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I Mostri


« Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro con volto d’uomo? O sarà come me? »
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Frankenstein

Un mostro è –

in senso molto ampio – un essere vivente a cui sono attribuite una o più caratteristiche straordinarie, per le quali si discosta enormemente rispetto ad altri considerati nella norma, “ordinari”. Il termine mostro ha in genere una connotazione negativa.

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Hulk il "mostro" della Marvel Comics

La parola stessa (dal latino monstrum, da monere) significa “portento”, “prodigio”, e può assumere sfumature ambivalenti.

Se inteso in senso positivo, o perlomeno ambiguo, il mostro è accostabile ai mirabilia, ai freak e ai cosiddetti “fenomeni da baraccone”; se inteso invece in senso negativo, si carica – secondo il contesto – di una valenza fisica o morale. “Mostro”, dunque, può essere definito sia chi presenta deformità anatomiche sia chi si comporta in un modo disumano; le due caratteristiche possono inoltre coesistere o essere anzi strettamente legate, secondo il modello greco contrapposto al καλός καί ἀγαθός (“bello e buono”)
Da tale legame, tra l’altro, deriva il significato dato dalla cronaca nera, che per “mostro” intende un criminale i cui delitti, spesso a sfondo sessuale o inerenti a pratiche che violino radicati tabù come la pedofilia o il cannibalismo, sono particolarmente efferati (il “Mostro di Firenze“, il “Mostro di Rostov“, il “Mostro di Milwaukee” ed il “Mostro di Marcinelle“).

Un’accezione particolare è infine quella di “mostro” come “prodigio”, “persona particolarmente dotata”, con riferimento di solito a un dato settore o a una certa attività. A volte, in questo significato è presente anche un vago sentimento di timore quasi reverenziale nei confronti di chi è definito, ad esempio, un “mostro di bravura”. Tale sfumatura è presente già in Petrarca, con riferimento alla figura femminile angelicata: “O de le donne altero e raro mostro”.

A parte va poi considerata l’espressione “mostro sacro”, riferita a una persona, un animale o un oggetto tenuti in tale considerazione da non poter essere criticati o attaccati, sino a diventare – talvolta – un tabù

Classificazione dei mostri

Abnormità e deformità

Di là dall’interpretazione positiva o negahttps://i1.wp.com/i36.tinypic.com/2mdhqo4.jpgtiva che del mostro hanno dato vari popoli e scrittori (cfr. il paragrafo Mostri celebri), la natura di tale essere vivente può essere classificata in base a tre parametri principali, da cui derivano tre tipi differenti di mostro.

Il primo parametro riguarda la presenza di caratteristiche comuni ad altri esseri viventi, ma riscontrate nel mostro in modo smisurato, vale a dire “abnorme” e/o “deforme”. Il secondo parametro riguarda la compresenza (ibrido) di caratteristiche che, in condizioni ritenute normali, dovrebbero appartenere ad esseri viventi diversi. Il terzo parametro riguarda infine caratteristiche che, andando contro le leggi naturali e della fisica, dovrebbero essere assenti in qualunque essere vivente e sono invece presenti nel mostro in questione.
Tutti i tre i parametri citati possono inoltre combinarsi in vari modi.

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Ulteriori classificazioni dei mostri sono possibili prendendo in esame altre importanti variabili. Tra queste, le tre principali riguardano il fatto che il mostro appartenga ad una specie in grado di riprodursi (i centauri) o sia invece un unicum (la Chimera), che sia nato da un parto della natura (i Titani) o per un esperimento umano (la “Creatura di Frankenstein“, il Golem), o infine che sia percepito come un essere malefico o benefico (sfumature intermedie comprese).

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Gli Elfi

Abnormità e deformitàI mostri appartenenti a questo tipo presentano caratteristiche abnormi e deformi rispetto agli esseri viventi ritenuti “normali”. Un tipico esempio sono le dimensioni eccessivamente piccole o grandi, come avviene nei nani e nei giganti (entrambi ascrivibili alla sfera umana), e negli animali cresciuti a dismisura. A tale tipo appartengono, dunque, tanto i Lillipuziani, gli gnomi e i folletti, quanto gli orchi, King Kong, Godzilla e le formiche giganti di Assalto alla Terra

L’abnormità, inoltre, riguarda spesso il numero di organi, in difetto o in eccesso, posseduti dal mostro: un solo occhio (il ciclope), cento braccia (i Centimani), tre teste (Cerbero), con varianti pressoché infinite che includono l’assenza stessa di uno o più organi (basti pensare allo “spaventapasseri senza cervello” e all'”uomo di latta senza cuore” del Mago di Oz).

