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Tarzan




« Era in grado di fare balzi di sei metri nell’aria fino all’altezza vertiginosa delle cime degli alberi e afferrare con la massima precisione e senza alcun urto visibile, i rami che fluttuavano selvaggiamente incontro a un tornado in arrivo »

Illustrazione di copertina per l'edizione del 1914 di Tarzan delle scimmie

Illustrazione di copertina per l’edizione del 1914 di Tarzan delle scimmie

Tarzan è un personaggio letterario inventato da Edgar Rice Burroughs. Rappresenta l’archetipo del bambino selvaggio allevato nella giunglascimmie, che ritorna in seguito alla civilizzazione solo per rifiutarla in buona parte e tornare nella natura selvaggia nelle vesti di eroe ed avventuriero. È apparso per la prima volta nel romanzo Tarzan delle scimme (Tarzan of the Apes, pubblicato originariamente nell’ottobre del 1912 sulla rivista All Story Magazine e in volume nel 1914) e in seguito in 23 storie e in innumerevoli opere su altri media, autorizzate o meno.

La fortuna di Tarzan non risiede solo nelle storie, avventure mozzafiato in terre esotiche e aliene, ma anche nello stile adottato da Burroughs, che fa della semplicità della scrittura il cardine dei suoi romanzi, ottenendo facilmente un forte legame con il lettore ed una più facile identificazione con personaggi che normalmente non fanno parte del vivere quotidiano.

I racconti di Tarzan sono stati trasposti nel cinema, televisione fumetto, anche con nuove storie originali. Il personaggio vanterà inoltre numerosi imitatori (i cosiddetti tarzanidi).

La storia di Tarzan

Filmografia

Poster dal film Tarzan of the Apes del 1918

Poster dal film Tarzan of the Apes del 1918

Il cinema ha sempre visto di buon occhio i personaggi della letteratura, soprattutto quando questi sono di successo, proprio come Tarzan o il non dissimile Conan di Robert Ervin Howard. Oltre quaranta film sono stati realizzati sull’Uomo Scimmia, talvolta anche in chiave comico-parodistica, come nel caso di Totò Tarzan.

Adventures of Tarzan con Elmo Lincoln, 1921

Adventures of Tarzan con Elmo Lincoln, 1921

Ecco di seguito un elenco non esaustivo:


Televisione

In televisione, per la verità, la stella di Tarzan ha brillato (e brilla tuttora) di luce riflessa, con i ripetuti e frequenti passaggi dei film realizzati intorno alla sua figura. Inoltre sono state prodotte alcune serie e miniserie televisive dedicate a Tarzan.
Prettamente televisivo è invece un personaggio, quasi un epigono (anche nel nome evocativo) del popolare re della jungla, che appassionò il pubblico televisivo giovanile degli anni cinquanta: quel Jim della Jungla interpretato dall’attore-atleta olimpico Johnny Weissmuller che molto ricordava – specie nella plasticità nei tuffi dalle più alte rocce – i tanti Tarzan succedutisi sul grande schermo.

Tarzan by Burne Hogarth

« Se c’è della gente pagata per scrivere simili corbellerie, posso fare altrettanto anch’io! » Questo breve ragionamento convinse l’allora trentenne Edgar Rice Burroughs a concludere la sua poco fortunata carriera militare e un periodo contrassegnato da tante diverse occupazioni, per darsi alla letteratura popolare.

Nel 1912 incominciò dapprima con il racconto di fantascienza La principessa di Marte, che venne pubblicato nello All-Story Magazine ed entro l’anno, sul medesimo periodico, con un romanzo a puntate dal titolo Tarzan of the Apes (Tarzan delle scimmie).

Il successo fu immediato, al punto che il romanzo fu presto pubblicato a puntate anche sul New York Evening World (1913) e raccolto in volume nel 1914, per iniziativa dell’editore A. C. McClurg e con le illustrazioni di Fred J. Arting.
Con Tarzan nasceva uno dei più tipici prodotti della nostra società consumistica, un prodotto fatto apposta per i mass media del nostro secolo. Basti dire che su Tarzan sono stati scritti da Burroughs ben 22 romanzi, 15 novelle e 2 racconti per ragazzi, sono stati realizzati 39 film, oltre a decine di serie di film televisivi, sono stati pubblicati migliaia e migliaia di fumetti (strisce giornaliere, tavole domenicali e comic-books), sono stati fabbricati milioni e milioni di oggetti pubblicitari. Il fenomeno ha interessato tutti e cinque i continenti: Tarzan of the Apes è stato tradotto in trentun lingue e nel 1939 in tutto il mondo erano già stati venduti trenta milioni di copie di volumi.

