Vai al contenuto

Alan Moore


Alan Moore

Alan Moore (Northampton, 18 novembre 1953) è un autore di fumetti e scrittore inglese.

Le sue opere Watchmen , From Hell e V for Vendetta , lo collocano tra i più famosi autori di fumetti.

Moore, comunque, oltre ad essere un abile scrittore di fumetti, è anche un romanziere, cantante e cantautore (famose sono le sue rappresentazioni teatrali: un misto tra parte recitata e musica, preferibilmente elettrica), e, dal giorno del suo quarantesimo compleanno, autoproclamatosi mago.

Influenzato da Brian Eno e Captain Beefheart, in campo musicale, tra le sue letture formative si contano Mervyn Peake, William Seward Burroughs, Thomas Pynchon, Michael Moorcock, oltre ai fumetti letti nel periodo dell’infanzia.

I primi anni

Alan Moore nasce a Northampton, in Gran Bretagna, il 18 novembre 1953 da Ernest, operaio di una locale fabbrica di birra, e Sylvia, operaia saltuaria in una stamperia dei dintorni, al St.Edmunds Hospital.

Cieco dall’occhio sinistro e sordo dall’orecchio destro, Moore riesce comunque a sopravvivere nel suo quartiere, dove vive in una casa popolare di stile vittoriano. A causa del lavoro, Alan resta in custodia della nonna insieme al fratello più giovane Mike o, più spesso, viene lasciato solo: il suo passatempo preferito è quello di leggere libri, appassionandosi soprattutto alla mitologia e della leggenda di Robin Hood. Tra i primi fumetti della sua vita si contano, poi, alcune serie umoristiche inglesi come Topper e Beezer. Ben presto, però, scopre il fumetto americano di genere supereroico: è il 1961 quando inizia a leggere le storie della cosiddetta Silver Age.

Le sue prime letture riguardano principalmente Superman, cui si aggiungono i Fantastihttp://www.timemachinego.com/linkmachinego/images2/script_robot_alan_moore.jpgci Quattro, formando in maniera indelebile lo stile e le passioni di Alan Moore, che inizia anche a leggere materiale soprattutto prodotto da DC Comics e Marvel.

Si iscrive alla Northampton Grammar School, saltando spesso le lezioni per divertirsi con gli amici, iniziando anche a frequentare le sue prime fiere fumettistiche come appassionato. In questo periodo inizia a corrispondere anche con Phil Clarke, organizzatore di convention, e con Steve Moore, curatore della testata Fantastic, che conosce dopo poco. Sono anni intensi anche per le letture fumettistiche: su tutti riviste come The Mighty Crusades o i supereroi della Charlton, ma anche Spirit di Eisner, o le epiche riviste della scena underground, come Mad, Arcade, Graphic Story Magazine, Oz. È di quel periodo la sua prima collaborazione nel campo con diverse fanzine: nel 1969, sulla rivista Cyclops, appare la sua prima illustrazione, una pubblicità per la libreria Dark They Were and Golden Eyed, specializzata in fantascienza.

Quando ha 17 anni viene scoperto il piccolo spaccio di LSD che ha messo in piedi a scuola, e di conseguenza è cacciato via: il preside, con una serie di lettere, gli impedisce di iscriversi a qualsiasi altra scuola del paese. Moore è così costretto ad entrare nel mondo del lavoro, svolgendo le attività più disparate, dal tosatore di pecore, al portiere, dall’addetto alle pulizie, al magazziniere.

Nel frattempo inizia a collaborare con il Northampton Arts Lab: è di quel periodo la decisione di farsi crescere la barba e di interessarsi in maniera più attiva alla politica. Con un gruppo di amici dell’Arts Lab contribuisce alla pubblicazione delle riviste Embryo e Rovel, quindi prova a scrivere le sue prime canzoni.

Nel 1974 sposa Phyllis, incontrata ad una serata di lettura di poesie. La coppia va a vivere di fronte al North Gate, mentre Alan continua a lavorare per la Kelly Bros Pipe Company, anche se nel suo tempo libero si diletta sempre a disegnare e a scrivere. Da Phyllis ha due figlie: prima Leah, nata nel 1977, e più tardi Amber.

L’esordio nel fumetto

Decise di iniziare a lavorare nel mondo del fumetto come professionista. Lasciato, quindi, il suo lavoro, inviò i suoi lavori a vari editori del settore: alcune delle sue strisce vennero accettate da varie riviste e, pur se tali lavori non erano retribuiti, lo aiutarono nel migliorare la sua capacità nel rispettare le scadenze. Di questo periodo sono Anon E.Mpuse, pubblicata su Anon, giornale di Northampton; St.Pancreas Panda, su Back Street Bugle, rivista di Oxford; Three Eyes McGurk and his Death Planet Commandos, in collaborazione con l’amico Steve Moore, pubblicato da Dark Star Magazine e che risulta anche la prima apparizione americana di Alan, grazie a Rip Off Comix.

Il suo primo lavoro retribuito è un’illustrazione per il New Musical Express, ma proprio la nascita di Leah convinse Alan a realizzare qualcosa di meno saltuario delle semplici illustrazioni che realizzava in quel periodo. Inviò, così, al Sounds, un settimanale musicale, due episodi della striscia Roscoe Moscow con lo pseudonimo di Curt Vile: la rivista, dopo aver visionato il lavoro, chiese a Moore di realizzarla in maniera periodica ad un prezzo di 35 sterline alla settimana. Sempre su Sounds, questa volta con Steve Moore, realizzò The Stars My Degradation, realizzando un totale di 200 strisce. Vendette, poi, al Northampton Post, quotidiano locale, la striscia umoristica Maxwell tha Magic Cat, realizzata per oltre sette anni con lo pseudonimo di Jill Deray, introducendo nelle sue casse altre 10 sterline settimanali.

