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L’ombra delle torri

4 aprile 2009

L’ombra delle torri (In The Shadow of no Tower)

http://crosshatch.files.wordpress.com/2008/11/spiegelmannewyorker.jpgArt Spiegelman, si è definito egli stesso “autore delle tragedie” e non poteva che creare una delle sue opere per commemorare la tragedia dell’11 settembre della quale, suo malgrado si è ritrovato ad essere spettatore. Inizialmente Art voleva pubblicare le vignette sull’11 settembre in una rivista settimanale, ma dal momento che ognuna di esse costava ben cinque settimane di lavoro, ha deciso che il tempo a lui necessario non gli avrebbe neppure permesso di pubblicarlo in un mensile. In seguito ha proposto di pubblicare i suoi fumetti sul The New Yorker ma la redazione ha preferito non trasmettere ai lettori ulteriore isteria e angoscia. Spiegelman ha dichiarato in un’intervista di aver visto Fahrenheit 9/11 e di aver ammirato l’abilità con cui è riuscito a trovare tesi ragionevoli tali da essere capite anche dal “circolo rarefatto” di persone alle quali era già stato lavato il cervello dai media . Ammira in particolare la scelta dihttps://i2.wp.com/newsgrist.typepad.com/comediesoffairuse/images/speignormalzeit.gif prendere come testimone la signora americana che ha perso il figlio nella guerra in Iraq perché è stato in grado di esprimere al meglio le aspettative di tutti coloro che hanno scelto di andare in guerra, scelte che poi si sono ritorte nei loro confronti. Nell’introduzione di In the shadow[Art Spiegelman, In the Shadow of no Towers Panteon 2004,p.1-2]Spiegelman sostiene che la sua avversione al governo era già precedente all’attacco terroristico, con il primo picco raggiunto con le elezioni del 2000, inoltre dichiara che non è essenziale stare a rimuginare su quanto la classe dirigente americana effettivamente poteva sapere rispetto agli attentati, quanto è importante comprendere che sia stato un avvenimento immediatamente strumentalizzato per effettuare delle manovre già prestabilite. L’autore continua spiegando che ha iniziato ad esprimere la sua rabbia repressa per le elezioni del 2000 e la paranoia accumulata per gli attentati dell’11 settembre, quando il governo ha cominciato il suo colonialismo in Iraq, mentre tutto ciò che ha fatto per rendere l’America più sicura è stato di confiscare i tagliaunghie negli aeroporti. È interessante che la copertina di In The Shadow of No Towers è stata disegnata da Spiegelman per la rivista The New Yorker presso la quale già lavorava, uscita il 24 settembre 2001, e riutilizzata successivamente come copertina di per la sua opera. È geniale il disegno nero su nero, che non rende immediatamente evidente la presenza delle sagome delle Torri Gemelle che sono meglio identificabili in controluce. Naturalmente la scelta del colore nero non è casuale.

Trama

Il protagonista è il fumettista Art Spiegelman, cioè lui stesso, che vive a Manhattan e che si trova accidentalmente, insieme a sua moglie, ad assistere all’attacco alle Torri Gemelle. Appena dopo che il primo aereo ha colpito il grattacielo, lui e sua moglie corrono a prendere la figlia Nadja che studia in un liceo poco lontano dal World Trade Center.https://i2.wp.com/graphics8.nytimes.com/images/2004/09/11/books/spiegelman583,0.jpg Escono con lei subito prima del crollo della Torre Nord al quale assistono dal vivo. Dopodiché i tre insieme corrono a prendere l’altro figlio Dash alla scuola elementare. Nella premessa Spiegelman dichiara che appena riunita tutta la famiglia, egli è scoppiato in lacrime e questo ha scioccato i suoi figli più del crollo delle Torri. Dopo l’evento il fumettista diventa depresso, terrorizzato e arrabbiato, scegliendo di disegnarsi come un uomo trasandato e mal vestito pieno di angosce[vedi nota 1] . La narrazione principale della trama diventa la lenta e agonizzante ripresa mentale del protagonista dopo il traumatico giorno, che è resa ancora più difficoltosa da una profonda e dilagante paranoia mista a pessimismo.L’amnesia, la paranoia, lhttps://i0.wp.com/img2.timeinc.net/ew/dynamic/imgs/040910/173341__art_intro_l.jpga depressione, sono tematiche comuni nell’esperienza della narrazione dedel trauma di guerra [Aleida Assman,Ricordare,forme e mutamenti della memoria culturale,Il Mulino 2002, p.310] Nella seconda parte, quando la famiglia è finalmente in salvo lo vediamo insonne e incapace di pensare a qualcosa di diverso che non sia un attacco terroristico. Mentre le prime pagine raccontano i momenti più agonizzanti della giornata- il trambusto dell’impatto, la corsa a prendere la figlia a scuola e la vista dal vivo del crollo della Torre, la narrazione seguente è più astratta. Si tratta di un fumetto politico nel senso che Spiegelman si accusa in più parti l’amministrazione Bush di essersi approfittata degli attacchi terroristici per giustificare dei veri e propri atti di guerra. È indicativa quell’immagine in cui George Bush e Dick Cheney cavalcano un’aquila dicendo “Let’s Roll”[Spiegelman 2004, p.6]. La seconda parte di The Shadow of no Towers riproduce delle pagine di vecchi fumetti disegnati nella prima metà del secolo scorso, appartenenti a sethttps://i2.wp.com/www.montrealserai.com/uploads/20_04_05-1_comic.jpgte giornali che uscirono di domenica che hanno a che fare con la guerra, il patriottismi, gli arabi ed edifici che crollano. Forse perché Art vuole mettere l’accento sul fatto che alcune questioni sono sempreverdi a prescindere dal momento storico in cui si vive. In particolare è interessante per il pubblico italiano l’ultima di queste riproduzioni che rappresenta un signore panciuto in visita a Pisa. Da quando vede la Torre che pende è preso da un’angoscia terribile che si porta fino a notte tarda quando sogna che questa possa cadere da un momento all’altro. Allora il signore panciuto si alza e decide di fissare delle assi di legno alla Torre per evitare che questa cada e,soddisfatto torna a dormire sonni tranquilli. Questa vignetta che probabilmente ha fatto sorridere i lettori nel 1926, inserita nel contesto di The Shadow of no Towers ha acquistato un significato ancora più completo. In ogni caso secondo David Haidu , Art Spiegelman è nostalgico riguardo i fumetti del secolo scorso, come lo è il padre per l’Europa che esisteva prima della Seconda Guerra Mondiale. Spiegelman infatti ha dichiarato che i fumetti della prima del 20 esimo secolo sono l’unico artefatto che può difendere .
Stile

