelo. Torino, Einaudi, 1977.

Pinocchio erotico in una illustrazione di Milo Manara

Pinocchio erotico in una illustrazione di Milo Manara

Pinocchio Story di Giuseppe Dellisanti (edizioni Euroamericane, 1974/1976) e Fiabe Proibite (Edifumetto, 1973)

Pinocchio Story di Giuseppe Dellisanti (edizioni Euroamericane, 1974/1976) e Fiabe Proibite (Edifumetto, 1973)

Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni da Le avventure di Pinocchio
Wikisource contiene il testo completo di Le avventure di Pinocchio
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Le avventure di Pinocchio

Collegamenti esterni
Il parco di Pinocchio – Collodi
Il sito del film di Comencini con Nino Manfredi, Gina Lollobrigida e Andrea Balestri
Il testo del romanzo, su LiberLiber
Audiobook – Lettura integrale MP3 Creative Commons – a cura di Liber Liber, progetto Libro parlato. Voce di Silvia Cecchini
Pinocchiate: Tavole illustrate in inglese
Lavori su Pinocchio fatti da una scuola elementare
La raccolta della Scuola Hilard di Laval da Joseph Cabioch – in francese
Concordanze e frequenze lessicali dell’opera
L’opera integrale in versione audiobook
Articoli di Mario Verger su “Un burattino di nome Pinocchio” di Giuliano Cenci, con prefazione del premio Oscar Carlo Rambaldi
I volti di Pinocchio, iniziativa della Biblioteca Marucelliana di Firenze

Una recente edizione di Francesco Ciampi alias Ausonia (editore Pavesio, 2006)
9 commenti leave one →
  1. 7 aprile 2010 10:16 AM

    Non avete citato il caso clamoroso del ritrovamento nel 1997 di alcuni fogli manoscritti attribuibili a Collodi dai quale traspare il seguito del racconto. Da quei fogli è stato tratto un libro “L’altro Pinocchio”, vincitore nel 2000 del 1° premio letteratura per ragazzi. Nel 2009 è nato il musical con lo stesso titolo, sicuramente in assoluto il primo ‘ sequel’ musicale delle “Avventure di Pinocchio”, già noto negli Usa, ma in Italia, a quanto pare, ancora no.

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