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POP ART


Pop art è il nome di una corrente artistica della seconda metà del XX secolo.

Andy Warhol, La Zuppa Campbell’s

La Pop Art è una delle più importanti correnti artistiche del dopoguerra. Discende direttamente dal graffiante cinismo della Nuova Oggettività e dalla semplicità equilibrata del Neoplasticismo, del Dadaismo e del Suprematismo. Esordisce in Gran Bretagna alla fine degli anni ’50, ma si sviluppa soprattutto negli USA a partire dagli anni ’60, estendendo la sua influenza in tutto il mondo occidentale.

Back to nature: David Hockney’s A Closer Winter Tunnel, February – March

Questa nuova forma d’arte popolare (pop è infatti l’abbreviazione dell’inglese popular, popolare) è in netta contrapposizione con l’eccessivo intellettualismo dell’Espressionismo Astratto e rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi.

L’appellativo “popolare” deve essere inteso però in modo corretto. Non come arte del popolo o per il popolo ma, più puntualmente, come arte di massa, cioè prodotta in serie. E poiché la massa non ha volto, l’arte che la esprime deve essere il più possibile anonima: solo così potrà essere compresa e accettata dal maggior numero possibile di persone.

(Edward Ruscha’s Twenty-Six Gasoline Stations, often hailed as one of the first artists’ books (I’m not so sure))

In un mondo dominato dal consumo, la Pop art respinge l’espressione dell’interiorità e dell’istintività e guarda, invece, al mondo esterno, al complesso di stimoli visivi che circondano l’uomo contemporaneo: il cosiddetto “folclore urbano”. È infatti un’arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti, la pubblicità, i quadri riprodotti in serie. Il fatto di voler mettere sulla tela o in scultura oggetti quotidiani elevandoli a manifestazione artistica si può idealmente collegare al movimento svizzero Dada, ma completamente spogliato da quella carica anarchica e provocatoria.

James Rosenquist, Industrial Cottage, 1977. Oil on canvas, 6 feet 9 inches x 15 feet 3 1/2 inches. Private collection, courtesy of Richard L. Feigen and Co., New York. © James Rosenquist/Licensed by VAGA, New York.

La critica alla società dei consumi, degli hamburger, delle auto, dei fumetti si trasforma presto in merce, in oggetto che si pone sul mercato (dell’arte) completamente calato nella logica mercantile. Ciò nonostante gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento hanno avuto un ruolo rivoluzionario introducendo nella loro produzione l’uso di strumenti e mezzi non tradizionali della pittura, come il collage, la fotografia, il cinema, il video.

JEFF KOONS, originally uploaded by t_a_i_s.

La sfrontata mercificazione dell’uomo moderno, l’ossessivo martellamento pubblicitario, il consumismo eletto a sistema di vita, il fumetto quale unico, residuo veicolo di comunicazione scritta, sono i fenomeni dai quali gli artisti pop attingono le loro motivazioni. In altre parole, la Pop Art attinge i propri soggetti dall’universo del quotidiano – in specie della società americana – e fonda la propria comprensibilità sul fatto che quei soggetti sono per tutti assolutamente noti e riconoscibili.

© DACS 2006 Joe Tilson

Con sfumature diverse, gli artisti riprendono le immagini dei mezzi di comunicazione di massa, del mondo del cinema e dell’intrattenimento, della pubblicità. La Pop Art infatti usa il medesimo linguaggio della pubblicità e risulta dunque perfettamente omogenea alla società dei consumi che l’ha prodotta. L’artista, di conseguenza, non trova più spazio per alcuna esperienza soggettiva e ciò lo configura quale puro manipolatore di immagini, oggetti e simboli già fabbricati a scopo industriale, pubblicitario o economico. Questi oggetti, riprodotti attraverso la scultura e la pittura, sono completamente spersonalizzati.

Robert Rauschenberg

Retroactive I, 1964,

Oil and silkscreen ink on canvas,

84 x 60 in. (213.4 x 152.4 cm),

Wadsworth Athenuem,

Hartford, Connecticut

Nelle mani di un artista pop le immagini della strada si trasformano nelle immagini “ben fatte” dell’arte colta. I temi raffigurati sono estremamente vari: prodotti di largo consumo, oggetti di uso comune, personaggi del cinema e della televisione, immagini dei cartelloni pubblicitari, insegne, foto di giornali.

Artisti principali

Andy Warhol

Claes Oldenburg

Christian Guy

David Hockney

Ed Ruscha

George Segal

Gérard Guyomard

Greg Berben dit Gégé

James Rizzi

James Rosenquist

Jasper Johns

Jeff Koons

Jim Dine

Myriam Baudin

Joe Tilson

Keith Haring

Martial Raysse

Pauline Boty

Peter Max

Peter Phillips

Peter Stämpfli

Patrick Caulfield

Red Grooms

Richard Hamilton

Robert Indiana

Roy Lichtenstein

Tom Wesselmann

Wayne Thiebaud

Yvan Goin

Yayoï Kusama

Gérard Deschamps

Robert Rauschenberg

Voci correlate

Arte povera

Arti visuali

Neo-Dada

Scuola di Piazza del Popolo

Scuola di Pistoia

Sots-art

Unpop Art

Andy Warhol

Equipo Crónica

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