Desideroso di incrementare le entrate, decise, però, di dedicarsi esclusivamente (o quasi) alla scrittura, soprattutto a causa della sua lentezza, che non gli consentiva di prendere troppi lavori contemporaneamente. Dapprima provò a collaborare come critico musicale per varie riviste (intervistò anche gli Hawkwind), ma il distacco che richiedeva tale lavoro lo portò, definitivamente, verso il fumetto.http://www.geocities.com/Hollywood/Hills/6569/marvelman/warr04.jpg

Ancora una volta fondamentale fu l’amico Steve Moore: egli stava lavorando già da un po’ di tempo per la Marvel UK, che propose ad Alan di realizzare storie per i settimanali Star Wars e Dr.Who. Moore accettò ben volentieri e, nello stesso periodo, iniziò la sua collaborazione a quella che, nel tempo, si rivelò una vera fucina di talenti britannici: la rivista underground 2000AD, per la quale realizzò episodi di Tharg’s Future Shocks e Ro-Jaws’ Robo Tales e creò il personaggio di Abelard Snazz. Grazie a questa sua collaborazione, iniziò anche a realizzare varie storie per altre riviste della IPC, l’editore di 2000AD.

Warrior

Nel 1982 conobbe Dez Skinn, esperto editor di fumetti, che stava per lanciare una nuova rivista, Warrior. Egli mise sotto contratto il giovane Alan per realizzare i fumetti per la nuova rivista. Moore, in quell’ambito, realizzò 3 opere, due delle quali sono considerate dei capisaldi nella storia del fumetto.

Su Warrior n. 12 faceva il suo esordio The Bojeffries Saga, disegnata da Steve Parkhouse, ma fu soprattutto con Marvelman e V for Vendetta che Moore poté esprimere tutto il suo talento.

http://themagicrobot.files.wordpress.com/2008/03/marvelman-109.jpg

Marvelman

Marvelman era la riproposizione di un personaggio dei fumetti inglesi degli anni cinquanta, creato originariamente per riempire il vuoto lasciato dalle ristampe di Capitan Marvel, interrotte all’improvviso dalla DC Comics a causa di alcuni problemi legali.

La striscia originale, pubblicata tra il 1953 ed il 1963, raccontava le avventure di Micky Moran, un ragazzo che aveva ottenuto il potere di diventare un potente supereroe da uno scienziato imprigionato in una dimensione alternativa e che aveva scoperto la parola chiave dell’universo. Il personaggio, le cui avventure mantenevano un’innocente atmosfera infantile, è considerato come il primo supereroe britannico.

Moore, però, nella sua riproposizione, spostò le avventure dagli innocenti ed un po’ ingenui anni cinquanta, ai più oscuri e pericolosi anni ottanta, iniziando, di fatto, quello che oggi è noto come revisionismo supereroico e che ha portato a storie più cupe e realistiche. Proprio questa atmosfera più adulta caratterizza la serie proposta da Moore, in cui Micky, ora adulto, ricorda ancora una volta la parola chiave (Kimota) e ridiventa Marvelman per salvare un gruppo di ostaggi.

Nelle sue avventure, disegnate inizialmente da Garry Leach e successivamente da vari altri artisti (tra cui Alan Davis), Mickey scopre presto che le memorie della sua giovinezza non combaciano con la realtà: non c’è alcun ricordo del tempo in cui era Marvelman, né il mondo ha memoria della sua esistenza. Inizia così la ricerca di Mickey sul suo passato e sul segreto della sua “memoria a quattro colori”, districandosi in un mondo molto più complicato di quanto ricordasse. Nelle tre serie di Marvelman (poi ribattezzato Miracleman per evitare una causa legale da Marvel Comics) da lui scritte, Moore si è però spinto oltre, arrivando ad immaginare come verrebbe cambiato il mondo dalla presenza di veri supereroi e rendendolo teatro di terribili sciagure e inimmaginabili meraviglie, come avrebbe fatto qualche anno dopo con Watchmen. Nell’ottavo albo di Hellspawn, la serie del demone infernale Spawn, ha fatto la sua comparsa Mike Moran. Per questo la serie è tornata alla ribalta a causa di una disputa legale sui diritti di pubblicazione del personaggio che coinvolge Neil Gaiman, invitato da Moore a continuare il fumetto a partire dalla quarta serie, e Todd McFarlane, che asserisce di averli regolarmente acquistati insieme al catalogo della Eclipse Comics, casa editrice americana che deteneva i diritti del personaggio prima del fallimento. Joe Quesada ha affermato che è disposto a ripubblicare per la Marvel Comics tutta la serie.

V for Vendetta

http://sjsurman.files.wordpress.com/2009/01/v-for-vendetta.jpg

L’altro grande capolavoro mooriano (per molti critici, il primo vero e forse unico capolavoro dell’autore), è proprio quel V for Vendetta con il quale Moore iniziò ad introdurre i suoi personaggi sporchi e cattivi, che sono diventati una sorta di marchio di fabbrica per un’intera generazione di scrittori britannici, capeggiata da autori come Grant Morrison, Mark Millar e Warren Ellis.

Ambientato in una distopica Gran Bretagna, racconta le avventure di un terrorista anarchico che, con indosso una maschera di Guy Fawkes, si oppone con tutte le forze al fascista governo inglese di questo futuro alternativo, avviando al contempo un processo di sensibilizzazione morale nei confronti di coloro che lo incontrano.

La serie, disegnata da David Lloyd, è una profonda protesta, seppur non esplicita, contro la politica del governo di Margaret Thatcher.

Nel 2005 ne è stato tratto un film, distribuito in Italia con il titolo V per Vendetta, diretto da James McTeigue, dal quale, però, Moore si è dissociato del tutto, chiedendo anche la rimozione

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/6/64/Capitan_Bretagna.png/223px-Capitan_Bretagna.png

del suo nome dai titoli di coda.

Capitan Bretagna, ET e gli altri

Nel frattempo inizia la sua collaborazione con la Marvel UK, per la quale prende in mano la serie di Capitan Bretagna (l’equivalente britannico di Capitan America), le cui avventure vennero iniziate da Dave Thorpe e Chris Claremont.

Successivamente per 2000AD realizza la serie regolare di Skizz, un alieno rimasto bloccato sulla Terra. La sua creazione era stata ispirata alle voci promozionali che precedevano l’uscita del film di Steven Spielberg E.T. l’extra-terrestre, che alla fine si rivelò molto simile al soggetto ideato da Moore.

