Ernesto Tatafiore

Ernesto Tatafiore nato a Napoli nel 1943 dove Vive e lavora
Ernesto Tatafiore presentò nel 1969 la sua prima personale nella galleria di Lucio Amelio; già in quell’occasione Achille Bonito Oliva definì il suo lavoro “neo-illuministico”, in quanto teso a indicare un legame etico tra l´arte e la storia.

Roberspierre oil and collage on canvas 9 1/2 X 7 in.
Le sue opere sono spesso abitate da eroi [Robespierre, Mozart, Maradona, Danton, Masaniello, la Virtù, la Libertà] oppure narrano di grandi eventi storici o di permanenti vicende dell’umanità, che l’artista però libera dal racconto logico-consequenziale del romanzo storico per inserirli in un contesto rappresentativo che ricorda le modalità associative del sogno o il flusso continuo e non organizzabile della vita. L´unità perduta sul piano narrativo si recupera a livello strutturale.

Carta geografica | 1980 Colori vinilici su tela e scultura in ferro e legno | 210 x 400 cm Collezione Amelio - Santamaria, Napoli
I dipinti di Tatafore hanno, infatti, sempre esibito un tratto molto leggero e veloce [spesso incorporando una serie di frasi, di scritte, di assurdità e paradossi, di giochi di parole quasi duchampiani] nel tentativo di costruire una rappresentazione che scaturisca simultaneamente, senza mediazioni, dalla realtà percepita.

Nettuno non temere
Tatafiore, coltivando contemporaneamente la passione per la ricerca psichiatrica e per la pittura, ha inteso con quest’ultima dare corpo alla “visione distratta” [quella, ad esempio, dei disegni spontanei che si fanno mentre si telefona] che si può caricare di una forza eversiva capace di annullare schemi, valori, gerarchie e frontiere.
Masaniello
La Carta geografica si pone come antitesi alla rappresentazione convenzionale e stereotipata del globo terraqueo, che è costruita secondo un punto di vista europocentrico e nella quale la continuità dei territori geofisici è sezionata nella miriade di divisioni politiche.

ERNESTO TATAFIORE Itaca, 2004 Tecnica mista su tela, cm 70x50
Tatafiore inverte totalmente i canoni rappresentativi: la mappa convenzionale appare come vista allo specchio e, nonostante la sua carta sembri conservare il punto di vista eurocentrico, la colorazione [ispirata all’analisi termografica] ne sposta il centro sull’Africa. La scultura in forma di scopa che si staglia davanti al dipinto, con la povertà dei materiali di cui è composta, si pone come asse reale e contemporaneamente metaforico della carta geografica invertita.

Francoise, 2006, Guasche und Blei, 30 x 24 cm
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