Tarzan of the Apes disegno di Hogarth

Il primo dei film di Tarzan venne prodotto nel 1918: il signore della giungla fu interpretato da Elmo Lincoln e la pellicola fu la prima nella storia del cinema ad incassare più di un milione di dollari. Ad Elmo Lincoln successero molti altri attori, tra i quali Frank Merril, Gene Pollar, Buster Crabbe Herman Brix, Glenn Morris, Lex Bacr, Gordon Scott, Ron Ely, ma l’interprete più famoso fu certamente Johnny Weissmuller.
Edgar Rice Burroughs sfornò i romanzi di Tarzan a ritmo battente e nel 1919 aveva già ammucchiato una considerevole fortuna, che gli permise di acquistare in California una grande tenuta agricola battezzata « Tarzan Ranch », dove si ritirò a scrivere Tarzan e altri romanzi di fantascienza e di avventura (escluso Tarzan, la produzione di Burroughs comprende anche 28 romanzi di fantascienza e 16 di avventure di ogni tipo).

Il creatore di Tarzan divenne poi giornalista e, a partire dal 1941, lavorò come corrispondente di guerra sui diversi fronti americani. Dopo il secondo conflitto mondiale tornò nel « Tarzan Ranch » a curarsi la malandata salute. Morì il 19 marzo 1950 e fu sepolto nel suo parco privato.

Elefante nella Jungla, disegno di Burne Hogarth

Un personaggio come Tarzan, così interessante e tagliato su misura per l’evasione dell’uomo del ventesimo secolo, non poteva restare estraneo alla storia del fumetto. Vi entrò però soltanto nel 1929 e la ragione di questo ritardo può essere facilmente spiegata: il fumetto che dominava allora era quello di natura comica e spettò proprio a Tarzan, insieme a Buck Rogers, il compito di iniziare il filone avventuroso, inaugurando la galleria degli eroi dell’epoca d’oro, tutti in qualche modo debitori a Tarzan di molte delle loro caratteristiche.

L’incarico di tradurre Tarzan in fumetti per i giornali quotidiani venne assegnato ad Harold Rudolph Foster, un canadese, nato nel 1892 ad Halifax, che aveva trascorso la giovinezza facendo il barcaiolo, il cacciatore e il pescatore, frequentando poi l’Accademia di Belle Arti di Chicago ed affermandosi in breve tempo come originale illustratore. Foster iniziò a disegnare « Tarzan of the Apes » a partire dal 7 gennaio 1929 e proseguì per una sessantina di strisce giornaliere fino al 16 marzo. A partire da quella data, le strisce giornaliere furono continuate da Rex Maxon, mentre Foster si dedicava alla grafica pubblicitaria e all’illustrazione. Le sessanta strisce giornaliere dell’avvio della storia erano tuttavia apparse così perfette nel disegno, che Foster venne richiamato a gran voce dai numerosissimi « fans » che Tarzan già contava tra gli appassionati del fumetto.

Lo stregone Chaka

Nel 1931 Foster iniziò così una serie di tavole domenicali a colori che proseguirono fino al 2 maggio 1937, quando decise di abbandonare Tarzan (che pure gli aveva procurato tanta fama e tanti quattrini) per dedicarsi ad un fumetto tutto suo, la lunga saga del principe Valiant, che assorbì completamente il suo lavoro dal 1937 ai nostri giorni. L’United Features Syndicate bandì allora una specie di concorso per trovare un successore al magnifico Foster.