Sempre con Davis, crea la serie D.R. & Quinch, in cui racconta le avventure di due anarchici teppisti alieni, con uno spirito umoristico e divertente: la serie apparve, sempre su 2000AD, per una dozzina di numeri. Quindi crea la serie The Ballad of Halo Jones, in cui la protagonista è una ranger dello spazio, le cui avventure sono ambientate in un futuro in cui tutti sono vegetariani. Le serie durò 37 episodi ed ispirò molte canzoni dei Shriekback e dei Transvision Vamp.

Nel 1982 e nel 1983, poi, vince per due volte consecutive l’Eagle Award come miglior scrittore.

Da quel momento inizia la collaborazione con il mondo del fumetto statunitense.

Saga of the Swamp Thing

Novembre 1983. Len Wein, creatore di Swamp Thing e supervisore della serie a questi dedicata (Saga of the Swamp Thing), fa una telefonata intercontinentale in quel di Northampton per parlare proprio con Alan Moore, che però inizialmente pensa ad uno scherzo. Chiarito l’equivoco, Wein propone a Moore di collaborare alla scrittura dell’albo, che in quel periodo vendeva al massimo 17.000 copie in tutto il paese. Moore accetta con entusiasmo la nuova sfida propostagli e inizia, così, la sua prima collaborazione con la DC Comics.

Alan Moore.

Nella gestione della saga viene affiancato da Steve Bissette e John Totleben, rispettivamente come disegnatore ed inchiostratore, ma nei fatti il team creativo era un unico gruppo affiatato in cui non solo i tre autori scoprirono di avere spesso idee molto simili, ma erano anche in grado di completare a vicenda gli spunti che ciascuno di loro inviava agli altri, il tutto rigorosamente via fax.

« Non avendo mai vissuto prima l’esperienza, sicuramente traumatica, di lavorare con degli abitanti delle colonie, ho pensato che fosse il caso di cogliere l’opportunità di scrivervi due righe, presentarmi e farvi sapere che non vi porto rancore per il fatto che durante la guerra i vostri padri siano venuti qui a fare sesso con le nostre madri adescandole con cioccolato e calze di nylon. Al loro posto probabilmente lo avrei fatto anch’io. »

http://images.elfwood.com/fanq/a/l/alexispm3/swamp_thing_copy.jpg.rZd.200886.jpgÈ così che Moore si presenta a Bissette e Totleben, in una lunga, noiosa e sconclusionata lettera del maggio 1983. In quella prima lettera, Moore espose il suo metodo di lavoro e le sue speranze per la serie, e soprattutto il modo in cui avrebbe deciso di rinnovarla. Senza alcun dubbio è proprio sulle pagine di Saga of the Swamp Thing che iniziò il rinnovamento del fumetto moderno. Secondo Moore, il rinnovamento della saga passava innanzitutto eliminando alcune ingenuità del fumetto che fino ad allora erano state utilizzate troppo spesso, come ad esempio il punto esclamativo a fine frase, e quindi portare il processo creativo ad un nuovo e più importante livello. Era, infatti, necessario che la collaborazione fosse a doppio senso, invitando quindi i due cartoonist a non farsi scrupoli non solo a proporre correzioni alle sue idee, ma anche a proporne di nuove, il tutto all’interno di un metodo di lavoro consolidato da anni: Moore, infatti, era solito prima immaginare la vicenda, quindi suddividerla in scene e poi descrivere ogni singola vignetta con dettagliatissime descrizioni.

Successivamente Moore descrisse molte delle idee che poi i tre autori introdussero nella Saga, scoprendo di avere idee molto simili, soprattutto con quelle che Totleben, alcuni anni prima, aveva proposto a Yates, scrittore dell’epoca, e Wein e bocciate da quest’ultimo perché ritenute troppo estreme. L’idea di base era quella di portare l’attenzione su Swamp Thing non già come essere umano che ha subito una ben strana mutazione a causa di un esperimento scientifico sfuggito di mano, ma come un rappresentante di una forza primordiale, una via di mezzo tra il mondo vegetale e quello animale, il tutto visualizzato attraverso disegni dettagliatissimi, utilizzando anche l’espediente di inserire insetti o altri animali come inquilini del suo corpo.

Tutte queste idee vennero introdotte nella Saga a partire dal n. 21, Lezione di anatomia (col precedente Moore prima volle chiudere tutti i fili narrativi lasciati in sospeso dalla precedente gestione) e nei mesi successivi vennero realizzate delle splendide avventure con l’utilizzo di personaggi come Jason Woodrue, l’Uomo Floronico, o di esseri mistici come lo Spettro, lo Straniero Fantasma, Etrigan o con la creazione di uno dei personaggi più di successo di Moore: John Constantine.

Mago inglese decisamente ambiguo nei suoi comportamenti, fu il motore principale nell’evoluzione del personaggio di Swamp Thing, spingendolo nella ricerca della sua vera natura, facendolo vagare per gli Stati Uniti e dimostrandogli che il suo è un potere elementale molto forte. Proprio grazie a queste storie non solo la DC pubblicò il suo primo albo senza l’approvazione del Comics Code Authority (con il n. 29, Amore e morte), ma di fatto diede origine alla Vertigo Comics, la sottoetichetta creata dall’editore newyorkese e diretta da Karen Berger (che nel frattempo era diventata supervisore di Saga of the Swamp Thing nel periodo Moore) proprio per consentire ad autori come Moore e Neil Gaiman di lavorare nel massimo della libertà.

La sua saga migliore fu, indubbiamente, American Gothic, durante la quale, non solo alla serie collaborarono disegnatori ed inchiostratori del calibro di Rick Veitch, Alfredo Alcala e Stan Woch, ma Moore recuperò molti dei personaggi mistici del cosmo DC, realizzandone la versione migliore. Si possono citare a tal proposito Deadman, che resta abbastanza fedele al personaggio di fantasma scanzonato ed ironico; il Dr.Occult, uno dei personaggi magici, insieme al più giovane Zatara, mago di origini italiane, e la figlia Zatanna. Su tutti, però, spicca la figura dello Straniero Fantasma, che sia nella serie di Swamp Thing, sia su Secret Origins, lascia intuire come tale personaggio possa essere, in realtà, un angelo che, al momento della ribellione di Lucifero, non ha scelto con chi stare, diventando uno straniero per entrambe le fazioni.

