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Colorazione digitale

16 giugno 2008
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La storia

La colorazione digitale (il cui termine tecnico anglosassone è digital coloring) è un processo di colorazione eseguito attraverso software dotati di strumenti dedicati alla pittura (e alla simulazione degli strumenti di pittura tradizionale), utilizzato per colorare illustrazioni e disegni. In particolare, la colorazione digitale è molto diffusa nell’ambito fumettistico, soprattutto nelle produzioni editoriali statunitensi.

Sebbene la colorazione in digitale del fumetto sia una tecnica piuttosto recente, tracciare la sua storia significa ripercorrere quasi un secolo di produzioni editoriali e decenni di sviluppo informatico. Infatti, la scelta di colorare il fumetto risale agli inizi del Novecento e l’uso del computer in questo ambito ha avuto inizio attorno agli novanta, con l’avvento delle tecnologie informatiche e la specializzazione del software nella grafica e nell’editoria.

Qual è stato il primo fumetto ahttps://i1.wp.com/www.webdesign.org/img_articles/5052/final_bat.jpgd essere colorato? Ufficialmente, nonostante varie disquisizioni ancora in atto, è Yellow Kid, una striscia a fumetti che apparve nel lontano 1895 sul quotidiano New York World di Joseph Pulitzer. Così chiamato per il suo abito giallo, Yellow Kid si impone sul mercato statunitense come il più apprezzato e venduto prodotto editoriale, entrando nella storia del fumetto statunitense e diventando il capostipite di moderni fumetti. Tuttavia, le colorazione in digitale era ancora lontana a venire.

Agli inizi degli anni quaranta, sulle orme di personaggi avventurosi come Dick Tracy di Chester Gould (1931), Flash Gordon di Alex Raymond (1934) e l’Uomo Mascherato di Lee Falk e Ray Moore (1936), nascono quei supereroi che faranno la storia del fumetto statunitense moderno: Superman e Batman. L’uso del colore diventa da subito fondamentale: Superman rappresenta il patriottismo statunitense e deve, perciò, portare i colori della bandiera USAgrammatura (40-50 g/m2), e i colori sono poco vari, limitati ad una decina di tonalità e senza sfumature, poiché le luci e le ombre sono dati dai tratti del disegno. Per quasi 50 anni, il fumetto a colori domina il mercato editoriale e, spesso, il colore è una scelta mirata ad un concetto politico o ideologico piuttosto che alla qualità del prodotto. Infatti, le storie vengono stampate sulla stessa carta dei quotidiani, una carta porosa a bassa

Colorazione tradizionale

Prima dell’avvento dei computer e delle tecniche di elaborazione digitale, si usava (e in alcuni casi si usa tutt’oggi) la stampa litografica. Per capire come venivano colorati i fumetti, occorre prima capire il concetto che sta alla base di questa tecnica di stampa.

Una stampante tipografica è dotata di 4 colori: nero, magenta, giallo e cìano, che, mescolati secondo percentuali prestabilite, permettono di generare tutti i colori. Ad esempio, per fare il verde, basta mescolare insieme il 50% di giallo e il 50% di cìano; aumentando, poi, la percentuale di un colore rispetto all’altro è possibile variare la tonalità del verde. Per eseguire la stampa, occorre indicare alla stampante quali dei 4 colori usare e le percentuali di inchiostrolastre fotografiche (simili a fogli di acetato), ognuna delle quali contiene le indicazioni su come dosare i 4 inchiostri. Le lastre fotografiche contengono solo tratti neri, quindi i colori sono rappresentati da una matrice di punti: dove c’è il punto, la stampante verserà l’inchiostro. Alla fine, saranno i punti, più o meno accorpati per ciascuno dei 4 colori, a simulare la gamma dei colori. per generare tutti i colori che compongono l’immagine da stampare. Quindi, si fotografa l’immagine e la si “scompone” sviluppandola su 4

Per applicare il colore al fumetto, era necessario eseguire delle modifiche manualmente sulle lastre fotografiche. Queste modifiche consistevano nell’incollare dei pezzi di foglio acetato ricoperti da una matrice di punti: il tecnico del colore si muniva, perciò, di fogli speciali su cui i punti erano accorpati secondo percentuali prestabilite (generalmente 25, 50 e 75 percento), li tagliava in modo appropriato e li incollava sulle aree del disegno che dovevano risultare colorate, sulle 4 lastre in base al colore da ottenere. Questa tecnica di colorazione era molto complicata, richiedeva la presenza di più https://i2.wp.com/i113.photobucket.com/albums/n213/ramoskaiju/Teamkaiju1fin-1.jpgtecnici, molta precisione nell’applicazione delle matrici e, spesso, i risultati potevano essere mediocri. Tuttavia, lo scanner non esisteva e la sua funzione era sostituita dalla tradizionale fotografia, mentre i computer non erano ancora abbastanza evoluti per essere introdotti nell’editoria.

