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JONNY LOGAN

13 giugno 2008

 

Jonny LoganJonny Logan è un personaggio dei fumetti umoristici, nato nel 1972 dalla fantasia di Romano Garofalo e dalla matita di Leone Cimpellin.

Jonni Logan è il protagonista di una scalcagnata banda di cacciatori di taglie. Assieme al Professore, Ben Talpa, Dan Muscolo, Mago Magoz, si dà da fare più che altro per sbarcare il lunario in una gara per l’esistenza sempre abbastanza precaria. Questo schema ripetitivo è, però, il pretesto per una satira di costume che, a distanza di anni, è sempre di grande attualità. Evidentemente le cose non sono poi cambiate di tanto…
Apparso agli inizi degli anni Settanta, ebbe immediatamente grande riconoscimento di critica e di pubblico per due caratteristiche di assoluta novità nel panorama del fumetto italiano:
– L’ambientazione delle storie in Italia, in un un periodo di grande esterofilia, in cui si pensava che i fumetti “per funzionare” dovessero essere ambientati negli Usa.
– La satira di costume rivolta a un pubblico di lettori di 13, 14 anni: mai prima di Jonni Logan un fumetto rivolto agli adolescenti aveva trattato temi “difficili”, come “Colpo di stato all’italiana”, su un pericolo non tanto immaginario nell’Italia di quei tempi; “Favorevole o contrario”, sul controverso tema del divorzio; “La Mafia non esiste”, come amenamente affermavano in tv anche politici di un certo spessore; “Tartassa agente delle tasse”, su un tema attualmente piuttosto dibattuto, e potremmo continuare in queste citazioni perche Jonni Logan è stato, per certi versi, più di un fumetto: di mese in mese, di uscita in uscita, ha rappresentato uno spaccato “satirico e pungente” dell’Italia del tempo e, più in generale, un affresco dei nostri vizi e delle nostre virtù ( più gli uni che le altre…).
Jonni Logan approdò anche in tv, nella fortunata serie di RaiDue “Supergulp”.