Nella serie, però, Moore non propose solo dei personaggi magici, ma soprattutto un percorso magico, quasi iniziatico, durante il quale Swamp Thing incontrò ogni genere di malvagità, il tutto in storie descritte da rivoluzionarie sceneggiature precise fino al più piccolo dei particolari, spesso con lunghe descrizioni anatomiche. L’esplorazione del male, poi, passò attraverso le più disparate tematiche, dal razzismo alle preoccupazioni ambientaliste, dalla violenza alla discriminazione sessuale, il tutto in una atmosfera dell’orrore che non era racchiusa solo nei mostri che Swamp Thing incontrava, ma spesso anche nelle persone cui era costretto a confrontarsi.

Il suo lavoro su Swamp Thing fu fondamentale non solo perché gli consentì di proporre idee nuove o perché gli aprì le porte del ben più ampio mercato americano, ma soprattutto perché fu il trampolino che gli consentì di realizzare alcune delle opere più importanti del mercato fumettistico di quegli anni: una su tutte Watchmen.

DC Comics

Nel periodo in cui iniziò a lavorare su Swamp Thing, Moore era stato costretto a lasciare il suo lavoro per Warrior a causa del fallimento della rivista e soprattutto a dover rinviare di cinque anni la conclusione di V for Vendetta. Contemporaneamente aveva smesso di scrivere le avventure di Capitan Bretagna (e per la Marvel Comics in generale) a causa del trattamento, scorretto secondo Moore, che era stato riservato ai suoi amici Bernie Jaye e Steve Moore e per questioni legate al nome di Marvelman (che negli USA fu ribattezzato Miracleman).

I rapporti con la DC erano, invece, ben più saldi, tanto che l’editore pubblicò storie di Moore anche in altre serie: scrisse storie per Tales of the Green Lantern Corps; in una avventura di Vigilante propose il tema dell’abuso sui minori; quindi con Dave Gibbons prima e Curt Swan e George Pérez poi realizzò due delle più belle storie mai scritte su Superman: Per l’uomo che ha tutto e Che cosa è successo all’Uomo del Domani?

Tutto questo, però, fu solo un gustoso antipasto verso la realizzazione del suo capolavoro assoluto: Watchmen.

Watchmen

http://surbrook.devermore.net/adaptationscomic/watchmen/watchmen-cover.jpg
« Quis custodiet ipsos custodes? »

«Chi vigila sui vigilanti?» (Who watches the watchmen?) È su questo interrogativo che si basa l’opera che, insieme al Cavaliere Oscuro di Miller ha portato nel dorato ed innocente mondo dei supereroi quell’atmosfera cupa ed oscura che ha caratterizzato gli anni ottanta e buona parte dei novanta.

Il mondo usciva da una lunga e spossante guerra fredda che aveva contrapposto, in silenzio, Stati Uniti ed Unione Sovietica ed inevitabilmente gli eroi di carta dovevano uscire fuori da questo oscuro periodo con un oscuro manto sulle spalle. Moore colse l’occasione del rilancio dei personaggi della Charlton, una delle gloriose case editrici fallita e i cui personaggi vennero rilevati dalla DC Comics, per proporre una nuova visione del supereroe, cercando di indagarne i vizi e le virtù, di comprendere le implicazioni morali e politiche delle loro azioni.

Alan Moore mentre firma autografi

Alla fine, anche grazie all’aiuto di Dave Gibbons, uscì uno splendido affresco, pubblicato in dodici puntate di oltre 400 pagine (e la sceneggiatura originale di ciascun capitolo era lunga quanto tutta l’opera finita!) che vinse anche il premio Hugo, primo romanzo a fumetti a vincere un premio letterario. Il suo successo fu tale che i suoi simboli influenzarono la cultura popolare del tempo: su tutti lo smiley, che ebbe proprio in quel periodo una grande esplosione. Non solo: i due autori arrivarono ad una popolarità tale da poter rivaleggiare, per fama, con le più importanti rockstar del tempo, invitati appena possibile ad ogni trasmissione televisiva. Si iniziò a parlare allora di una trasposizione cinematografica, che si è dovuto attendere il 2009 per vedere, diretta da Zack Snyder.

Nel 2005 l’opera è stata inserita dalla rivista Time nella lista dei migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 a quella data. La lista è stata curata dai critici letterari Lev Grossman e Richard Lacayo.

Solo contro tutti

http://www.comicsreporter.com/images/uploads/fffkirbychallengers07.jpgPrima che i rapporti con la DC Comics si incrinassero quasi irrimediabilmente, Moore aveva iniziato a lavorare su altri progetti tra cui una serie su Martian Manhunter (J’onn J’onzz l’alieno mutaforma membro della JLA) ambientata nel periodo maccartista, una serie con protagonisti i Metal Man, una con i Challengers of the Unknown (come omaggio a Kirby), una miniserie disegnata da Kevin O’Neil dedicata al personaggio Bizzarro (una delle nemesi di Superman) e soprattutto un crossover in stile Crisis (Moore l’aveva definita “l’Ultima Storia degli eroi DC” e si sarebbe articolata in 12 numeri da 28 pagine ciascuno), il cui titolo provvisiorio era Twilight of the superheroes. La storia, che doveva essere molto più complessa dello stesso Watchmen, avrebbe dovuto presentare tutti gli eroi dell’universo fittizio della casa editrice statunitense (tra cui anche il John Constantine pre Vertigo, creato proprio dallo sceneggiatore britannico) e rigenerare il cosmo DC dopo il caos creato proprio dalla Crisi sulle terre infinite, ma il progetto, la cui maggior parte delle idee sono confluite in Venga il tuo regno di Mark Waid e Alex Ross, non vide mai la luce. I rapporti con l’editore, infatti, iniziarono ad incrinarsi al momento della gestione di Watchmen e del suo incredibile successo. La goccia che fece traboccare il vaso, però, e che diede un’ottima occasione per Moore di andare via sbattendo la porta fu la decisione della DC di etichettare alcuni fumetti come consigliati per lettori maturi, senza però consultare gli autori freelance.