Fino agli anni novanta, grandi editori come DC (Superman, Batman), Marvel (X-Men, Uomo Ragno) e Dark HorseAlien, Star Wars) utilizzarono questa tecnica per attrarre i lettori e distinguersi come aziende editoriali, imponendosi in un mercato dove, comunque, il fumetto era in gran parte realizzato in bianco e nero. (

Colorazione in digitale

L’avvento della colorazione in digitale è in parte legato alla diffusione del Macintosh della Apple e in parte a quella del software di punta per l’elaborazione fotografica Photoshop della Adobe. Infatti, mentre la Apple si introduceva nel mercato professionale con i suoi computer già negli anni novanta, Adobe Photoshop fu realizzato solo nel febbraio del 1990. Ovviamente, in questi dieci anni di distanza, la Apple aveva evoluto i suoi computer, per cui Photoshop uscì in mercato favorevole, in cui molte aziende già usavano i Mac.

Quasi immediato fu il passaggio alla colorazione in digitale con Photoshop. Mentre le grandi aziende del fumetto continuavano a produrre albi con le tradizionali tecniche di colorazione, la Image Comics, fondata da grandi disegnatori dell’epoca, si distinse nell’uso di una nuova tecnica di colorazione. I colori erano brillanti, ben distribuiti e ricchi di sfumature. A fianco di idee innovative, questo fece il successo della Image e aprì la strada ad una nuova concezione del fumetto nel disegno, nella storia e nella colorazione.

Nel 1993, Adobe Photoshop giunse alla versione 3.0 con una novità: l’utilizzo dei livelli (layers). Questa aggiunta fu sufficiente a cambiare totalmente l’aspetto della colorazione in digitale dei fumetti. Fino a quel momento, i fumetti erano colorati con semplici sfumature, qualche blando effetto e, in generalhttps://i0.wp.com/fineartamerica.com/images-medium/hack-slash-no-10-cover-color-david-nakayama.jpge, tutto era una versione più moderna della colorazione tradizionale che aveva dominato il mercato per oltre 50 anni. Occorre tener presente, infatti, che nonostante la complessità dei Macintosh e le innovazioni introdotte da Adobe Photoshop fino alla versione 2.0, la velocità di elaborazione informatica era molto scarsa e il materiale digitale prodotto necessitava di supporti di memoria molto ampi che avevano un costo elevatissimo.

Ma proprio nel 1993, la Apple produce il PowerPC, con la possibilità di sfruttare i CD e altri supporti magnetici di grandi dimensioni, dotato di System 7, il capostipite del moderno sistema operativo della Apple. Quindi, da una parte una significativa evoluzione dei computer e dall’altra un’importante innovazione del software leader della grafica, hanno contribuito a proiettare la colorazione in digitale nel futuro della produzione fumettistica statunitense. Con l’aumento di specialisti nella colorazione in digitale e la nascita di agenzie specializzate come la Liquid! Graphics, la Wildstorm-FX e la Hi-Fi Studios, il colore nel fumetto ha cambiato volto: i colori sono più vivi, gli effetti di luce creano immagini molto realistiche, l’uso di effetti complessi creano un qualcosa mai visto prima.

L’era della colorazione in digitale ha, così, inizio.

Il digitale oggi

Il mercato statunitense è, sicuramente, il più florido nell’ambito del fumetto colorato in digitale. Tuttavia, non è l’unico e oggi molti altri paesi utilizzano la colorazione in digitale come uno standard per realizzare un buon prodotto editoriale. Oltre alla qualità, infatti, la colorazione in digitale è una tecnica veloce, dove con pochi strumenti e pochi movimenti del mouse è possibile inserire colori, creare effetti e correggere facilmente eventuali errori. Ma non bisogna dimenticare che la conoscenza del software e dei suoi strumenti non è sufficiente; un buon colorista deve conoscere la teoria e l’uso del colore. Perciò, se da un lato l’informatica tende a sostituirsi alla manualità di dare il colore, dall’altro lato chi usa il computer deve essere mentalmente preparato come un illustratore tradizionale.https://i1.wp.com/fineartamerica.com/images-medium/marvel-adventures-hulk-no-14-cover-color-david-nakayama.jpg

Oltre al fumetto, oggi la colorazione in digitale copre campi paralleli, come la realizzazione di contenuti per il web e il merchandise di videogiochi. Inoltre, mentre alcuni anni fa gli elevati costi dei mezzi informatici rendevano i computer e l’uso dei software alla portata di pochi professionisti, oggi l’evoluzione dei sistemi Windows e l’abbassamento del costo dell’hardware permette a chiunque di avere gli strumenti idonei per eseguire la colorazione in digitale anche a livello professionale e in qualunque ambito.

Aziende di colorazione digitale

Questo è l’elenco di alcune aziende e di alcuni studi professionali che offrono servizi di colorazione digitale del fumetto:

  • Liquid! Graphics
  • Wildstorm FX
  • HiFi Studios
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