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Li’l Abner


  • Li'l Abner

  • Una volta all’anno, verso il 16 novembre, in una delle zone montagnose degli Stati Uniti tagliate fuori per la loro posizione geografica dalla civiltà tecnologica, ci celebra il Sadie Hawkins Day. In quel giorno tutte le zitelle del paese hanno il diritto di conquistarsi un marito correndogli dietro e raggiungendolo prima che nella vallata sorga il nuovo sole. Questo rito fa parte delle tradizioni antichissime della contea di Dogpatch e risale addirittura all’epoca della prima colonizzazione.
  • Sadie era figlia di Hekzebiah Hawkins, il primo capo della comunità di Dogpatch; era la più brutta ragazza delle colline e non riusciva a sposarsi. Un giorno disse al padre: « Papino, nessuna proposta ancora! O mi trovi un marito o mi hai sul gobbo per il resto della tua lunga vita ». Il pioniere decise di passare all’azione. Convocò gli scapoli del paese e annunciò: « Scapoli! Poiché nessuno di voi è stato abbastanza uomo da sposare mia figlia, devo prendere gravi misure. Quando io sparerò il primo colpo di pistola, voi vi metterete a correre. Al secondo colpo di pistola Sadie si metterà alla vostra caccia. Quello che riuscirà a prendere sarà suo marito! ».
  • Hekzebiah Hawkins era tanto potente che nessuno osò protestare e così Sadie ebbe il suo uomo. Le altre zitelle trovarono che era stata una buona idea e tanto brigarono che da allora una volta all’anno si celebra a Dogpatch il Sadie Hawkins D~ay e le pulzelle più leste di gamba riescono così ad accasarsi. Questo rito è una delle tanti tradizioni della contea di Dogpatch, un’isola nel macrocosmo americano, nella quale sopravvivono i rappresentanti di una comunità di piccoli proprietari agricoli rimasta indietro di almeno quattrocento anni e nella quale Al Capp sta facendo vivere da quarant’anni ormai i protagonisti del suo inarrivabile fumetto di Li’l Abner.
  • Il vero nome di Al Capp è Alfred Gerald Caplin: è nato da genitori di origine lituane a New Haven, nel Connecticut, il 28 settembre 1909. Crebbe in un ambiente tutt’altro che agiato e verso i nove anni, a causa di un grave incidente automobilistico che gli lasciò una menomazione fisica permanente, fu costretto a rimanere immobilizzato a letto per molti mesi. In questo periodo si divertì a disegnare e decise una volta per tutte che da grande avrebbe fatto il cartoonist. Dopo aver frequentato le scuole primarie nel New England, infatti, Al Capp proseguì i suoi studi artistici presso l’Academy of Fine Arts di Filadelfia e presso la Museum School di Boston, entrando nel mondo dei fumetti con l’aiuto di Ham Fisher.
  • Il suo primo impiego lo ebbe presso l’Associated Press all’inizio degli anni trenta, quando realizzò la sua prima striscia dal titolo « Col. Gjlfea_ ther ». Il grande successo venne quando, ancora convinto di essere alle prime armi, riuscì invece a sfondare con una striscia iniziata sul New York Mirror il 13 agosto 1934 e intitolata « Li’l Abner ».
  • Diciannove anni dopo un grande scrittore del calibro di John Steinbeck proponeva addirittura di inserire Al Capp nella rosa dei candidati al premio Nobel per la letteratura, scrivendo: « Penso che Al Capp sia probabilmente il più importante scrittore del mondo del momento. Al Capp non è riuscito soltanto a criticare, ma anche a far accettare la sua critica e a divertire con essa. Soltanto Cervantes e Rabelais avevano ottenuto questo risultato prima di lui ». La lunga e interminabile storia di Li’1 Abner si svolge nella contea di Dogpatch, al centro di una zona che etnologi e guide turistiche definiscono come « il territorio degli Hillbillies ». Gli Hillbíllies sono i discendenti dei primi coloni scozzesi, irlandesi e gallesi che, sistematisi negli Stati Uniti nel diciassettesimo secolo, si sono via via isolati dagli altri pionieri, rimanendo strettamente legati alla povera agricoltura delle montagne dell’Arkansas, parlando una lingua piena di vocaboli dell’età elisabettiana, alterati da innumerevoli deviazioni dialettali proprie dei montanari. Coltivano barbabietole e granaglie strappando poco prodotto a una terra avara e lottando contro le invasioni delle termiti, allevano porci, si dedicano alla caccia e ad appassionanti gare a chi sputa più lontano e il loro mondo culturale è pressoché nullo.
  • Sono, salvo rare eccezioni, analfabeti e nel loro modo di vivere confluiscono in eguale misura la pigrizia, l’orgoglio, la superstizione e la miseria.
  • Dogpatch è il paese ideale nel quale Al Capp ha collocato la sua storia: un paese abitato da una strana gente che la natura divide in due categorie molto nette: quella dei belli e quella dei brutti. Le due categorie sono chiaramente distinguibili in tutte le famiglie, anche in quella degli Yokum. Belli e alti sono Li’l Abner, un ragazzone di vent’anni o poco più, e il fratello Tiny di quindici anni; brutti e piccoli sono i due genitori Mammy Yokum detta Patsy e Pappy Yokum detto Lucifero. La stessa cosa succede nella famiglia Scragg dove, in mezzo ad un assortimento di brutti e di piccoli, emerge l’adorabile, alta, ben proporzionata e femminilmente maggiorata Daisy Mae, perennemente sulla soglia della maggiore età. La saga di Dogpatch che, come si è detto, dura ormai da quarant’anni, ruota intorno ai due protagonisti, Li’l Abner Yokum e Daisy Mae Seragg.
  • Lui è candido e rozzo, ingenuo fino al midollo, quintessenza del cul turismo americano, dal cervello chiaramente limitato, vittima al cento per cento del complesso di Edipo, eppure provvisto di una simpatia eccezionale. Vive la sua esistenza di hillbilly fino in fondo, riposando il più possibile e concedendosi molto spesso, in nome e a difesa della comunità di Dogpatch, viaggi nel mondo « civile », nelle grandi città e persino all’estero.
  • Quando viaggia Li’1 Abner si veste in modo sgargiante e squisitamente provinciale: in testa una paglietta estemporanea con un nastrino a strisce, al collo un cravattone a righe molto vistoso, ai piedi un paio di scarponi pesantissimi da montanaro che gli conferiscono un’andatura da perfetto villico, oltre ai pantaloni e alla giacca della festa entrambi un po’ corti e fuori misura. La sua preoccupazione più vistosa nei primi diciassette anni di esistenza della striscia è stata quella di non farsi « incastrare » da Daisy Mae e dalle altre avvenenti figliole di Dogpatch, preferendo le ali protettrici della madre e convinto dell’opportunità e della convenienza di restare eternamente fanciullo.
  • Daisy May  nel tempo ha subito una meravigliosa trasformazione: nelle prime strisce del 1934 era una fanciulla molto carina con i capelli biondi legati in una lunga treccia e con il corpo acerbo, Poi con gli anni la sua femminilità si è accentuata: il seno e i fianchi hanno subito una perfetta crescita con i canoni della maggiorata fisica: ne è saltato fuori uno splendido esemplare di insipida femminilità (come ha scritto qualcuno), con i capelli biondi pettinati alla Marilyn Monroe, una camicetta a pois che trattiene a stento uno splendido seno e una minigonna dall’urlo sbrindellato che poco lascia all’immaginazione. Ma Daisy Mae, oltre ad essere bella, è soprattutto fedele, dolcissima e ingenua, impegnata a dare la caccia al suo Lil.
  • Nella contesa amorosa tra i due si inserisce costantemente la madre di LPI, Patsy Yokum, una piccola, minuta e bruttissima donnetta che fuma perennemente la pipa e che concentra in sé le caratteristiche del matriarcato americano: dispotismo, gelosia, senso possessivo. Incartapecorita, asessuata e « dura » nelle dispute, Ma Yokum persegue il compito di proteggere il figlio dalle insidie delle pretendenti e di preparare Daisy May, sposa designata, al compito di succederle nella tutela di Li’l, convinta com’è che un uomo non possa sopravvivere senza una donna che lo protegga, lo curi e lo diriga.
  • Il lungo antiromanzo d’amore dei nostri due maggiorati si concluse felicemente con un matrimonio di fortuna nel marzo 1952, dopo diciassette anni di contese. Li’1 Abner si decise al gran passo quando vide che Fearless Fosdick, il poliziotto protagonista del fumetto che seguiva ogni giorno con passione, aveva fatto altrettanto. Anche sposato Li’1 continuò e continua ad essere circuito da meravigliose ragazze. Una delle tante la incontrò sull’autostrada facendo l’autostop e lei gli si offrì dicendo: « Ho un metro di petto e sono l’ultima delle camioniste di linea! ».
  • Ma Li’1 è tornato sempre dalla sua dolce Daisy Mae perché, a parte un innegabile tiepido affetto, è là che si mangiano le migliori bistecche di maiale e le torte di zucca di cui va ghiotto. A proposito di donne, non si deve dimenticare, tra la gente di Dogpatch, la splendida figlia di Mc Swi-, ne, Raggio di Luna, guardiana di porci e sempre intenta a far pedicure con un forbicione. Un giorno il padre le dice: « Se tu ti curassi un po’ di più, potresti attirare gli uomini invece delle pulci », e lei, dopo aver fatto il primo bagno della sua vita, affermerà: « Mi sono lavata, babbo, ma non mi sento a mio agio! ».
