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Gianni de Luca

7 ottobre 2008

Autoritratto a china di Gianni De Luca, 1974

Autoritratto a china di Gianni De Luca, 1974

Gianni de Luca (Gagliato27 gennaio 1927 – Roma6 giugno 1991) è stato un autore di fumetti e pittore italiano.

Oltre che illustratore Gianni de Luca è stato anche un pittore ed un incisore.

Sia la critica, sia gli appassionati di fumetto, siano essi di vecchia data, sia coloro che lo hanno scoperto grazie a lungimiranti ristampe, sono unanimemente d’accordo nel definire Gianni De Luca come il Maestro indiscusso del fumetto italiano, se non il più grande, sicuramente uno dei più abili ed importanti innovatori di questo mezzo espressivo.

Copertine di Romeo e Giulietta, Gian Burrasca, Brick Bradford

Copertine di Romeo e Giulietta, Gian Burrasca, Brick Bradford

La vita

Si trasferisce ben presto a Roma, dove frequenta la facoltà di Architettura, che abbandona ben presto per dedicarsi completamente al fumetto. Esordisce sulle pagine de Il Vittorioso nel 1946Anac il distruttore, seguita nel 1947 da Il mago Da Vinci, quindi L’impero del sole e Gli ultimi della Terra.

Sul finire degli anni Cinquanta inizia la sua collaborazione con le Edizioni Paoline ed in particolare con Il Giornalino: tra il 1957 ed il 1969 realizza La più grande storia mai raccontata Bibbia) e I dodici in cammino (una storia della chiesa cristiana). Una prima rivoluzione sta, però, per arrivare.

Il Disegno Pensiero, a cura dell'associazione Hamelin, edito da Blackvelvet

Una delle edizioni in volume di Commissario Spada, la relativa copertina originale per Il Giornalino e il saggio De Luca: Il Disegno Pensiero, a cura dell'associazione Hamelin, edito da Blackvelvet

Il commissario Spada e il Ciclo shakespeariano

Dopo alcuni anni dedicati all’illustrazione, il 1969 è un anno molto importante nella carriera di De Luca. Non solo per il suo ritorno al fumetto con Bob Jason, fumetto di genere western, ma soprattutto è l’anno dell’esordio, sempre sulle pagine de Il Giornalino, del commissario Eugenio Spada, le cui avventure vengono scritte dallo scrittore di fantascienza Gianluigi Gonano.

I due autori vengono presentati da Gino Tomaselli, redattore della testata e modello per la prima versione di Spada, nonché ispiratore della serie: il personaggio di Spada è in sé semplice ma assolutamente innovativo per molti motivi. In primo luogo la rivista che lo pubblicava era un giornale rivolto ai ragazzi ed ai giovani, a quel tempo distribuito soprattutto nelle parrocchie e questo dà l’idea di quanto coraggiosa potesse essere la proposta; poi, a differenza di molti altri fumetti dell’epoca, era assolutamente aderente alla realtà violenta di tutti i giorni, in particolare a quella di Milano.

Copertina per una delle storie di Spada per Il Giornalino, Il ladro di uranio, 1970

I due autori, grazie al contemporaneo appoggio della redazione, dell’editore e del pubblico, poterono continuare fino al 1982 nella loro opera: da un lato Gonano con testi e storie assolutamente attuali (indagini classiche, criminalità organizzata, sette sataniche, terroristi, assassini, sono solo alcuni dei temi trattati) e con soventi alleggerimenti (grazie al sapiente utilizzo del figlio di Spada, Mario, ed all’inserimento di gag e trovate comiche utili a spezzare la tensione), dall’altro i personaggi asciutti e al contempo nervosi di De Luca, dettagliati ed espressivi come (se non più) quelli veri, con inquadrature innovative e personaggi in continuo movimento all’interno delle vignette, anticipando, di fatto, alcune delle trovate grafiche di autori statunitensi come Marshall Rogers, Bill Sienkiewicz, Dave McKean.

Così, mentre oltreoceano, il fumetto era uscito dalla rivoluzione cinematografica dello Spiriteisneriano, in Italia Gianni De Luca proponeva tavole con vignette orizzontali, sagome appena abbozzate per dare l’idea del movimento e, sempre per lo stesso motivo, personaggi presenti più volte nella stessa vignetta, quasi come se non si accontentassero dell’angusto spazio offerto dalla griglia classica. Questa idea, abbastanza ardita ma al tempo stesso apprezzata, viene portata ai massimi livelli allorquando viene proposto all’artista calabrese di realizzare una versione a fumetti di tre grandi opere shakespeariane: Amleto, La tempesta e Romeo e Giulietta.

