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Giuseppe Scalarini

5 ottobre 2008

Giuseppe Scalarini (Mantova, 29 gennaio 1873Milano, 30 dicembre 1948) è stato tra i maggiori caricaturisti e disegnatori satirici italiani. È considerato il creatore della vignetta satirica politica in Italia. Disegnatore satirico per il quotidiano del Partito Socialista Italiano, l’Avanti! dal 1911 al 1925, e fervente pacifista e antimilitarista, fu poi duramente perseguitato dal Fascismo. Era solito firmare le proprie vignette e disegni con un vero e proprio inconfondibile rebus formato sul suo cognome: il disegno stilizzato di una scala a pioli seguito dalle sillabe “rini” finali.

Biografia

Nacque a Mantova il 29 gennaio 1873. Nella sua città natale fondò nel 1897 il settimanale Merlin Cocai, iniziando la sua interminabile serie di caricature e vignette antimilitariste e politiche che lo portarono più volte sotto processo. Nel 1898 fondò il primo giornale socialista della provincia di Mantova, La Nuova Terra; tra i redattori si trovava anche Ivanoe Bonomi. Già perseguitato per i suoi disegni e per il suo impegno politico, dovette fuggire prima in Austria e di lì in Germania, a Berlino, dove lavorò per i Lustige Blätter della medesima città e per i Fliegende Blätter di Monaco di Baviera. Fu poi espulso dalla Germania su richiesta del governo italiano, riparando prima a LondraBelgio e a Parigi.

All’Avanti!

Rientrato in Italia nel 1908 dopo la revoca dei provvedimenti nei suoi confronti, riprese la pubblicazione del Merlin Cocai. Ma fu nel 1911 che la sua carriera e la sua fama ebbero una svolta, quando Claudio Treves lo chiamò alla redazione dell’Avanti!, quotidiano nazionale del socialismo. Dal 1911 al 1925 ogni giorno comparve sul quotidiano una vignetta di Scalarini firmata con la caratteristico rebus della “scaletta + rini”.

Con il suo ingresso all’Avanti!, inizia una sequela di processi che vedono Scalarini imputato per le sue vignette: nel 1911, l’anno stesso della sua assunzione, per un feroce disegno contro la disfatta di Adua nel 1896; nel 1914 per una vignetta contro la repressione poliziesca; due volte nel 19161918). Tra il 1919 e il 1922 viene processato altre 4 volte.

Perseguitato dal fascismo

Nel 1920, mentre si trova a Gavirate, in provincia di Varese, Giuseppe Scalarini viene aggredito da una squadraccia fascista e gli viene somministrata la tipica punizione dell’olio di ricino (ricordiamo che il ricino è una pianta tossica). Dopo l’aggressione, Scalarini si rifugia a Savona, mentre i fascisti assaltano la sua casa mantovana dove era rimasta la famiglia. Individuato dagli squadristi a Savona, si mette in salvo gettandosi alla macchia. Nel 1925, con il celebre discorso dei Manipoli 3 gennaio a Montecitorio (“avrei potuto trasformare quest’aula sorda e grigia per un bivacco per i miei manipoli…”), Benito Mussolini dà di fatto l’avvio alla dittatura.

I giornali di opposizione devono cessare le pubblicazioni, e così l’Avanti!. Scalarini, che si trova a Milano, viene di nuovo aggredito sanguinosamente dai fascisti nel 1926, in casa; riporta una commozione cerebrale e la frattura della mandibola. Dopo un mese di permanenza in ospedale, viene arrestato e incarcerato a San Vittore, da dove viene poi inviato al confino prima a Lampedusa e poi a Ustica. Nel frattempo, nei suoi confronti viene emanato il divieto assoluto di pubblicazione di qualsiasi lavoro di ogni genere; un libro per bambini, interamente illustrato da Scalarini, deve essere pubblicato sotto il nome di sua figlia .

Gli ultimi anni

Gli ultimi anni di vita non risparmiano a Scalarini privazioni e violenze di ogni sorta. Nell’agosto del 1940, a guerra appena iniziata, viene prelevato e rinchiuso nel campo di concentramento di Istonio, in provincia di Chieti; ma viene liberato per l’età e per le sue oramai precarie condizioni di salute (viene comunque messo sotto sorveglianza speciale). Nel 1943 riesce per miracolo a sfuggire all’arresto da parte della polizia della Repubblica di Salò. Finita la guerra e caduto il fascismo, Scalarini riprende a lavorare per l’Avanti! fino alla mattina del 30 dicembre 1948, quando muore accudito dalle figlie.

L’opera

« “E’ ìl più politico dei caricaturisti italiani e forse del mondo. La sintesi è la base del suo pensiero e del suo disegno crudele. Pochi tipi, sempre eguali, il lavoratore tesserato, il capitalista ladro. pochi simboli: la falce e il martello, il grimaldello, la sciabola, il rosario cattolico. È monotono. Ma nella monotonia truce della sua visione Scalarini trova la forza che condensa in piccoli spazi: non cerca ombre: bianco e nero, nero e bianco. Niente altro. La sua caricatura è veleno, è morte. Guardando queste grandi opere io mi spavento. Scalarini è un caricaturista che passerà alla storia “. – Dal Risorgimento Grafico di Milano, 1920 »

Di Giuseppe Scalarini restano diverse migliaia di disegni, dei quali non molti furono però raccolti e ordinati in volume. Non fu soltanto disegnatore politico e satirico, ma anche illustratore di libri per l’infanzia. Una sua raccolta di disegni è ospitata al Cremlino, presso il Museo della Rivoluzione.

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