Completato V for Vendetta, che veniva ristampato negli USA proprio dalla DC, giurò che non avrebbe mai più lavorato per questo editore, così come non avrebbe mai più realizzato alcuna storia per la Marvel, perché la Eclipse Comics, che stava ristampando negli USA le sue storie di Marvelman, fu costretta a cambiare il nome del personaggio in Miracleman a causa di una minaccia di azione legale da parte dell’altro colosso del fumetto mondiale. Infine, bloccò la ristampa del suo Capitan Bretagna, incrinando definitivamente i suoi rapporti anche con Alan Davis, diesgnatore della serie, che per contro non diede il suo permesso alla ristampa degli episodi di Marvelman da lui disegnati. È in questa occasione, così almeno dice Gaiman stesso, che Moore gli offrì gratuitamente i diritti su Marvelman nel corso di una lunga telefonata.

Di fatto, verso la fine degli anni Ottanta, Moore si ritirò dal mondo del fumetto, pur se la sua scomparsa venne ottimamente mascherata dalle numerose ristampe delle sue opere. Nel frattempo, però, numerosi editori indipendenti, che però non potevano sostenere i suoi compensi, cercarono di coinvolgerlo in nuovi progetti, anche esterni al mondo del fumetto. Prima rifiutò di collaborare in vario modo ad alcuni progetti di sicuro successo (ad esempio alla serie su RoboCop), quindi vide sfumare, per mancanza di denaro, Fashion Beast, il suo personale adattamento della fiaba La Bella e la Bestia, commissionatogli da Malcolm McLaren. Quindi scrisse Shadowplay: The Secret Team, illustrato da Bill Sienkiewicz per il volume Brought to Light del Christic Institute. Quindi realizza, per la Victor Gollancz, Un piccolo delitto, disegnata dall’argentino Oscar Zarate.

From Hell

Quello che, a tutt’oggi, è considerato il suo ultimo capolavoro, iniziò ad essere progettato nel 1989, quando Stephen Bissette propose a Moore di collaborare alla sua nuova rivista indipendente, Taboo, un’antologica a fumetti.

Propose due progetti:

  • Lost Girls, descritta da Moore stesso come pornografia post-femminista, vede ai disegni Melinda Gebbie, giovane disegnatrice californiana conosciuta un paio d’anni prima a Londra e oggi sua attuale compagna. Stampata dalla Kitchen Sink dopo il naufragio del progetto Taboo, venne quindi completata, nel 2004, in un unico volume di 240 pagine dalla Top Shelf.
  • From Hell, un’opera dai risvolti iniziatici in cui Moore dà la sua interpretazione personale dei delitti commessi dà Jack lo squartatore, il primo serial killer noto alle cronache storiche. Disegnata da Eddie Campbell, l’opera http://www.fantasticfiction.co.uk/images/n5/n28758.jpgsi rivelò, man mano che veniva pubblicata, molto complessa e ben documentata, seppur basata in larga parte sulle tesi espresse da Stephen Knight nel libro “Jack The Ripper – The Final Solution”. I risvolti con la massoneria e con la magia erano molto forti e di grandissimo impatto, tanto che alla fine Moore ha realizzato, forse, la sua opera migliore. Da questa è stato tratto nel 2001 anche un film con Johnny Depp diretto dai fratelli Hughes, La vera storia di Jack lo squartatore, i cui legami con il fumetto di Moore erano tuttavia piuttosto labili.

In tutto questo si inserisce anche un esperimento di autoproduzione. Il tutto inizia quando il governo Thatcher introdusse una legge che rendeva illegale la promozione dell’omosessualità. A quel tempo Moore aveva intrapreso un ambiguo triangolo amoroso con la moglie Phyllis e Deborah Delano, amante di entrambi. Indignato da questa iniziativa del governo, Moore fondò, insieme a Phyllis e Deborah, la Mad Love, casa editrice indipendente con la quale pubblicò l’albo benefico AARGH! – Artists Against Rampant Governement Homophobia, al quale parteciparono moltissimi cartoonist amici di Alan. L’albo, cui Moore collaborò con una storia in versi, Mirror of Love, incassò quasi 17.000 sterline, che andarono in beneficenza all’Organisation for Lesbian and gay Action.

A quel punto, sotto consiglio di Dave Sim, Moore propone, attraverso la Mad Love, un’altra opera complessa: Big Numbers.

Avrebbe dovuto essere un ambizioso progetto, composto da 12 uscite nel formato 25,5×25,5 cm., per un totale di 500 pagine, in cui Moore aveva intenzione di raccontare la vita di quaranta personaggi diversi, tutti abitanti di Northampton. Ai disegni Moore chiamò Sienkiewicz, che iniziò di buon grado ad illustrare la serie, della quale, però, uscirono solo due numeri. Gli altri, infatti, non videro mai la luce vuoi per il ritardo di Sienkiewicz nel consegnare i disegni, vuoi per un calo di vendite tra l’1 ed il 2, ma alla fine l’artista venne allontanato e l’opera restò incompiuta a causa del fallimento della casa editrice di Moore.

Nel punto più basso della sua carriera (in quel periodo, infatti, il fallimento del progetto di Bissette ed i successivi problemi con i nuovi editori allontanavano la conclusione per From Hell e Lost Girls) sembrava che Moore fosse destinato ad essere dimenticato, almeno fino a che, nel 1993, non ricominciò a realizzare storie per l’amato fumetto seriale.

Image Comics

Dopo aver lasciato la Marvel in maniera abbastanza polemica, Marc Silvestri, Jim Lee, Erik Larsen, Rob Liefeld, Todd McFarlane, Jim Valentino e Whilce Portacio fondarono l’Image Comics, un consorzio di editori indipendenti con il quale contavano di autoprodurre le loro storie e poter avere un maggior controllo editoriale ed economico sui propri personaggi. Ognuno iniziò la sua avventura con una sotto-etichetta e con un proprio portafoglio di personaggi. Era il 1992 e tra i vari personaggi, quello che ebbe maggior successo fu Spawn, la creazione di McFarlane.

Quando il successo del personaggio iniziò ad aumentare, portando anche all’uscita di un incontro editoriale con Batman, sceneggiato da Frank Miller, divenne abbastanza evidente a McFarlane che doveva farsi aiutare da altri nel portare avanti la storia che aveva in mente. Propose quindi di scrivere alcune storie ad altri sceneggiatori: Dave Sim, Frank Miller, Neil Gaiman e lo stesso Moore.