Oltre alla quantità, l’aspetto del mostro può apparire abnorme anche nella qualità. In questo caso si parla più propriamente di “deformità”, spesso associata al concetto di bruttezza: ad esempio l’essere zoppo (Efesto), gobbo (il Gobbo di Notre Dame e il parodico Igor in Frankenstein Junior) o sfigurato (il Fantasma dell’Opera, Joker, Darkman)http://imagecache2.allposters.com/images/pic/ATA/26178DC~The-Joker-Posters.jpg

L’incapacità di svolgere normali e semplici attività – secondo la diversa tradizione e sensibiltà di vari popoli – può a sua volta rientrare in questo tipo, a cui apparterrebbero quindi gli esseri viventi nati sordi o ciechi. Emblematico, in tal senso, è il racconto Il paese dei ciechi di Herbert G. Wells, dove i non vedenti si ritengono una razza superiore rispetto a chi è dotato della vista, tanto da considerarlo un mostro che, per poter sposare una di loro, dovrà privarsi degli abnormi organi chiamati “occhi”.

Un caso particolare è infine costituito dai mostri che presentano parti del proprio corpo di un materiale diverso da quello comune, spesso di origine inorganica. È il caso dell'”uomo di bronzo” Talos, forgiato dal dio-fabbro Efesto. Si tratta, in ogni caso, di una tipologia particolarmente attestata in modo trasversale nelle varie epoche, da quella antica alla modernità. Tuttavia, dopo l’avvento di robotica, cibernetica e bionica, alcuni mostri moderni sono da considerarsi piuttosto degli ibridi e appartenenti dunque al II tipo.

l’ibridohttps://i2.wp.com/vmarvelfriends.altervista.org/imm/licantropusbig.jpg

I mostri appartenenti a questo tipo presentano caratteristiche proprie di differenti specie viventi – umana, animali e vegetali – variamente combinate. Tutte le combinazioni sono possibili e attestate (in mitologia, antropologia, letteratura, arte, fumetti e cinema), ma non altrettanto feconde.

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Dragon Man by jack Kirby

La più comune è la commistione di elementi umani e animali, come nel minotauro, il centauro, l’arpia, la sirena, il fauno, il lupo mannaro, o nei più recenti uomo-falena, uomo-elefante e Uomo Ragno (quest’ultimo preceduto da antiche divinità con le quali non ha però alcun legame).Frequente è anche la combinazione di elementi provenienti da animali diversi. L’unicorno, il cavallo alato, la Sfinge, la Chimera, il drago ne sono notissimi esempi

Più rari sono invece gli ibridi che coinvolgono il regno vegetale. Si ricordano, in particolare, la mandragola, i baccelli giganti di L’invasione degli ultracorpi e la creatura aliena di La cosa da un altro mondo (umano-vegetale), e il Borametz (animale-vegetale).

A questo tipo, inoltre, appartengono quegli esseri viventi che presentano caratteristiche in netto contrasto tra loro, tanto che dovrebbero eludersi a vicenda nelle creature “ordinarie”: la vita e la morte (gli zombie, i vampiri), maschio e femmina (l’ermafrodita, uno degli archetipi junghiani).

il sovrannaturale

I mostri appartenenti a questo tipo presentano caratteristiche che, contravvenendo alle leggi naturali e della fisica, dovrebbero a rigor di logica essere impossibili. Tra queste, le più comuni fin dai tempi antichi sono l’immortalità, l’invulnerabilità e un elenco

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Medusa o Gorgone

piuttosto lungo di poteri sovrannaturali, dalla telepatia all’invisibilità, in vari casi legati a percezioni extrasensoriali. Si tratta, solitamente, di caratteristiche interpretate al negativo: l’impossibilità di mori

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L'Orco nel genere Fantasy

re, di essere feriti, di essere visti e così via; o, al contrario, di capacità straordinarie come il saper uccidere o pietrificare con lo sguardo, spostarsi all’istante da un luogo all’altro, leggere nel pensiero, predire il futuro o conoscere ciò che nessuno sa. In questo senso, anche gli indovini sono da considerarsi mostri nell’accezione di “prodigi” e, in effetti, essi in origine avevano sovente sembianze mostruose come il Pitone ucciso da Apollo.