Vi partecipò anche Burne Hogarth e bastò una sua tavola a convincere il Syndicate di avere scoperto l’uomo giusto. Hogarth era nato a Chicago il 25 dicembre 1911, aveva studiato storia dell’arte ed antropologia presso il Crane College e nel 1923 suo padre lo aveva condotto, con un pacco sotto il braccio, all’Art Institute di Chicago.
« Lì » ha scritto Hogarth « svolse il pacco e rovesciò davanti all’uomo seduto dietro alla scrivania i miei disegni, schizzi, abbozzi incompiuti, che aveva gelosamente conservato, e domandò se rappresentassero un motivo sufficiente per iscrivermi ai corsi del sabato presso la scuola. Così cominciò la faccenda. »
Hogarth frequentò anche la Northwestern University e la Columbia University e fin dall’età di quindici anni era stato disegnatore presso l’Associated Editors Syndicate. Nel 1929 creò il suo primo fumetto, « Ivy Hemmanhaw », ma lo proseguì per breve tempo. Nel 1933 si diede all’insegnamento della storia dell’arte e l’anno successivo decise di trasferirsi a New York dove si impiegò come disegnatore presso il King Features Syndicate.

Quando Hogarth, alla fine del 1936, fu incaricato di ereditare da Foster le tavole domenicali di Tarzan, il signore della giungla esisteva già da ventidue anni, da diciotto era protagonista di film e da otto trionfava sui giornali attraverso i fumetti.

Con Hogarth, Tarzan raggiunse la vetta della perfezione: la sua figura scattante e muscolosa, il suo mondo africano di maniera, le sue avventure in parte ispirate ai romanzi di Borroughs ma in gran parte inventate dallo stesso disegnatore, costituirono gli ingredienti di un successo che dal punto di vista artistico non ha rivali nella storia del fumetto e che tutt’al più divide il primato col principe Valentino (Prince Valiant) di Foster.
Del suo Tarzan, lo stesso Hogarth ha scritto nel 1967: « Tarzan è senza dubbio un eroe autentico. E’ l’archetipo di quel genere di individui fuori dall’ordinario che le nostre fantasticherie animano di una vita magica, l’eroe ideale, il campione sublime, quella parte emancipata di noi stessi, liberata dall’opprimente prigione della vita quotidiana.

E’ quel tanto di nostalgico che alberga in ciascuno di noi, nasce da noi stessi e dalla nostra immaginazione, invincibile e immortale. Concepito in un periodo di innocenza, è l’incarnazione del nostro segreto desiderio di essere liberati dalla mediocrità, dalla frustrazione e dalla degradazione in tutte le loro forme. E’ il nostro alter ego, il nostro secondo io, liberato, fatto di potenza, di grandezza e di magnificenza ».
Hogarth subentrò a Foster il 9 maggio 1937, proseguendo e concludendo il 3 ottobre dello stesso anno la storia « Tarzan nella città d’oro ». Nel 1938 realizzò « Tarzan e i boeri » e « Tarzan e i cinesi »; nel 1939 « Tarzan e i pigmei » e « Tarzan e le Amazzoni »; nel 1940 « Tarzan e i boeri » (secondo episodio) e « Tarzan e i popoli del mare e del fuoco »; nel 1941 « Tarzan contro Dagga Ramba »; nel 1942 « Tarzan e la fontana fatale » e « Tarzan e i barbari ». Tra il 1943 e il 1945 il signore della giungla fu messo al servizio della propaganda bellica e divenne protagonista di « Tarzan contro Kandullah e i nazisti », « Tarzan contro don Macabro » e « Tarzan contro i nazisti ».

Nell’immediato dopoguerra, Hogarth disegnò « Tarzan cohtro il mostro di Goru Bongura » e « Tarzan contro Orizu Khan » e quindi abbandonò l’uomo-scimmia, desideroso, come lo era stato Foster, di dedicarsi a disegnare un proprio personaggio, il gaucho Drago che, per quanto artisticamente ineccepibile, non incontrò il successo sperato.
A gran voce Hogarth venne invitato a riprendere in mano Tarzan, cosa che fece il 10 agosto 1947 (dopo un’interruzione di quasi due anni) con la storia « Tarzan nell’isola di Ka-Gor »; nel 1948 disegnò « Tarzan e N’Ani » e « Tarzan nell’isola di Mua-Ao »; nel 1949 « Tarzan e gli Onono » e « Tarzan e gli avventurieri »; nel 1950, infine, iniziò « Tarzan e il cacciatore di belve » che lasciò interrotto il 20 agosto 1950, quando decise di ritirarsi definitivamente dal settore dei fumetti.