di Romano Garofalo

IL DITO NELLA PIADA
di Graziano Frediani

Jonny LoganFino a sessanta, cinquanta, quaranta anni fa (ma il conto alla rovescia potrebbe probabilmente continuare sino a oggi), in Italia, tutto ciò che suonava “americano” sembrava avere una marcia in più. Pur di fuggire dalle piccole, deprimenti miserie quotidiane di casa nostra, ogni mezzo era buono. In questo senso, il fumetto – un’arte autenticamente popolare, “evasiva” per definizione – era insuperabile nell’offrire sogni “americani” a buon mercato. E che gli eroi messi in campo fossero nati (e vivessero) molto, molto lontano da Sperlonga o da Cavarzere lo dimostravano, in primo luogo, i loro nomi, esotici sì, ma spesso ingenuamente semplificati – trasformando, magari, Sam in Sem, Jack in Gek, Jim in Gim – per non renderli ostici ai lettori meno colti. Il più usato, il nome che suonava più “americano” di qualunque altro, ovvero John, compariva sia tale e quale (pensate a “Forza John” e “John Arizona”), sia nella variante vezzeggiativa (ed ecco allora i vari “Johnny Manila”, “Johnny Beat”, “Johnny il Capellone”, “Johnny Honda”, “Johnny Karate”, “Johnny Nero”, “Johnny Spingarda”), sinché, a sparigliare le carte in tavola, a rompere l’incantesimo, non venne lui, il Johnny senza la “acca”, il Johnny meno “americano” di tutti… “Jonny Logan”.
Nonostante le apparenze, Jonny Logan è un personaggio italiano, italianissimo, e la dimostrazione vivente che, dietro i sogni da quattro soldi, dietro le velleità da provinciali, dietro i mille, malinconici “vorrei ma non posso” da cui sono cronicamente afflitti i figli del Belpaese (inteso anche nel senso del formaggio), non è sempre tutto oro quel che luccica. Perché Jonny Logan non è il nome vero di un eroe a stelle e strisce, ma lo pseudonimo sgrammaticato di uno come noi: tale Giovanni Loganetti, un giovanotto di belle speranze, che applica con ammirevole ostinazione la vecchia arte nazionale di arrangiarsi. “In una zona non certo lussuosa, alla periferia di una grande città italiana, vive ed opera la Banda dei C. T.”, si leggeva nel breve testo che presentava ai lettori n. 1 della collana, pubblicato dall’Editrice Dardo nel luglio 1972. Jonny Logan“Chi sono i C.T.? Ma i cacciatori di taglie, perbacco! Uomini duri e spietati che braccano tenacemente i banditi per denaro”, continuava, in tono un po’ più epico, l’anonimo estensore di quel manifesto programmatico. Ma subito si correggeva, ridimensionando impietosamente l’identikit dei sullodati C. T.: “Se dobbiamo essere sinceri, i nostri poi tanto duri non sono e nemmeno molto spietati, e in quanto a denaro, non è che ne vedano molto”. Da questo punto in avanti, l’affresco si tingeva di una luce inequivocabile: “A capo della banda vi è “il Professore”, così chiamato per una certa laurea in non sappiamo che cosa, ottenuta in un luogo non ben definito, cioè a tutti sconosciuto. Punta di diamante della ganga è Jonny… inventore di invenzioni che nessuno si sognerebbe mai di inventare all’infuori di lui; danno poi lustro al gruppo, Mago Magoz, illusionista e imbroglione a tempo perso, Ben Talpa, ‘il protestatario’ (si dice che ancora sia da nascere qualcosa che gli vada giusta) ed infine Dan Muscolo, dalla intelligenza non certo tra le più pronte, ma dal cazzotto facile”. Inutile specificare che anche Ben Talpa e Dan Muscolo non sono quel che sembrano, perché i nomi con cui risultano registrati all’anagrafe sono rispettivamente Benito Talponi e Danilo Muscolotti… Nell’insieme, un quartetto di simpatici cialtroni, insomma.
Come lascia intendere quella significativa “acca” in meno, nel mondo di Jonny Logan c’è dovunque qualcosa che non quadra. I muri sono sbrecciati, le strade dissestate, le tubature gocciolanti, gli abiti rattoppati, i calzini puzzolenti, le scarpe sfondate, le ascelle sudate, le bocche sdentate, le bellezze sfiorite, le pance vuote (o troppo piene). E le legittime aspirazioni dei poveri diavoli sbattono continuamente il muso contro la coriacea corazza della moderna società dei consumi, dove l’ipocrisia, l’egoismo, la corruzione, le pastette e gli inciuci la fanno da padroni assoluti. Qui, tutto è in bilico, niente è in ordine, nessun miraggio mantiene le sue promesse. E l’unico modo per sopravvivere senza venire annientati è sfoderare l’arma del ridicolo, dell’ironia, della battuta demistificante…
Jonny LoganNell’estate del 1972, quando esordisce in edicola il primo numero di “Jonny Logan”, l’Italia è immersa sino al collo negli Anni di Piombo: gruppi eversivi rossi e neri, bombaroli pilotati dai Servizi Segreti, sequestratori più o meno anonimi, mafiosi collusi con il potere democristiano rendono l’atmosfera caotica e inquietante, offrendo però molti pretesti succosi a che voglia esercitare il suo senso critico ed esprimere la sua indignazione anche soltanto (si fa per dire) in un albo a fumetti. “Jonny Logan” vede la luce così, frutto dell’incontro fra due talenti dei comics made in Italy (un disegnatore già noto e apprezzato, rovigotto di nascita ma milanese d’adozione, Leone Cimpellin, e un promettente sceneggiatore riminese al suo battesimo del fuoco, Romano Garofalo), accomunati dall’amore per un umorismo dolce-amaro, condito da un pizzico di sana follia.
Cimpellin, che si firma Ghilbert, affila la sua matita, rendendola più corrosiva di quanto non fosse quando, sulle pagine del “Corriere dei Piccoli”, illustrava le allegre peripezie dell’incompreso soldatino Gibernetta, dell’irascibile centurione Tribunzio, del candido moschettiere Gelsomino, del giornalista pasticcione Gigi Bizz, o dei futuristici amici Gianni e Rob-8. E Garofalo elabora storie via via più vivaci, acute, demenziali, dividendosi fra Milano e la nativa, amatissima Rimini, dove torna spesso e volentieri a ricaricarsi le batterie, in mezzo a quel mare di piade, pinete e pedalò, perché, sono parole sue, “un fumetto non può estrinsecarsi dall’ambiente in cui nasce, non può tagliare il cordone ombelicale con la sua terra, con la sua gente, con le sue vicende”. E da quel mondo apparentemente piccolo, che però si rivela un osservatorio perfetto del grande mondo circostante, rielabora – in chiave satirica, sino ai limiti del paradosso – tanto episodi minimi di vita quotidiana, quanto eventi importanti sbattuti in prima pagina dai giornali.
Jonny LoganVisto con il senno di poi, come ricorda lo stesso Cimpellin nel volume a cura di Davide Barzi, pubblicato da Edizioni If nel 2002, che ricostruisce la sua lunga carriera, “spogliato dalle maschere delle ambientazioni statunitensi di altre serie, Jonny Logan andava a rompere le scatole su usi e costumi tipicamente italiani, e lo faceva senza metafore, con fendenti precisi. In un racconto, Garofalo fece addirittura rapire il Papa!”. Ma nelle vicende di questi volenterosi ma cialtroneschi Cacciatori di Taglie c’è anche molto di più, e potrete facilmente scoprirlo da soli, leggendo (o rileggendo) i primi due episodi della serie, riproposti in questo volume. Due commedie in miniatura, scritte e disegnate più di trent’anni fa (anche se non sembra) con la provocatoria intenzione di usare il fumetto sia per divertire e divertirsi, sia per puntare il dito contro malesseri e malcostumi diffusi, di fronte ai quali – lo disse, a suo tempo, il critico Carlo Brusati – Jonny Logan si erge come “un antidoto, nel senso che è un eroe antieroe. Oppone alla violenza, al crimine legalizzato, ai soprusi, agli eccessi, alla mafia, la sua furbizia latina, la sua abilità nel sapersi trarre d’impaccio con il minimo sforzo, il suo buon senso, il suo dinamismo di povero essere alle prese con gli stimoli della fame”. Un problema che tutti i Johnny (con la “acca”) precedenti non avevano, di certo, mai dovuto affrontare.

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