Nell’antichità sono piuttosto frequenti mostri di questo tipo, dalla Gorgone alla Sfinge, entrambe femminili. Anche nel Medioevo godono di notevole fortuna, come dimostrano ad esempio il basilisco, il drago sputafuoco e la mandragola (quest’ultima appartenente anche al II tipo).

Altre classificazioni

Oltre alla classificazione in tre tipi proposta qui sopra, ne esistono varie altre che prendono in esame parametri differenti e altrettanto legittimi.

Il primo fa riferimento alla cosiddetta “appartenenza di specie“. Il mostro, infatti, può essere o meno in grado di riprodursi, presentandosi – secondo i casi – o come un esemplare unico o come una specie vera e propria, diffusa su un territorio nel quale prende più o meno parte alle dinamiche della catena alimentare, di generazione in generazione

Se è vero che la maggior parte dei mostri appartiene a un gruppo più ampio di suoi simili (i centauri,i satiri, gli orchi, i draghi, etc.), sono altresì attestati diversi casi di creature che costituiscono un unicum nel loro genere. Si tratta, solitamente, di esseri generati per una punizione divina (Scilla), un esperimento umano (la Creatura di Frankenstein) o un accoppiamento aberrante tra specie fra loro incompatibili (il Minotauro).

Questa, tuttavia, è una regola che conosce varie eccezioni. La Fenice, per esempio, è un essere vivente sovrannaturale che rinasce dalle sue stesse ceneri, secondo un particolare fenomeno di palingenesi che lo rende unico oltre che immortale (lo stesso esemplare torna in vita, infatti, ogni 500 anni).

Altre classificazioni

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Hip Flask comics americano inspirato all'Isola del dottor Moreau

Un secondo paramehttps://i2.wp.com/4.bp.blogspot.com/_TnAcMqiBxug/RpXkLozq19I/AAAAAAAADJQ/gwkF1vaMyUc/s400/1.jpgtro fa invece riferimento al modo naturale o artificiale con cui il mostro ha avuto origine. La maggior parte dei mostri risponde alla prima tipologia, ma esistono vari casi in cui è l’uomo, con le sue conoscenza, a dare vita a un nuovo essere. Ricordiamo, in particolare, la già citata Creatura di Frankenstein (frutto del delirio di onnipotenza dello scienziato), il Golem e l’homunculus (legati rspettivamente alla Cabala ebraica e all’alchimia), gli animali antropomorfi del dottor MoreauLa sperimentazione, inoltre, può essere condotta dall’uomo anche su sé stesso, giungendo a risultati inquietanti come raccontato da Stevenson nel romanzo Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde.

Un terzo possibile parametro è il modo stesso in cui il mostro viene percepito e recepito da chi ne parla o scrive. Normalmente, infatti, il mostro è avvertito come una presenza negativa, in quanto orribile alla vista e crudele nel comportamento. Non sempre, tuttavia, ciò corrisponde a verità; in vari casi, anzi, la deformità o – più in generale – la “straordinarietà” di tale essere è motivo di timore reverenziale, rispetto, compassione. Ad esso, infatti, si attribuiscono spesso poteri sovrannaturali, oppure in lui si riconosce qualcosa di umano verso cui provare empatia, solidarietà, fratellanza, in nome del “genere umano” nel senso più ampio del termine.
In tali casi, però, il concetto di mostro si sovrappone e stratifica con quello di freak, come avviene per Elephant Man, Edward mani di forbice e, per l’appunto, i fenomeni da baraccone di Freaks.