Mentre Gaiman si occupò in parte del paradiso, Moore, in un’unica storia, pubblicata su Spawn n. 8, riuscì a descrivere nel dettaglio l’impianto dell’inferno, descritto come un posto oscuro, duro e difficile. Su Spawn, comunque, lavorò in un altro paio di occasioni, prima con una miniserie dedicata al demone Violator, il primo nemico affrontato dal redivivo Al Simmons, quindi con Blood Feud (in Italia, con una discutibile scelta di traduzione del titolo, fu pubblicato come Feudo di Sangue al posto di Faida di Sangue sui primi due numeri dell’attuale serie di Spawn, edita da Panini Comics), una storia nella quale introdusse una originale visione dei vampiri, molto più vicina alla tradizione popolare che non a quella romantica e cinematografica. Infine realizzò un altro paio di storie per la serie regolare.

Il legame con la Image non si concluse qui. Moore collaborò, infatti, realizzando varie miniserie. Insieme a Gibbons, Bissette e Veitch, con cui aveva già lavorato ai tempi di Swamp Thing, realizza la miniserie 1963, opera dedicata alla Marvel originaria e a Jack Kirby, il Re dei supereroi, con la quale Moore cercava di riportare il genere alle sue origini, secondo lui tradite dagli epigoni di Watchmen, V http://www.dccomics.com/media/product/7/2/7204_400x600.jpgfor Vendetta e delle opere di Miller.

Per la sotto-etichetta Wildstorm Comics di Jim Lee, oltre a scrivere un lungo run sulla serie regolare dei WildC.A.T.s (dal 21 al 34 con un breve contributo per il numero 50), pubblica anche una serie di miniserie ed albi unici (tra cui il crossover Spawn – Wildcats, la mini dedicata a Vodoo (membro dei Wildcats), Deathblow: By Blows, il bizzarro team-up Violator/Badrock e una storia con protagonista Mister Majestic. Per l’Extreme di Rob Liefeld, invece, iniziò a scrivere le avventure di Supreme (dal 41-56 e sei numeri della seconda serie rimasta incompiuta), rielaborando il personaggio creato da Liefeld, realizzando un vero e proprio omaggio al Superman di Curt Swan degli anni sessanta. Quando Liefeld lasciò lo studio, Moore lo seguì nella sua avventura alla Maximum Press (subito diventata Awesome Comics), deciso a rielaborare e rimodellare completamente l’universo narrativo di Liefeld, scrive infatti il crossover Judgment Day’ che crea ex-novo una nuova continuty e una sorta di “fittizia” Silver Age dell’universo di Liefeld.

Il fallimento dell’azienda però rese vani gli sforzi dello scrittore, appena approdato a sceneggiare la serie dedicata agli Youngblood, di cui sono usciti solo quattro numeri nei quali stava cercando di trasformare il supergruppo in una parodia della Justice League e di riscrivere le origini di Glory, sorta di Wonder Woman “ultimate” (l’Avatar ha annunciato la ristampa della mini dedicata a Glory ma ad oggi sono usciti solo i primi due numeri). Viene anche annunciata su Awesome Adventure la serie The Allies, una storia di fantascienza supereroistica mai pubblicata.

Scrive anche un bizzarro team-up per la Harris comics tra Vampirella e il Conte Dracula oltre che alcune storie brevi per alcune antologie di editori indipendenti.

Il percorso della magia

Negli anni novanta Moore non si dedicò solo al fumetto. Tutto inizia nel giorno del suo 40.mo compleanno, quando si autoproclama mago. Inizia un nuovo percorso nella vita di Alan Moore, che per prima cosa propone una serie di spettacoli teatrali che, ad un occhio più attento, si rivelano dei veri e propri percorsi iniziatici, dei riti magici per raggiungere una maggiore comprensione. Ha così origine The Moon and Serpent Grand Egyptian Theatre of Marvels, rappresentata nel luglio del 1994 al Bridewell Theatre di Londra.

I suoi spettacoli, da allora, sono scelti con grande cura: i simboli da utilizzare, le musiche da abbinare, le parole da utilizzare, la data della rappresentazione e dell’uscita dell’incisione su CD fatta in presa diretta, tutto questo deve essere deciso da Moore con estrema precisione, perché rientra in quello che per lui è un rito magico.

Nascono così Sacco Amniotico – Uno sciamanesimo dell’infanzia (The Birth Caul in inglese), come reazione alla morte della madre, avvenuta nell’Agosto del 1995, cui seguono The Highbury Working (1997), Snakes and Ladders (1999), Angel Passage (2001). Nel frattempo, nel 1996, propose il romanzo La voce del fuoco (Voice of the fire, tradotto in italiano nel 2006 dalle Edizioni BD), un’opera complessa con la quale Moore provò a descrivere 6000 anni di storia della sua Northampton. Nonostante le ottime recensioni da parte della critica, non gli arrise il successo commerciale: il primo capitolo scritto interamente in un dialetto preistorico appositamente ideato dal mago di Northampton non fu certo d’aiuto nella diffusione del romanzo.

Tutta questa sua esperienza, che da Swamp Thing in poi era confluita in maniera abbastanza evidente solo in From Hell, raccolta in volume da Campbell (che ridusse in fumetto sia Sacco Amniotico, sia Snakes and Ladders), confluì definitivamente nella nuova linea di fumetti che Moore propose al mercato: la America’s Best Comics.

America’s Best Comics

http://www.dccomics.com/media/product/9/7/9776_400x600.jpg

L’idea di Moore di espiare ad una sorta di peccato commesso con la scrittura di Watchmen era naufragata quando venne proposta sulle pagine di 1963. Moore, però, non l’aveva del tutto abbandonata e la sua scelta di dedicarsi alla magia, in effetti, la rafforzò. Essendo vegetariano e non potendo, quindi, realizzare riti e sacrifici con la carne ed il sangue, Moore inizia a scrivere i fumetti un po’ come se fossero degli incantesimi e un po’ per cercare di recuperare quell’innocenza e quella spontaneità che era andata persa con l’avvento degli anni Ottanta.http://goodcomics.comicbookresources.com/wp-content/uploads/2008/04/moore1.jpg

Nasce così una linea di fumetti che inizialmente Alan Moore aveva pensato per la Awesome Comics di Rob Liefeld, ma poi propose a Jim Lee a causa dei problemi dell’etichetta di Liefeld. Lee, però, fiutando un difficile periodo economico in divenire, decise di vendere la sua etichetta alla DC Comics, che in cambio gli lasciò ampia libertà narrativa e soprattutto un ampio controllo sul suo universo fittizio. Insieme alla Wildstorm si trasferirono sia la Homage Comics di Astro City, la città di supereroi di Busiek, sia la Cliffangher! Productions, una sottoetichetta WildStorm nella quale confluirono disegnatori alla moda come Humberto Ramos o Joe Madureira. Il progetto, che però, rischiò di non vedere la luce fu proprio l’America’s Best Comics (ABC) di Moore.