  • Qualche tempo dopo il matrimonio, Daisy Mae dà a Li’l un erede: il biondo e maggiorato Honest Abel che fin dai primi anni dimostra gli stessi gusti e le stesse inclinazioni del padre, magari con un briciolo di intelligenza. in più.
  • In quarant’anni di vita, la striscia di Li’1 Abner, nata come una cronaca di Dogpatch, è divenuta un diario stimolante di tutti gli avvenimenti importanti, e degli umori politici e sociali degli Stati Uniti. 1 cinesi, i comunisti russi, i presidenti Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson e Nixon, oltre a Marlon Brando, Frank Sinatra e Grace Kelly sono via via comparsi nelle strisce di Al Capp, sempre sottoposti ad una serrata critica di costume e bersagliati dall’umorismo pungente dell’autore. In questo « diario americano », che è stato via via definito rooseveltiano, coraggioso, antimaccartista, nixoniano e, per finire, qualunquista (la posizione politica di Al Capp è un motivo di discussione continua tra i suoi fans), la gente di Dogpatch, questo popolo tagliato con l’accetta e apparentemente collocato ai margini di un qualsiasi sviluppo economico e tecnologico, la fa da protagonista e più volte membri della famiglia Yokum sono stati convocati alla Casa Bianca per affrontare grossi problemi del Paese.
  • Un giorno, per esempio, nel loro territorio apparvero gli Shmoos, strani esseri bianchi e sferici, muniti di zampe posteriori e di una testina baffuta che si offrirono a tutti come cibo. Messi in padella diventavano bistecche di maiale, infilati nella pentola sapevano di pollo, cotti sulla griglia si trasformavano in bistecche. Bastava chiedere loro qualcosa e subito la fornivano: latte, frutta, uova in comode confezioni da trasporto con l’etichetta « Prima scelta », scatolame, dolci, hamburgers, insomma ogni ben di dio. Non si nutrivano di niente, si moltiplicavano a dismisura e se leggevano negli occhi di qualcuno l’ingordigia si suicidavano per farsi mangiare.
  • Dopo aver approfittato degli Shmoos, le istituzioni americane dichiararono loro guerra. « La ragione per cui » spiegò Li’1 Abner « gli Shmoos sono la cosa peggiore che possa accadere all’umanità, è che con loro in giro nessuno deve combattere contro gli altri, né imbrogliare, né preoccuparsi e senza questi sport il mondo si fermerebbe! » La stirpe degli Shmoos fu soppressa (e anche due altri loro ritorni vennero bloccati) soprattutto per ragioni politiche: lo stesso Al Capp disse che erano stati eliminati per non togliere la guerra ai generali, i profitti ai monopoli e il mondo dall’odio, dalla fame e dall’oppressione. « Un buon americano » dicevano i manifesti « ammazza gli Shmoos. Gli Shmoos sono cattivi perché sono così buoni! »
  • Li’1 Abner commentò: « Ora che gli Shmoos non ci sono più, ciascuno di noi tornerà al lavoro dalla mattina alla sera, a pagare le tasse e a vivere nel terrore della guerra: sono tornati i tempi felici ».
  • Una sorte non migliore fu riservata ad altri esseri giunti in regalo a Dogpatch dall’Australia: i Kigmies che avevano la proprietà di godere smisuratamente quando venivano presi a calci nel sedere. L’O.N.U. venne abolita perché le guerre non avevano più motivo di esistere, visto che ci si poteva sfogare con i Kigmies: gli avvocati morirono di fame; i génerali vennero licenziati a dozzine; le fabbriche di fasce e di disinfettanti fallirono. Anche in questo caso Al Capp fu costretto a farli sparire da Dogpatch e dagli Stati Uniti.
  • Nella lunga saga di Dogpatch ne sono successe di tutti i colori e ne continueranno a succedere perché la vena di Al Capp è inesauribile. A partire dal 1948, lavora infatti anche sul personaggio di Fearless Fosdick, un intrepido, ingenuo e illuso poliziotto che è la perfetta caricatura del Dick Tracy di Chester Gould. Fosdick è nato nella striscia di Li’1 Abner e poi si è reso autonomo: è uno scapolo impenitente, assurdo nel suo attaccamento al dovere e alla giustizia, un moderno Don Chisciotte, eternamente fidanzato di Prudence Pimpleton, ma mai in condizioni economiche tali da permettergli di sposarla (il matrimonio che decise Li’1 Abner allo stesso passo fu soltanto un sogno) e che si consola dicendo: « Ho passato ventisette anni certamente gloriosi nella polizia: mai aumenti, mai promozioni, mai vacanze… ma ho avuto l’onore di quattro strette di mano davvero inestimabili! ».

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