Percezione e ricezione del mostro

Lo Spider Mastermind, mostro fantastico visto nel videogioco Doom

Il concetto o categoria mentale di “mostro” è strettamente legato alla sensibilità di un dato popolo o di una data epoca; risponde quindi a fattori culturali, ambientali, geografici, temporali. La prospettiva con cui si interpreta di volta in volta il significato (implicito o esplicito) del mostro, dipende inoltre dal modo in cui si intende indagare gli elementi caratteristici del mostro stesso. Il punto di

vista religioso, ad esempio, nel mette in luce la connessione col sacro; quello biologico, al contrario, studia i fattori che determinano o influenzano il presentarsi di abnormità e deformità. Antropologia e psicologia, invece, pongono l’accento sul mostro come categoria, più o meno contrapposta a quella di essere umano o all’individuo. Infine, arti visive, satira e parodia si fanno spesso interpreti personali e originali di aspetti meno appariscenti di tali creature, anche forzandone l’immagine socialmente condivisa.

Il mostro nella religione

In religione il mostro viene percepito diversamente secondo l’epoca di riferimento. Due sono quelle principali: la prima è quella antica, in cui la religione sfumava nella mitologia; la seconda è quella cristiana e post-cristiana.

Religioni antiche e mitologia

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Centauro nel fantasy

Nelle religioni antiche, così come nella mitologia, il mostro è una creatura dai caratteri ambigui, associata tanto al Bene quanto al Male. In ogni caso, tuttavia, è vista come un essere sacro e, in quanto tale, inviolabile. Profanare il corpo di un mostro (anche con la sola vista) o ucciderlo richiede solitamente la purificazione, come nel caso del mito di Apollo e Pitone, o la morte del responsabile, senza distinzione tra umani e dei

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La sirena di Waterhouse

Oltre ai gia citati centauri e satiri, presso gli antichi Greci possiamo annoverare, a titolo di esempio, creature straordinarie come la Chimera, l’Idra, Gerione, Cerbero, le Sirene, le Arpie, i Ciclopi, Scilla e Cariddi, Medusa.
Frequenti so

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no

anche i mostri marini, come quello inviato da Nettuno a favore degli Achei per divorare l’i

ndovino troiano che diffidava del dono del cavallo di legno
Particolarmente bizzarri sono gli esseri viventi descritti da Luciano di Samosata nelle Storie vere con intenti par

odici verso il mito; tra questi ricordiamo i Nefelocetauri (centaurinuvola), le Onoschelee (donneasino) e gli Psettòpodi (dai-piedi-di-rombo).

In altre culture antiche, troviamo invece i mostri dei sepolcri egizi, gli dei antropomorfi e i faraoni stessi tornati in vita. Anche gli dei orientali talvolta vengono raffigurati con sembianze mostruose, si pensi alla dea Kali con quattro braccia.

Il mostro nelle scienze e pseudoscienze

Antropologia

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La bella e la bestia Walt Disney Animation Studios

Dal punto di vista antropologico, la categoria di mostro definisce, per contrapposizione o rispecchiamento, quella di essere umano; investe cioè i confini, talora netti talora sfumati, fra umano e bestiale.
Presso i popoli primitivi, le due categorie non appaiono mai del tutto distinte, bensì sovrapposte o comunque abbastanza fluide. L’uomo, difatti, non si vede ancora come un vero e proprio unicum della natura, come altro rispetto al mondo animale. il mostro, su tali basi (religiose, sociali e psicologiche) diviene quindi un elemento di contatto, un ponte fra l’uomo stesso e ciò che lo circonda, spesso con caratterizzazioni magiche, sovrannaturali e propiziatorie.http://talentedapps.files.wordpress.com/2009/02/shrek.jpgMano a mano che lHomo sapiens acquista consapevolezza di una propria supposta “unicità” (riflessa soprattutto nei miti e negli studi storicofilosofici, come anche in quelli scientifici), la categoria di “mostro” tende sempre più a contrapporsi a quella di “essere umano”. I confini si fanno più netti: alla mostruosità fisica si accompagna sovente quella morale. Un esempio significativo è dato dal determinismo genetico di pseudoscienze come la fisiognomica.

Fin dall’antichità, comunque, il tema dell’Homo sapiens tramutato in animale, di solito per una maledizione, è tipico – oltre che dei racconti mitologici – anche delle fiabe e del folklore in generale. Tra i casi più significativi vi sono La bella e la bestia, Melusina e il topos del principe trasformato in ranocchio. Una rivisitazione moderna, che capovolge tuttavia la prospettiva, è nel film d’animazione Shrek, dove l’elemento bestiale è a tutti gli effetti positivo quanto quello umano (vedi anche Il mostro nella parodia e nella satira)

L’età moderna, tuttavia, ha conosciuto e conosce tuttora numerose eccezioni a tale tendenza, ormai – tra l’altro – da considerarsi non più come “pensiero dominante” presso la comunità scientifica e, meno, la società. Arte, filosofia e cinema, oltre alle nuove conoscenze biologiche e genetiche, hanno contribuito a ridefinire le categorie “mostruosità/normalità” secondo criteri meno nitidi, e con varie zone d’ombra ancora da indagare. Tra gli intellettuali che, più di altri, hanno tentato di scardinare il confine fra umano e bestiale, si ricordano in particolare Mary Shelley, Tod Browning e Jean Cocteau.

Biologia

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Minotauro

In biologia ed embriologia, è definito mostro un individuo che presenta una struttura profondamente diversa (per abnormità o deformità) rispetto a quella degli altri individui della sua stessa specie.

I mostri biologici sono noti fin dall’antichità, epoca in cui si pensava che fossero il risultato di accoppiamenti innaturali accompagnati o meno da unapunizione divina (quello del minotauro è, in questo senso, un mito esemplare dal punto di vista etico dell’uomo dell’antica Grecia).

Oggi il mondo scientifico è invece concorde nel ritenere che tali mostri derivino da turbe dello sviluppo embrionale, causate da fattori genetici e/o ambientali. Tra le deformità più note, vi sono quelle dei siamesi e dei focomelici.

La branca che si occupa dei mostri embrionali prende il nome di teratologia o teratogenesi, dal greco τέρας (tèras; “prodigio”, “portento”, “essere mostruoso”). Lo studioso Geoffroy Saint-Hilaire ha anche elaborato una loro classificazione, accettata da gran parte della comunità scientifica.

Psicologia

Letto in chiave psicologica, il mostro diviene lo specchio in cui il soggetto si guarda. Secondo i differenti canoni estetici, princìpi, valori e via dicendo, la mostruosità dell’essere sarà l’immagine riflessa di ciò che il soggetto teme (a più livelli) in sé shttps://i2.wp.com/pwbeat.publishersweekly.com/blog/wp-content/2007/11/monstro1.jpgtesso, negli altri, in una data situazione. Di solito, tale legame assume una qualche consapevolezza, seppure inconscia, nel sogno e specialmente nell’incubo.

La dimensione onirica, dal suo canto, tende a operare delle trasformazioni su come il sognatore percepisce la realtà, comprese persone, oggetti, ambienti ed episodi a lui ben noti e familiari. Per il fenomeno della traslazione, il soggetto, ad esempio, trasferisce (trasla) nel mostro le proprie paure verso un evento poco rassicurante, una conoscenza ambigua, etc

Non sempre, tuttavia, il processo messo in atto dall’attività onirica o durante la veglia ha connotazioni negative. Se il soggetto ha un buon rapporto con sé stesso e, di conseguenza, con il mondo esterno, la sua rappresentazione del mostro sarà in realtà uno specchiarsi per vedere in esso la propria identità nascosta. Si tratta, in questo caso, della ricognizione, con la quale l’individuo riconosce sé stesso nell’altro, senza avvertire una cesura netta fra mondo interiore e mondo esteriore. La proiezione, al contrario, proietta nel mostro (cioè l’altro), tutto ciò che il soggetto non accetta in sé stesso, frapponendo una soluzione di continuità fra l’Io e il mondo: il primo viene vissuto come un baluardo, dimora del giusto e del bello, assediato dal secondo, ricettacolo dell’ingiusto e del brutto.
Visto in questa chiave, il mostro è quindi un indice o una cartina al tornasole di come viene interpretata lalterità.