Nel 1948 aveva tentato anche la creazione di una nuova striscia umoristico-satirica, « MiracIe Jones », che non ebbe una sorte migliore di quella toccata a Drago. Dal 1950 Hogarth concentrò tutta la sua attività sulla School of Visual Arts, da lui fondata nel 1947 e su alcuni pregevolissimi lavori di tecnica grafica condensati in tre volumi apparsi negli anni sessanta: Dynamic Anatomy, Drawing the Human Head e Dynamic Figure Drawing. Nel 1972 si è concesso un eccezionale ritorno agli antichi amori, pubblicando il volume Tarzan of the Apes, un meraviglioso rifacimento della prima avventura del signore della giungla, disegnato e colorato in modo perfetto, che ha fatto rimpiangere a tutti gli appassionati di Tarzan gli anni d’oro di Hogarth.
L’episodio della nascita di Tarzan era già stato brillantemente fumettato da Foster nelle sue tavole domenicali del 1931-1937.

Hogart disegna un giovane Tarzan

Hogart disegna un giovane Tarzan

Ecco come erano andate le cose. Nel 1888 un giovane nobile inglese, John Clayton Greystoke, fu incaricato di svolgere una missione delicata in una colonia britannica sulla costa dell’Africa occidentale. Partì jon la moglie, la nobile Alice Rutherford, e raggiunto il continente nero, si imbarcò a Freetown sul piccolo veliero Fuwalda per raggiungere la meta.

A bordo del veliero si scatenò ben presto un feroce ammutinamento che Lord Greystoke riuscì in un primo tempo a sedare. Poi, travolto dagli avvenimenti, fu obbligato dagli ammutinati a caricare su una barca tutti i suoi bagagli e a raggiungere con la moglie la costa africana, nel territorio dell’Angola.

Lady Alice era in attesa di un bimbo e Lord Greystoke provvide a costruire prima un rifugio in cima ad un albero e poi una capanna con il camino in muratura.
Furono settimane drammatiche perché oltre al problema della sopravvivenza i due dovettero affrontare anche quello della difesa dagli animali feroci che ben presto cinsero d’assedio il rifugio. Loro implacabile nemico divenne uno scimmione enorme che, poco impressionato dalle armi da fuoco, continuò a tendere agguati mortali, aggredendo anche la povera Alice.

Questa diede infine alla luce un maschio che venne chiamato John Clayton junior. Nella loro disperata solitudine, i due inglesi cercarono di allevare il piccolo nel migliore dei modi: per lui avevano portato dalla Gran Bretagna libri e giocattoli in previsione di una lunga assenza. Una notte, ad un anno dalla nascita del bambino, Alice, devastata dalla malattia e con la mente sconvolta, morì.
li povero Lord Greystoke, disperato e con il bimbo piangente, divenne allora facile preda dei suoi nemici.
Il capo della tribù delle gigantesche scimmie era Kerciak, un animale del peso di oltre un quintale e mezzo; comandava su otto famiglie d’i antropomorfi, per un totale di una settantina di individui.
Kala, una scimmia di otto anni, era la moglie di Tublat, uno dei capifamiglia; aveva appena partorito un piccolo che però morì, proprio quando Kerciak sferrò l’attacco decisivo alla capanna di Lord Greystoke.

I risultati furono drammatici: l’inglese fu sbatacchiato da Kerciak contro le pareti di tronchi e rimase al suolo esanime. Nella confusione generale, Kala vide il bimbo nella culla, lo prese in braccio e se lo portò via, lasciando al suo posto il cadaverino della sua scimmietta.
Kala allevò teneramente il piccolo John Clayton, allattandolo e difendendolo dai continui attacchi delle compagne. Lo stesso marito di Kala, il truculento Tublat, era contrario all’iniziativa della moglie e commentava: « Questa non diventerà mai una grande scimmia. Dovrai sempre portartelo in collo e proteggerlo. Che se ne fa di lui la tribù? E’ solo un peso! ».
Ma Kala volle mantenere il suo ruolo di madre adottiva i un essere così diverso e, gli diede il nome di Tarzan, che nella lingua delle grandi scimmie significava « bianco sole ».