Tavola 17 per Amleto, Il Giornalino, 1976

Tavola 17 per Amleto, Il Giornalino, 1976

È il 1975 e De Luca si prende una pausa dalla serie del Commissario Spada per affrontare, insieme a Roudolph (Raul Traverso), abile sceneggiatore esperto nelle trasposizioni fumettistiche dei classici della letteratura, con passione e puntiglio, il così detto Ciclo shakespeariano. In esso De Luca mette in pratica quanto teorizzato da Buzzelli, secondo il quale il fumetto altro non è se non teatro. E ritenendo, De Luca, che proprio il teatro sia comunque il mezzo espressivo più adatto per queste opere, decide di far muovere i personaggi all’interno di un vero e proprio fondale teatrale. Cadono, così, le suddivisioni in vignette, e su un’unico sfondo che prende l’intera lunghezza di ben due pagine, sono i personaggi a muoversi e ripetersi anziché le vignette. Capolavoro tecnico ed espressivo, il Ciclo vede il suo culmine proprio nel dramma dei due innamorati di Verona, resi così fedeli ed al tempo stesso attuali anche dal tratto magico di Gianni De Luca.

Copertina per una delle storie di Spada pubblicate su Il Giornalino, Fantasmi, 1982

Copertina per una delle storie di Spada pubblicate su Il Giornalino, Fantasmi, 1982

Gli ultimi lavori

Chiuso, nel 1982, il ciclo del Commissario Spada, ricco di soddisfazioni come lo Yellow Kid del 1971, De Luca si concentra su un’opera dai toni più leggeri, come Il giornalino di Gian Burrasca, versione a fumetti dell’omonimo romanzo di Vamba, questa volta su testi di Claudio Nizzi. Arrivano, quindi, in rapida successione Avventura sull’Orinoco, per i testi di Roberto Dal Prà, e le biografie di Totò e Marilyn Monroe, su testi di Marco De Tillo.

Totò lo scugnizzo del rione sanità, Il Giornalino, 1983

Totò lo scugnizzo del rione sanità, Il Giornalino, 1983

Queste opere, però, sono solo un prologo a quella che viene considerata come l’opera più ambiziosa della carriera di De Luca: Paulus. Su testi di Tommaso Mastrandrea, la storia si dipana, sempre sulle pagine de Il Giornalino, suo unico referente dai tempi del Vittorioso, se si eccettua Nessuna risposta (testi di Franco Fattori) del 1978 per la Dardo. La storia, ambientata in un lontano futuro dominato da un essere per metà demonio e metà robot, narra di uno storico (Paulus) che, attraverso un particolare riproduttore di vicende del passato (che ricorda quello del Superman pre-Crisis) ripercorre la vita di San Paolo (ovvero gli Atti degli Apostoli). Da questo documento troverà la forza di reagire e ribellarsi al dominio universale del sats (Supremo Autocrate Tempo Spazio, così viene chiamato l’essere dalle sembianze del diavolo), sacrificando la sua stessa vita, seguendo l’esempio dei martiri cristiani. Questo fumetto è caratterizzato da una doppia formula grafica; realizzazione con pennini a inchiostro per le scene ambientate nel futuro, utilizzo di tempere e pennelli per le proiezioni dei filmati di San Paolo, una tecnica che forse non ha precedenti.

Copertina e due tavole di Paulus per Il Giornalino, 1988

Copertina e due tavole di Paulus per Il Giornalino, 1988

L’anno successivo, il 1988, vede la pubblicazione de La freccia nera, versione a fumetti del famoso romanzo storico a cura di Paola Ferrarini, ancora una volta splendidamente illustrata dall’arte di De Luca. Nello stesso periodo inizia la sua ultima, ambiziosa, opera: I giorni dell’Impero.

Copertina per La freccia Nera, Il Giornalino, 1988

Copertina per La freccia Nera, Il Giornalino, 1988

Ambientata nella Roma Imperiale, la saga resterà incompiuta a causa dell’improvvisa morte dell’autore e nessun disegnatore ultimerà il lavoro, non sentendosi all’altezza del grande maestro. Il Giornalino, però, per rispetto nei confronti dell’autore, non rinuncia a pubblicare quest’ultimo lavoro, realizzando parte dell’ultima puntata con le tavole non ancora inchiostrate, ma già perfettamente rifinite, rimaste nel cassetto dello studio di uno dei più grandi Maestri del fumetto italiano.

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