Spesso i soggetti più propensi a operare una ricognizione piuttosto che una proiezione sono quelli in età adolescenziale, che tendono a simpatizzare con la condizione di reietto, goffo e incompreso del mostro. Gli adulti, invece, s’identificano generalmente con creature il più possibile ordinarie ed armoniche, viste, in quanto tali, come portatrici di ordine fisico e morale.
Un caso significativo che mette in luce tale inclinazione, è dato dal racconto fantascientifico Sentinella di Fredric Brown, nel quale il lettore è portato a solidarizzare totalmente col protagonista, dando per scontato che si tratti di un umano in guerra con orribili alieni su un altro pianeta; salvo scoprire, nel finale, che il protagonista è l’alieno, mentre i nemici che combatte sono mostri “con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante, e senza squame”. L’empatia fra il soggetto (che ritiene sé stesso la norma) ed il mostro si fonda, dunque, su un equivoco che, una volta risolto, spiazza le convinzioni e proiezioni iniziali del soggetto.

Un caso particolare di percezione psicologica del mostro (nello specifico dell’ibrido) è nella sensibilità di Eugenio Montale. Nel racconto Reliquie (da Farfalla di Dinard), l’okapi è descritto come “un esemplare unico al mondo” perché “mezzo asino, mezzo zebra, mezzo gazzella, mezzo angelo“. Una sorta, dunque, di animale custode – oltre che senhal di Clizia – del quale lo scrittore, tuttavia, mette a nudo tutta la fragilità. Come lui, l’okapi “trema di terrore se vede gli uomini: è troppo delicato per stare tra belve come noi”.

Zoologia e criptozoologia

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L'Ornitorinco

Alcune specie viventi, soprattutto animali, sono state ritenute a lungo dei mostri per via delle loro caratteristiche, interpretate di volta in volta come ibride o deformi. Tra queste spiccano l’ornitorinco e l’okapi.Il primo, secondo un mito aborigeno, sarebbe il frutto di uno stupro subito da un’anatra da parte d’un topo d’acqua. L’episodio mette in luce due aspetti:

la nascita del primo ornitorinco è percepita come innaturale (l’incrocio di due specie);
il concepimento stesso è dovuto a un atto violento, circostanza che rimanda a interventi divini legati a ira, vendetta e ingiustizia.

Il secondo è invece “definibile solo per approssimazione, quasi via negationis“. Esso, infatti, come prova a descriverlo Montale in Reliquie (da Farfalla di Dinard), è “mezzo asino, mezzo zebra, mezzo gazzella, mezzo angelo

Tuttavia, in seguito alle nuove scoperte (a partire dalla classificazione scientifica di Linneo), la zoologia ha interpretato diversamente tali esemplari assieme a molti altri, rinunciando all’utilizzo in tal senso del concetto di mostro. Quest’ultimo, difatti, è passato ad indicare, più propriamente in ambito biologico, gli individui che si discostano in modo accentuato rispetto alla norma della propria stessa specie.

Ancora oggi, però, alcuni fautori della pseudoscientifica criptozoologia, si avvalgono del termine mostro con intenti sensazionalistici. Così posono proporre come veritiere ricostruzioni di specie ibride inesistenti in natura, il cui corpo (imbalsamato tramite la tassidermia) o scheletro è in realtà un collage ottenuto con parti di vari animali. Ne sono un esempio la “trota impellicciata” e il “jackalope“, oltre al “gallo dal becco di giglio” (Gryseonycta rostriflora) proposto scherzosamente dal futurologo Douglas Dixon.
Il caso più celebre è però, probabilmente, il cucciolo di drago conservato in formaldeide, ritrovato nel gennaio del 2004 dal londinese David Hart tra varie cianfrusaglie nella sua casa: ormai un accertato falso.

Il mostro nelle arti

Arti visive

In linea generale, l’https://i2.wp.com/imagecache5.art.com/p/LRG/8/845/VAVY000Z/the-mummy.jpgarte si fa interprete visiva dei presupposti religiosi, sociali e psicologici da cui prende forma l’immagine stessa del mostro rappresentato di volta in volta. L’iconografia, quindi, rispecchia o perlomeno risente di una visione esterna che non le è propria, componendo in un’unica opera elementi spesso variegati, sfaccettati e trasversali, tipici della cultura di riferimento.

L’arte tuttavia, in particolare pittura e scultura, interpreta anche un ulteriore parametro, quello estetico, difficilmente attribuibile o riducibile a un discorso religioso, sociale e psicologico. La differente sensibilità con cui i popoli, in epoche diverse, hanno percepito le sembianze dei mostri testimonia, infatti, un approccio altrettanto distinto a categorie come “bello/brutto”, “giusto/sbagliato”, “bene/male”, “armonia/disarmonia” (dove il discorso estetico sconfina dunque in una valenza etica).Figure mostruose venivano dipinte nei graffiti già dai popoli primitivi, spesso in connessione con il sacro. Si tratta di espressioni figurative molto diffuse, destinate a suscitare stupore e orrore, forse – come ritengono alcuni studiosi – con un senso di compiacimento.
In India e nel Vicino Oriente, la mostruosità è un elemento che quasi mai si accompagna in modo netto e puro ad un’espressione del male. Le forme fantastiche presentano una varietà tale, quanto a deformità e abnormità, da essere piuttosto indice della fantasia dell’autore (e del contesto culturale in cui agisce) e di una simbologia assai complessa. Divinità senza testa e quadrupedi privi delle zampe anteriori, come nei bronzi del Lūristān, sono esempi estremi di un approccio molto libero nei confronti della natura nel suo aspetto terrifico ma non necessariamente inquietante. Il “mostruoso”, anzi, è letto come una forma d’arte originale e raffinata. Frequenti inoltre, nel vicino Oriente, sono le raffigurazioni di tori alati, grifoni e draghi.

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Lizard, metà uomo metà lucertola - Marvel Comics

Meno “straordinari” mostri dell’antico Egitto, nella cui religione sono frequenti divinità con corpo umano e testa animale (di ibis, di vacca, di leonessa, di falco, etc.) o viceversa, come la Sfinge che ha testa di donna e corpo di leonessa

In contrasto con quella asiatica ed egizia è invece la sensibilità dell’Europa occidentale, che molto deve alla contrapposizione piuttosto accentuata fra “armonia” e “disarmonia”, tipica della mentalità della Grecia classica. Ad Atene e nelle altre póleis, infatti, le concezioni estetiche non permisero una rappresentazione del terrificante paragonabile a quelle orientali. Pittori e scultori, anzi, tentarono spesso di rendere armoniose le proporzioni dei mostri, anche quando questi (come i centauri e le sirene) erano il risultato ibrido di parti anatomiche provenienti da esseri viventi fra loro non congruenti (uomo/cavallo, uomo/pesce, uomo/uccello). In generale, inoltre, la mostruosità fisica tende ad accompagnarsi ad una mostruosità morale, secondo il principio opposto al kalós kaí agathós. Il mostro, come nell’arte simbolica e allegorica medievale, incarna quindi una potenza malefica. Con la differenza che, a partire dal Medioevo, la rappresentazione acquista una maggiore valenza ornamentale (ad es. i doccioni) accanto a quella di monito, anche satirico, contro le tentazioni del Diavolo e la violenza in generale.

La sensibilità verso ibridi e affini diviene più sfaccettata tra Ottocento e Novecento. Un caso particolare è rappresentato dall’opera di René Magritte, in cui il mostro diviene simbolo di mistero, bellezza ancestrale e incomprensione dell’uomo verso se stesso e la natura.

Satira e parodia

Un intento non propriamente satiresco, ma indice comunque del j’accuse ai costumi, è nel racconto Come l’Uomo Ragno di Stefano Fantelli. Qui, una bambina dotata di una fervida immaginazione, vede gli adulti acquistare sembianze mostruose legate ai loro vizi, spesso di carattere ibrido e antropomorfo.

Funzioni del mostro

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In base a percezione, epoca di riferimento e contesto, il mostro può svolgere funzioni diverse. Queste sono principalmente quattro:

  1. antagonista, quando il suo ruolo è in contrapposizione rispetto all’uomo o all’eroe
  2. guardiano, quando il suo scopo è custodire un oggetto/luogo sacro, oppure una persona punita dalla divinità
  3. aiutante, quando la sua funzione è aiutare l’uomo o l’eroe a raggiungere un determinato obiettivo
  4. interiore, quando l’uomo lo utilizza principalmente per proiettarvi le proprie paure o le proprie caratteristiche e, quindi, anche per comprendere meglio sé stesso.

Voci correlate

Note

  1. ^ Francesco Petrarca, Il Canzoniere, 347, 5.
  2. ^ Francesco Zambon, L’iride nel fango. L’anguilla di Eugenio Montale, Parma, Pratiche, 1994.

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