All’inizio le perplessità dello sceneggiatore inglese erano molto forti: la brutta esperienza ai tempi di Watchmen non era stata dimenticata e l’idea di tornare sotto il marchio DC Comics non era molto gradita a Moore. A quel punto la DC stessa, anche grazie a Lee, rassicurò il mago di Northampton non solo che né il suo nome né il suo logo sarebbero comparsi sugli albi della linea di Moore, ma soprattutto che l’autore inglese avrebbe avuto ampia libertà narrativa nel presentare, ogni mese, i suoi personaggi. Inoltre, Alan Moore avrebbe avuto contatti solo con Scott Dunbier e Jim Lee, responsabili della WildStorm.

Con tali rassicurazioni, nel 1999 partì l’ultima scommessa di Moore. I personaggi presentati dallo sceneggiatore sono tutti vari ed ognuno di loro presenta uno degli aspetti della storia del fumetto. Un omaggio, nel suo piccolo, a quelle ingenuità che caratterizzavano le origini del medium.

Su tutti spicca Tom Strong, una via di mezzo tra Doc Savage e Tarzan di cui riprende le orgini, simile ad un novello Superman, nato sì sulla Terra, ma con quel qualcosa in più che lo rende il protettore di Millennium City, l’equivalente mooriano di Metropolis. I disegni sono affidati a Chris Sprouse ed Al Gordon (non a caso, suoi collaboratori anche su Supreme).

Quindi Top 10 che, disegnata da Gene Ha e Zander Cannon, porta nel fumetto una narrazione alla NYPD o alla Hill Street giorno e notte, in cui un gruppo di poliziotti con superpoteri devono mantenere l’ordine in una città di supereroi, posta in uno dei tanti punti di passaggio nel multiverso.

A loro si affianca, poi, il fumetto di maggior successo di Moore in quest’ultimo periodo: La Lega degli Straordinari Gentlemen che, disegnata da Kevin O’Neil, rivisita i grandi romanzi della letteratura vittoriana, riproponendo personaggi come il capitano Nemo, Henry Jekyll, Mina Murray, Allan Quatermain, l’Uomo invisibile, Mycroft Holmes, riuniti in un gruppo di stampo supereroico (non a caso il nome richiama alla Justice League of America della DC). La maggior influenza di questa opera è comunque il Wold Newton family creata dallo scrittore di fantascienza Philip José Farmer in cui mischia personaggi realmente esistiti e di fiction (come Tarzan e Doc Savage di cui narra le origini segrete mai svelate nei romanzi ufficiali). Dalla serie è stato, anche, tratto un film, La leggenda degli uomini straordinari, che però non sembra riuscire a rendere appieno la bellezza e la completezza filogica del fumetto di Moore.

A questi si aggiungono una serie di personaggi minori che compaiono negli antologici Tomorrow Stories e Tom Strong’s Terrific Tales: Greyshirt (un omaggio allo Spirit di Eisner), Cobweb (un omaggio a Ron Hubbard e John Whiteside Parsons), First American (una presa in giro del fumetto patriottico), Jack B. Quick (una riproposta della fantascienza assurda alla Mars Attacks), Splash Brannigan (che ripropone le atmosfere alla Dick Tracy attraverso un personaggio uscito da una magica boccetta d’inchiostro), Jonni Future (un evidente omaggio a Flash Gordon, scritto, però, dall’amico Steve Moore per i disegni di Arthur Adahttp://www.johncoulthart.com/images/promethea.jpgms).

Il suo personaggio migliore, però, resta Promethea. Disegnata da J.H. Williams III e da Mick Gray, la serie narra le avventure di un personaggio misitico che, grazie al fatto che una giovane newyorkese crede in lei, riesce ad entrare nel nostro mondo. Nata, infatti, nell’idea-spazio o ideaverso, Promethea è in effetti l’essenza di tutte le storie e sulle sue pagine Moore sta, in effetti, concludendo quel suo percorso magico ed iniziatico partito con Swamp Thing. Ha infatti asserito che, con la conclusione della serie, si ritirerà dal mondo del fumetto, forse per sempre.

Altri progetti per la ABC sono la miniserie personale di Greyshirt (realizzata interamente da Rick Veitch), Smax e The 49ers (con protagonisti dei personaggi di Top Ten) e Terra Obscura (serie che riprende i personaggi dell’America’s Best Comics degli anni quaranta, in cui Moore è aiutato ai testi da Peter Hogan).

Recentemente però dopo le ennesime incomprensioni con la Dc/Warner (rea anche di aver permesso la realizzazione del film V for Vendetta che secondo Moore rovina completamente la sua opera) Alan ha deciso di lasciare anche la Wildstorm comics e di pubblicare così la terza parte della sua Lega degli Straordinari Gentlemen per la casa editrice indipendente Top-Shelf. Per la stessa casa editrice pubblichera con la complicità di Steve Moore il manuale a fumetti di magia The Moon and Serpent Bumper Book of Magic.

Moore e la musica

Il rapporto di Moore con la musica va al di là del semplice canto sotto la doccia, ed è anche abbastanza importante nella vita del mago di Northampton, considerando le molte citazioni musicali che da V for Vendetta in poi ha inserito nelle sue opere.

Anche in questo caso la sua carriera musicale è decisamente divisa in due dalla sua scelta di autoproclamarsi mago (sciamano, per la precisione). Tutto, però, inizia sul finire degli anni Settanta, quando Moore e Jamie Delano scrivono Another Suburban Romance, un’opera teatrale rappresentata nel 1976 a Northampton.

