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David Hockney

3 marzo 2009

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David Hockney ha sempre rifiutato la definizione di artista Pop, ma viene comunque catalogato sotto questa dicitura perché è così che il pubblico lo percepisce. E’ l’artista più pubblicizzato del dopoguerra, e occupa una posizione analoga a quella che appartenne un tempo a Augustus John – con il risvolto ironico che all’eterosessualità ostentata da quest’ultimo, Hockney sostituisce una omosessualità pubblicamente dichiarata.

Nasce a Bradford nel 1937, quarto di cinque figli. Ha già deciso di divenire un artista quando, all’età di undici anni, riceve una borsa di studio per frequentare la Bradford Grammar School, dove disegna per la gazzetta della scuola e dove in sostituzione ai compiti a casa produce posters per pubblicizzare i dibattiti interni all’istituto. All’età di sedici anni riesce a convincere i genitori a permettergli di frequentare l’istituto d’arte locale, poi rifiuta le armi e svolge due anni di servizio civile in alcuni ospedali, essendosi registrato come obbiettore di coscienza. Nel 1959 si reca al Royal College of Art di Londra per continuare i suoi studi: “Immediatamente dopo avere iniziato il Royal College mi resi conto che c’erano due gruppi di studenti: un gruppo tradizionalista, che aveva ovviamente studiato arte a scuola e produceva nature morte, composizioni figurative e ritratti; poi c’erano quelli che io consideravo studenti più avventurosi, più vivaci e brillanti, che erano interessati all’arte contemporanea. Producevano grandi dipinti espressionisti astratti su tavola.” Hockney sperimentò doverosamente con l’astratto, ma lo trovò troppo spoglio.

Gallery 1

A partire dai primissimi anni Sessanta, l’atmosfera artistica londinese e il successo delle sue partecipazioni ad alcune determinanti mostre collettive (soprattutto la Young Contemporaries Exhibition del gennaio 1961) lo impongono come uno dei protagonisti della Pop Art anglosassone.
Lo stesso 1961 del suo esordio pubblico è un anno estremamente denso ed importante. Visita New York, dove è colpito dalla libertà della società americana e vive il suo soggiorno come l’accesso di un provinciale ad un mondo sfolgorante. E’ sempre a New York che scopre la poesia di Whitman, Kavafis e che inizia a realizzare acqueforti. Al suo ritorno in Inghilterra il suo successo è immediato. Inizia a lavorare ad una serie di stampe che riflettono le sue esperienze americane, fino a paragonare la propria esperienza a quella dell’apprendista libertino di A Rake’s Progress il celebre racconto per immagini di William Hogarth. Nel dicembre dello stesso anno visita l’Italia; l’anno successivo è a Berlino.
Nel 1963 effettua un viaggio in Egitto e verso la fine dell’anno raggiunge Los Angeles, prova una così grande attrazione per lo stile di vita di questa città da decidere di risiedervi, lasciando che la sua atmosfera, il paesaggio del luogo, le suggestioni della sua vita quotidiana, divengano soggetto d’ispirazione per molte opere.
Quando nel 1968 rientra in Inghilterra il suo successo è già un fenomeno clamoroso, ha al suo attivo molte importanti esposizioni, cui nel 1970 si aggiunge la prima grande retrospettiva a Londra, alla Whitechapel Art Gallery.

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Nel 1974 ritornò alla produzione scenografica quando il Festival di Glyndebourne gli chiese di disegnare le scene di Rake’s Progress di Stravinsky. Queste furono seguite da una seconda collaborazione con Glyndebourne sul Flauto Magico di Mozart nel ’78, e dai costumi e le scenografie per il trittico di opere di Satie, Poulenc e Ravel commissionatogli dal Metropolitan di New York. Nel 1983 una grande mostra itinerante Hockney Paints the Stage, mostra una selezione dei suoi disegni per l’opera e il balletto. Successivamente disegna le scenografie per un trittico di Stravinsky al Metropolitan, Tristano e Isolda di Wagner a Los Angeles, la Turandot di Puccini a San Francisco e Die Frau ohne Schatten di Strauss al Covent Garden. Durante questo periodo Hockney sperimenta anche con lavori fotografici compositi di grandi dimensioni e con lavori creati con polpa cartacea impregnata di colore, detti Paper Pools. Dal 1982 Hockney ha sperimentato con l’uso della macchina fotografica, creando immagini composite di Polaroid disposte in una griglia rettangolare. Successivamente ha usato stampe regolari a 35 mm per creare collages fotografici, creando una immagine completa attraverso l’unione di una serie di dettagli fotografati individualmente.

All’inizio degli anni Ottanta il carattere figurativo e antimoderno del suo stile, già molto popolare, l’originalità del suo riferimento stilistico a Picasso e a Matisse rivestono improvvisamente una particolare attualità per il gusto artistico del momento e Hockney diventa un modello di riferimento per molti giovani artisti. Dopo aver lavorato con il litografo Ken Ryler nel 1980 su alcune incisioni e litografie, nel 1986 Hockney esplora la possibilità di creare arte con fotocopiatrici a colori. “I lavori che ho eseguito con le fotocopiatrici non erano riproduzioni”, disse più tardi, “erano stampe molto complesse”. Preso dalla stessa curiosità verso nuovi mezzi tecnologici, cominciò a sperimentare con l’uso di macchine per fax, e nel 1989 inviò alcune opere per la Biennale di Sao Paulo via fax. Seguirono poi esperimenti con l’uso del computer, con la composizione di immagini e colori sullo schermo che venivano stampate direttamente dalla memoria del computer senza prove preliminari.

Gallery 2



David Hockney – English Artist
David Hockney
July 9, 1937 (aged 71)
Bradford, England
Artist, painter, printmaker

A Bigger Splash, 1967

A Bigger Grand Canyon, 1998, National Gallery of Australia.

https://i2.wp.com/www.grafica.beniculturali.it/hockney/immagini/The-blue-guitar.jpg

David Hocney, The blue guitar (La chitarra blu) 1976-1977

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