Così il piccolo europeo crebbe imitando le scimmie e imparando, come loro, a destreggiarsi con le liane da un albero all’altro, finché un giorno, girovagando per la giungla, trovò la capanna dove aveva vissuto i suoi primi giorni. Qui, guardando le figure dei libri che Lord Greystoke aveva portato per lui, capì a quale razza apparteneva; si armò di un pugnale, imparò a leggere e divenne capo della tribù delle grandi scimmie, iniziando una lotta senza fine contro gli animali prepotenti e contro gli uomini bianchi e neri che si avvicinavano alla sua zona di foresta con intenzioni malevole.
L’inizio del mito di Tarzan è in questo episodio tratto di peso dal primo romanzo di Burroughs e Hogarth, come tutti gli altri disegnatori dei fumetti tarzaniani, vi si è uniformato, considerandolo una matrice nella quale innestò personaggi ed episodi di tipo svariato.

Una straordinaria tavola di Hogarth

Jane, la moglie di Tarzan, era la figlia di un esploratore bianco: i due si sposarono regolarmente ed ebbero un figlio, Jack, che dalle grandi scimmie fu chiamato Korak.
Hogarth è stato dunque il migliore interprete delle avventure di Tarzan: la sua importanza nella storia del fumetto è determinante. Proprio disegnando Tarzan (è da ricordare che anche in questo, come in pochi altri casi, il balloon è assente e i dialoghi sono inseriti nella didascalia al piede di ogni illustrazione), Hogarth introdusse nella tecnica dei disegnatori di fumetti alcune importanti novità, riguardanti la sequenza delle azioni e il montaggio della storia, oltre ad un personalissimo stile del disegno che risentiva della pittura michelangiolesca per i visi e i corpi umani; e della pittura giapponese e cinese per il paesaggio.
Un critico, Harry Hablitz, ha scritto: « Hogarth fonde l’illustrazione e il cartoon con una visione del fumetto che era e che rimane unica. Ha capito che il fumetto di avventure deve spingere l’azione e il dramma al di sopra di tutto il resto. E’ anche consapevole che la pagina di un fumetto si legge rapidamente e rapidamente si dimentica.
La sua stessa natura non permette una lettura senza fretta, tale da consentire il rilievo dei più piccoli dettagli. Il Tarzan di Hogarth è il risultato della franca accettazione che il cartoon è tutto questo e non solo un’illustrazione ».
Un altro critico, Francis Lacassin, ha scritto: « Al centro dell’opera di Hogarth è il fascino emanato da un corpo vivo. Poiché Hogarth voleva che Tarzan si muovesse e vivesse più in là di quanto la realtà concede, fu costretto a costruire intorno al personaggio un mondo immaginario, capace di diventare deliberatamente fantastico. Si tratta di un fantastico che deriva da una trasformazione della realtà e da una violenta rappresentazione di sentimenti e di valori ».

Tarzan visto da Rex Maxon

Decine di altri illustratori si sono cimentati con il personaggio di Tarzan. Per le strisce quotidiane, dopo Rex Maxon, si sono alternati Russ Manning e Joe Celardon, mentre per le tavole domenicali c’è stata tutta una fioritura di disegnatori, da Dan Barry a John Leliti, a Paul Reinman, a Nick Cardy, a Bob Lubbers, a Ruben Moreyra (detto Rubimor).

Anche i comic-books di Tarzan hanno avuto e stanno ancora avendo grande successo. Il filone più interessante è quello che si è valso dei testi di Gailard Du Bois e dei disegni di Jesse Marsh, ma anche in questo settore il contributo di Russ Manning è stato molto importante, insieme a quello di Tony Sgrol e di Joe Kubert.

C’è poi tutta una imponente letteratura fumettistica sulle imitazioni di Tarzan (i cosiddetti « tarzanidi ») e sui suoi eredi. Grande successo, per esempio, hanno riportato i comic-books dedicati a Korak, il figlio di Tarzan, che dal 1964 hanno visto al lavoro l’inesauribile Russ Manning. Anche in Italia Tarzan a fumetti ha un notevole numero di appassionati: venne presentato per la prima volta nel 1937 sull’Audace e un anno dopo, per non scontentare il Minculpop, il suo nome fu cambiato in Sigfrido, evidentemente per fare un piccolo piacere al ministro nazista della cultura, l’ineffabile Goebbels.