In questo fumetto, che sembra il ripudio dei suoi trascorsi underground in favore di un approccio che è al tempo stesso sia contemporaneo che antico[1], l’autore utilizza un’inaspettata varietà stilistica e di tecniche grafiche mirate a rendere al lettore una concezione caotica della storia, quello stesso caos che ha riscontrato egli stesso durante quella mattina di settembre. Spiegelman ha dichiarato nella premessa che la natura del collage della stampa giornalistica lo ha incoraggiato a giustapporre i suoi pensieri frammentari in una differenziazione di stili. Nel fumetto, che viene venduto pressoché nella sua enorme grandezza originale a pagine di cartone, si intersecano cinque o sei storie disegnate in altrettanti stili diversi, una che si sviluppa verticalmente, un’altra che si estende in un largo cerchio, poi ancora una che irrompe con le sue immagini nel fondo delle pagine e altre che si susseguono tra le pagine senza che la fine di una e l’inizio dell’altra siano molto chiare. Non manca una piccola narrazione che parla dell’antisemitismo; a pagina… troviamo una barbona che insulta il protagonista Spiegelman ogni volta che lo vede passare davanti alla sua “sistemazione”. https://i0.wp.com/www.motherjones.com/files/resized/files/legacy/arts/qa/2004/10/spiegelman02200x170.300wide.255high.jpgCi sono due caratteristiche dominanti In The Shadow of no Towers, la prima è naturalmente quella delle Torri, o più specificamente lo “scheletro arancione”[Andrew.D.Arnold, http://www.nytimes.com] della Torre Nord vista da Spiegelman appena prima del crollo. L’autore ha dichiarato nella premessa di non riuscire a rimuovere le immagini della struttura della Torre nord incandescente appena prima del suo crollo. L’immagine appare in tutti gli episodi narrati, ma diviene in progressione di dimensioni sempre più ridotte. La seconda caratteristica è data dalla collezione di fumetti dei vecchi giornali per i motivi elencati nel paragrafo precedente. Ci sono diverse analogie riscontrabili in In The Shadow of no Towers e in Maus. Entrambe le storie trattano di un uomo relativamente comune che si trova a dover affrontare una situazione estremamente pericolosa e spettatori di assassini di massa in preda a dei regimi sbagliati . Inoltre l’autore dichiara “Ricordo mio padre che tentava di descrivere a cosa l’odore che si sentiva ad Auschwitz somigliava. La cosa più simile che riuscì a dirmi fu…’indescrivibile’ questa è esattamente come l’aria di Manhattan odorava dopo l’11 settembre.” . Nell’introduzione di in the shadow Spiegelman dichiara che prima del trauma dell’11 settembre, tutte le sue paranoie erano auto inflitte, ma l’aver respirato la nube tossica delle ceneri delle Torri

http://media.canada.com/b2fd399c-8611-4580-92ea-44f66ab1b1a2/sun0515%20spiegelman).jpg

Art Spiegelman

ha generato un legame fra la storia del mondo e la storia personale e ha dato senso a ciò che i suoi genitori reduci da Auschwitz dicevano, cioè di avere sempre i bagagli pronti.

Le due opere sono invece sostanzialmente diverse per quello che riguarda lo stile. Il Maus è in bianco e nero mentre The Shadow è completamente pieno di colori,

e soprattutto mentre nella prima i personaggi sono tutti rappresentati con delle teste di animale, nella seconda quasi tutti i personaggi, salvo poche eccezioni, hanno volti umani perlopiù molto simili ai personaggi che rappresenta, tra cui lui stesso. La devastazione dell’11 settembre e lo sfruttamento dell’amministrazione Bush hanno portati i suoi pensieri all’esperienza dell’olocausto di suo padre . Art Spiegelman come lo è Michael Moore, è contro l’amministrazione Bush e contro le decisioni che ha preso.
In questa opera Art Spiegelman esprime il suo punto di vista rispetto a tutta la questione dell’11 settembre. Non ha assolutamente condiviso le motivazioni e le ragioni degli attacchi terroristici intrapresi da Bin Laden e dai suoi seguaci, non di meno ha apprezzato la contro offesa dell’amministrazione Bush e l’ingiusta guerra in Iraq.

In sintesi Art Spiegelman In The Shadow of no Towers è riuscito a dimostrare ancora una volta la sua capacità di scindere la storia personale e la rappresentazione in chiave fumettistica in un lavoro unico, rendendolo sia una rappresentazione storica di spessore, sia un’opera di intrattenimento.

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