Di gelati, paperi e altre note

La parte più importante dell’opera, non tanto all’interno dell’opera stessa, quanto per il suo successivo utilizzo, è il monologo Old Gangster Never Die (I vecchi gangster non muoiono mai). L’idea era quella di aggiungere della note a questo pezzo, e per l’occasione venne contattato Alex Green, membro degli Stanton Walgrave. Questo pezzo pose le fondamenta per la formazione degli Emperors of Ice Cream, che tra il 1977 ed il 1979 girò per i dintorni di Northampton realizzando una dozzina di canzoni, senza però arrivare ad un disco completo.

Attraverso un annuncio su un giornale, il gruppo riuscì a contattare David Janswered, che, pur se interessato alla collaborazione, decise di declinare l’invito, a causa degli impegni crescenti con la sua band, i Bauhaus. La collaborazione con David J, però, era destinata a formarsi, prima nell’LP Bauhaus Mask del 1981, dove Moore realizza un saggio introduttivo con lo pseudonimo di Brilburne Logue, quindi con un pezzo parlato in Satori in Paris del 1982. Infine Moore, David J e Alex Green fondano i Sinister Ducks, che nel 1983 realizza un 45 giri contenente 2 canzoni, March of Sinister Ducks e Old Gangsters Never Die. La copertina è di Kevin O’Neil: in rete è possibile trovare sia una riproduzione di questa illustrazione, sia una riduzione a fumetti di Old Gangster. Quindi nel 1984 esce l’LP di V for Vendetta, l’ideale colonna sonora dell’omonimo fumetto, curata dallo stesso Moore con David J: all’interno è presente ancora una volta un breve fumetto, ispirato ad una delle tracce contenute nell’album, This vicious cabaret.

Fino agli anni novanta, poi, l’unica musica collegata a Moore è quella realizzata da altri gruppi, come i già citati Transition Vamp con il loro omaggio ad Halo Jones.

Riti magici

Il punto di svolta che ha dato a Moore una nuova consapevolezza, non solo della vita, ma anche del modo di concepire il fumetto e la musica è il giorno del suo quarantesimo compleanno: si autoproclama mago, più precisamente sciamano, e con l’amico Steve Moore inizia a dedicarsi all’approfondimento della magia. Sempre con lo stesso Steve, il 7 gennaio del 1994, Alan sembra abbia evocato Glycon, una divinità-serpente romana, da quel giorno suo nume tutelare (ricorrerà spesso nelle sue opere musicali e ci sono numerosi accenni nei suoi fumetti della linea ABC).

Il nuovo percorso spirituale di Moore è l’unione di musica, parole ed immagini: Alan crea dei veri e propri riti magici, cui il pubblico partecipa ed assiste come parte integrante. Il primo rito è The Moon and the Serpent Gran Egyptian Theatre of Marvels, rappresentato il 16 luglio 1994 durante il festival Disobey al Birdewell Theatre.

Nello stesso teatro, in quel periodo, si stava provando Birth Caul, che però viene rappresentata più tardi, anche se l’incisione venne pubblicata prima del Theatre of Marvels, in quanto nell’agosto del 1995 muore la madre Sylvia. Questo evento, in un certo senso, porta ad una nuova rilettura del lavoro, rappresentato il 18 novembre 1995 alla Old County Court. Entrambe le rappresentazioni sono fatte in collaborazione con David J e Tim Perkins.

Sempre nel 1995 scrive un pezzo per LP Maurice and I delle Flash Girls, gruppo country americano, che conta collaborazioni anche con Neil Gaiman.

Seguono, quindi, The Highbury Working, durante il festival della magia di Highbury del Novembre del 1997; nel 1998 esce Brought to Light, colonna sonora dell’omonimo fumetto e nel 1999, per Hexentexts: A Creation Book Sampler, realizza la copertina e presenta la prima versione di Hair of the Snake That Bit Me. Quindi, sempre nel 1999, la sua terza rappresentazione, Snakes and Ladders, fatta nella Red Lion Square a Holborn, che è anche la seconda, dopo Birth Caul, a diventare un fumetto, grazie alla certosina opera di trasposizione condotta da Eddie Campbell.

Infine, la sua ultima rappresentazione è del 2 febbraio 2001: Angel Passage; certo non sarà la sua ultima opera di tal genere, considerando che sta lavorando al CD Disco Cabala, un progetto particolare col quale cercherà di presentare la tradizione della cabala in chiave dance.

Magical Mistery Moore

Nel 2003, con la spagnola Styx Ediciones di Art Brooks, Moore inizia a lavorare al Magical Mistery Moore (che riprende il titolo da un disco dei Beatles, il Magical Mystery Tour del 1967), che presenta gli adattamenti di alcune sue canzoni proposte dallo stesso Brooks insieme ad alcuni talenti del mercato fumettistico iberico, il tutto sotto la supervisione dello stesso Moore. L’opera, ancora incompiuta, è stata, comunque, presentata in prima mondiale dalla Star Comics in due volumi con le copertine di Alessandro Bocci, entrambi realizzati a stretto contatto con Moore.

A ciò sono da aggiungersi un paio di volumi della Avatar, presentati dalla Magic Press, editore che sta ristampando il suo ciclo di Swamp Thing, che ha stampato un volume con l’adattamento di tre suoi testi e l’adattamento a fumetti de Il cortile, racconto breve ispirato al Ciclo di Cthulhu di Howard Phillips Lovecraft, del quale Moore è un grande estimatore.http://www.sentieriselvaggi.it/file/41/31196/image/alanmoorelitho_lg.jpg

Film tratti dai suoi lavori

Alan Moore non ha riconosciuto (quindi è si l’autore del soggetto dei film, ma non accreditato) nessuno dei cinque film realizzati delle sue opere.

Bibliografia

  • AA.VV. Alan Moore – Ritratto di uno straordinario gentleman. Bologna, Black Velvet, 2003. ISBN 88-87827-16-8
  • Gianluca Aicardi. M for Moore. Latina, Tunuè, 2005. ISBN 88-89613-13-0
  • Lance Parkin. Alan Moore. Bologna, Black Velvet, 2002. ISBN 88-87827-12-5
  • Magical Mistery Moore vol. 1 e 2

Altri progetti

Collegamenti esterni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 33 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: