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Daniel Johnston

26 giugno 2008

  • Kurt Cobain lo adorava, Tom Waits è un suo fan. Eppure Daniel Johnston non è una star, anzi. Vive in un mondo tutto suo dove c’è spazio solo per la musica e i suoi toccanti disegni, ora finalmente in mostra a Milano

  • Daniel Johnston
    è un mostro buono, una leggenda dell’indie rock, un pazzo diabetico.
  • Lui si considera un artista visivo e dice di fare il musicista per caso. Il giorno in cui avrebbe dovuto suonare con Lou Reed è stato arrestato perché ha vandalizzato la Statua della Libertà con una scritta contro Satana.
  • A due settimane dalla sua prima mostra importante, preparata in collaborazione con l’artista Pop Surrealista Ron English, è stato internato in un ospedale psichiatrico. Eppure Daniel Johnston è un mito.
    Nel disco The Late Daniel Johnston mostri sacri del rock si cimentano in cover dei suoi brani, da Tom Waits a Beck, dai Flaming Lips ai Tv On The Radio e molti altri.
  • La prima volta che ho visto un suo disegno era su una maglietta indossata nientemeno che da Kurt Cobain, leader dei Nirvana, la band grunge di Seattle che ha segnato gli anni ’90. Era il personaggio Jeremiah la rana che guardava stupita chiedendo: “Hi, How Are You?”.
  • Cobain adorava la musica di Daniel, e così i Sonic Youth, i Butthole Surfers e il papà dei Simpson Matt Groening. Nel 2006 la prestigiosa Biennale del Whitney Museum Of American Art di New York ha esposto i suoi lavori ed è stato anche girato un bel documentario su di lui: The Devil And Daniel Johnston.

  • Eppure la storia che vi sto per raccontare è quella di un uomo molto fragile, nato a Sacramento, California, nel 1961.
    Lo chiamo a casa a mezzogiorno di sabato ed è suo papà Bill a rispondermi. «Daniel sta dormendo, aspetta che lo sveglio».
  • Si sentono dall’altra parte della cornetta gli odori della provincia americana, le camicie a scacchi, i marshmallows sul barbecue, i fucili nei portabagagli delle jeep. Dopo qualche minuto arriva Daniel, la voce stridula e forse ancora un po’ impastata dal sonno.
  • Non si indispettisce perché l’ho svegliato, anzi è contento che un importante giornale italiano voglia parlare di lui e della mostra curata da Luca Beatrice The Devil And The Daniel, la sua prima personale in Italia, che gli dedica la Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea di Milano fino al 23 luglio.
  • «Disegno da quando ero bambino», spiega. «Molti personaggi che ho creato mi accompagnano fin dall’infanzia. Allora il mio obiettivo era quello di guadagnarci da vivere». Ha iniziato a disegnare fumetti a otto anni. «La maggior parte erano sul mio gatto, che trasformavo in supereroe. Qualche volta erano storie della Bibbia».

  • Alle superiori Daniel scopre i Beatles e passa ore e ore a studiare al pianoforte i pezzi dei quattro di Liverpool.
  • «I Beatles sono i più grandi», ha dichiarato anni fa, «torneranno insieme alla fine del mondo. Loro torneranno presto.
  • Marilyn Monroe tornerà. Sarà una specie di riunione di famiglia».
  • Dopo le superiori, Daniel va alla scuola d’arte in Ohio e, perdutamente innamorato della sua compagna di banco Laurie, che lascia il college per sposarsi, inizia a registrare canzoni dedicate a quell’amore non corrisposto. Songs Of Pain del 1981 e More Songs Of Pain dell’83 sono entrambi lo-fi e amatoriali, “incisi” su un registratore a cassette da pochi dollari.
  • Poi interrompe la scuola a causa delle sue frequenti depressioni e si trasferisce a Houston col fratello Dick.
  • Nel garage registra Yip/Jump. Quando la famiglia ritiene che sia arrivato il momento di farlo ricoverare, Daniel parte con una compagnia di giostrai e per nove mesi gira gli Usa con loro, finché non si stabilisce ad Austin in Texas perché aveva sentito dire che fosse una specie di Mecca del fumetto underground.
  • Nel 1984 conosce l’artista Ron English.
  • Mentre quest’ultimo dipingeva i clown Ronnie McDonald’s sovrappeso resi celebri dal film Supersize Me e diretti contro il colosso dei fast food Usa, Daniel ci lavorava diligentemente dentro.
    «Quando ci siamo conosciuti Daniel distribuiva cassette di fronte a un club.
  • Mi ha dato una cassetta e si è presentato: ciao mi chiamo Daniel Johnston e sono il songwriter dell’anno».
  • Diventano inseparabili. Ma poi Ron si trasferisce a New York e si perdono di vista.
  • A metà anni ’90 tenta di contattare Daniel ma nessuno sa indicargli dov’è finito. Lo ritrova Susan, la sorella di Ron, a Waller in Texas, dove vive tuttora.
  • Era tornato coi suoi genitori, ed era vittima di continui stati depressivi che lo costringevano spesso a letto, lontano dalla sua musica e dalla sua arte. Ron lo raggiunse, provò a coinvolgerlo nella preparazione di una mostra che prevedeva una performance artistico-musicale.
  • Ma due settimane prima dell’inaugurazione Daniel entrò in un ospedale psichiatrico.
  • È come in un suo disegno dove, legato con la camicia di forza e incatenato, grida: “Io devo uscire di qui!! Perché devo andare a Mtv!!!”.
  • Ha una proposta dalla Elektra, ma rifiuta di firmare perché teme che i Metallica, che hanno un contratto con l’etichetta, siano legati a Satana.

  • Attende La Grande Tribolazione che, dice, «è nella Bibbia, nel Libro delle Rivelazioni. Molti supereroi vi sono descritti. Dio non lascerebbe iniziare una Grande Tribolazione se non ci fossero i supereroi là attorno».
  • Dopo numerosi ricoveri, da fine anni ’90 il suo stato di salute mentale migliora. «Ora sono soddisfatto perché la musica mi dà da mangiare». Il suo ultimo album è del 2006 e si intitola Lost And Found.
  • «E soprattutto posso continuare a far vivere nei miei disegni tutti i personaggi che ho creato fin dalla mia infanzia». Jeremiah la Rana è il suo alter ego, è la pura innocenza mai contaminata dall’esperienza. «Io sono un bambino nel mio universo! Io vivrò per sempre!», recita. Poi c’è The Duck, una papera che suona r’n’r. Sassy Fras è il gatto dell’infanzia di Daniel.
  • Joe il pugile è un uomo che combatte contro i suoi demoni, poi c’è Laurie, la sua eterna musa e ossessione amorosa, Casper il fantasma, reso invincibile dalla propria morte, e infine Capitan America che, come i giusti delle vicende bibliche, difende il bene con ogni mezzo. «Lui è il mio eroe» ci tiene a precisare, «e il suo disegnatore Jack Kirby è il mio autore di fumetti preferito, ho studiato i suoi disegni per 24 ore al giorno».
    E il Diavolo, dov’è finito? «Non lo so, è anche nel titolo di quel film su di me The Devil And Daniel Johnston (che verrà proiettato all’inaugurazione della mostra milanese, ndr). Forse perché mi vogliono al suo fianco.
  • Tutti vogliono vedere Daniel vicino al diavolo.
  • Ma non si deve giocare con il Diavolo, perché lui bara».
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