Tarzan di Russell Manning

Fumetti

Come per tutti i personaggi di successo, anche su Tarzan vennero realizzati una serie di fumetti di formato differente. Il primo sbocco fu quello delle strisce a fumetti giornaliere (daily strip), che esordirono nel 1929, a cui nel 1931 si affiancarono le tavole domenicali (Sunday Pages).
Questi primi fumetti sul Re delle Scimmie si avvalesero della collaborazione di cartoonist del calibro di Hal Foster, Rex Maxon, Ruben Moreiro, William Juhre, Burne Hogarth, Dan Barry, Bob Lubbers, John Celardo e Russ Manning, l’autore che più di tutti legò il suo nome al mitico personaggio di Burroughs.
Attualmente le strisce continuano, pubblicate dall’United Feature Syndacate (gli stessi che hanno, recentemente, portato in USA le strisce di Lupo Alberto), ad opera di Alex Simmons per i testi ed Eric Battle ai disegni. Le strisce possono anche essere trovate on-line su Tarzan daily strip.
Anche nel formato più ampio del Comic Book vennero prodotte storie importanti, realizzate, tra gli altri, da grandi maestri come Joe Kubert, Franc Reyes, José Garcia-Lopez e il grandissimo John Buscema, autore anche di molte delle storie a fumetti dedicate a Conan.
Fu la Dell Publishing, nel 1939, a sobbarcarsi per prima l’onere e l’onore di realizzare questi albi sull’”Uomo Scimmia”. Il compito passò, quindi, nel 1962 alla K.K.Publishing, che pubblicò materiale inedito fino al 1972. Contemporaneamente (dal 1964 al 1965) anche la Charlton presentò materiale su Tarzan.

Una pagina di Ruben Moreira

Una pagina di Ruben Moreira

L’eroe di Burroughs passò quindi nelle mani delle major, ovvero le case di produzione più importanti: prima la DC Comics, dal 1972 al 1977, quindi la Marvel Comics fino al 1979. Successivamente si assicurò i diritti, fino al 1992, la Malibu Comics che pubblicò una mini serie con una versione violenta e inedita del personaggio di Burroughs, mentre a tutt’oggi il materiale su Tarzan viene edito dalla Dark Horse.
Tarzan è stato anche protagonista di incontri e scontri con altri personaggi dei fumetti e dell’immaginario in genere. Con Superman in un elseworld intitolato Sons Of The Jungle scritto da Chuck Dixon e disegnato da Carlos Meglia e con Batman in Claws of the Catwoman scritto da Ron Marz e disegnato da Igor Kordey. In At the Earth’s Core, Tarzan viene catturato dall’alieno Predator in una storia edita da Dark Horse e scritta da Walter Simonson e disegnata da Lee Weeks. In una mini serie in quattro parti il figlio della giungla incontra anche Carson of Venus altro personaggio creato da Burroughs.

Tarzan di Joe Kubert

Tarzan di Joe Kubert


Edizioni in italiano
I fumetti di Tarzan sono giunti anche in Italia fin dal 1933 per merito della Mondadori, che li inserì in appendice alla rivista I romanzi di cappa e spada. Anche altri editori, oltre alla Mondadori, presentarono, nel corso degli anni successivi, le storie dell’eroe: la S.A.E.V. su Audace, Pinocchio e Jumbo; l’A.P.I. su Paperino, la Universo su L’Intrepido e gli Albi dell’Intrepido; la Società Editrice Lombarda su Il giorno dei ragazzi.
Infine, fra il 1968 e il 1980, l’Editoriale Cenisio ha pubblicato in maniera organica tutta la produzione di Foster, Hogarth e Manning, oltre ad un’ampia selezione dell’opera di Celardo, Lubers e Maxon. A questi vanno aggiunte le edizioni italiane dei comic book e un certo numero di storie prodotte appositamente per il mercato europeo. Dal 2003 al 2005 le Edizioni IF hanno riproposto, in un omonimo mensile durato dieci numeri, i cicli di Kubert e Buscema.
Nel 2008 Planeta DeAgostini ha avviato la ristampa delle storie disegnate da Hal Foster in volumi cartonati.

Bibliografia
Le informazioni sui film sono ricavate dal sito FILM.TV.IT, impostando tarzan come chiave di ricerca, mentre le informazioni sui fumetti sono ricavate dal volume dei Classici del fumetto di La Repubblica dedicato a Tarzan.

Altri progetti
Collabora a Commons Wikimedia Commons contiene file multimediali su Tarzan

Collegamenti esterni
Documentary 52′: I, Tarzan

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