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La fantascienza


http://www.fantascienza.com/blog/mauriziomanzieri/wp-content/uploads/2008/07/fivethrillers2-thumb.jpgLa fantascienza è un genere di narrativa popolare di successo sviluppatosi nel Novecento, che ha le sue radici nel romanzo scientifico ottocentesco. Dalla letteratura la fantascienza si è presto estesa agli altri mass media, anzitutto il cinema, quindi i fumetti e la televisione.

La fantascienza ha come tema fondamentale l’impatto di una scienza e/o una tecnologia – attuale o immaginaria – sulla società e sull’individuo. I personaggi, oltre che esseri umani, possono essere alieni, robot, cyborg o mutanti; la storia può essere ambientata nel passato, nel presente o, più spesso, nel futuro.

Il termine è usato, in senso più generale, in riferimento a qualsiasi tipo di letteratura di fantasia che includa un fattore scientifico, comprendendo a volte ogni genere di racconto fantastico; un certo grado di plausibilità scientifica rimane tuttavia un requisito essenziale.

L’espressione inglese science fiction fu coniata da Hugo Gernsback nel 1926. Gernsback inizialmente chiamò questo genere di storie scientific fiction. L’espressione poi si contrasse in scientifiction, per ridursi all’attuale science fiction (tra gli anglosassoni è oggi popolare anche l’abbreviazione Sci-Fi). Il calco italiano fantascienza è attribuito a Giorgio Monicelli nel 1952.

Storia

La nascita della fantascienza viene per convenzione fissata al 5 aprile del 1926, quando uscì negli Stati Uniti la prima rivista di fantascienza, Amazing Stories, diretta da Hugo Gernsback, ma al genere possono essere ascritte numerose opere precedenti, dal Frankenstein di Mary Wollstonecraft Shelley ai romanzi di Jules Verne e Herbert George Wells.

Prima della fantascienza

Prima della fantascienza esistevano i resoconti dei viaggiatori. Da qualche parte, lontano da qui, in qualche angolo inesplorato del mondo, esistevano strane culture, fauna e flora esotiche, a volte persino mostri marini.

Frontespizio del libro La philosophe sans pretention di Louis Guillaume de La Follie, Parigi, Clousier, 1775

La fantascienza vera e propria fu resa possibile solo a partire dalla nascita della scienza moderna, in particolare dalle rivoluzioni avvenute nel campo dell’astronomia e della fisica. Fianco a fianco con l’antico genere della letteratura fantastica (oggi chiamata anche fantasy), vi erano notevoli precursori, tra i quali:

Il più rilevante esempio rimane però il romanzo Frankenstein di Mary Wollstonecraft Shelley, pubblicato per la prima volta nel 1818. Brian Aldiss, nel suo libro Billion Year Spree, rivendica che Frankenstein rappresenta “il primo lavoro seminale al quale l’etichetta di fantascienza può essere logicamente appiccicata”. È anche il primo esempio del cliché dello “scienziato pazzo“. Un altro romanzo futuristico di Mary Shelley, L’ultimo uomo (The Last Man), è a sua volta spesso citato come la prima vera storia di fantascienza.

La prima fantascienza


Tripode alieno illustrato nell’edizione francese del 1906 de La guerra dei mondi di H. G. Wells

Una città del futuro illustrata per il romanzo La fin du monde di Camille Flammarion, 1894

La fantascienza in Europa inizia propriamente alla fine del XIX secolo con il romanzo scientifico (scientific romance), di cui un esponente di spicco fu Jules Verne (18281905), per il quale la scienza era piuttosto sul livello dell’invenzione, come pure le storie di critica sociale orientate alla scienza di H. G. Wells (18661946).

Wells e Verne non furono privi di concorrenti nello scrivere la prima fantascienza: racconti e romanzi brevi con temi di immaginazione fantastica apparivano nei quotidiani in tutta la fine dell’Ottocento e molti di questi utilizzavano idee scientifiche come espediente per l’immaginazione. Erewhon è un romanzo di Samuel Butler pubblicato nel 1872 sul concetto che le macchine potessero un giorno diventare senzienti e supplenti della razza umana. Malgrado sia più conosciuto per altre opere, sir Arthur Conan Doyle scrisse anch’egli di fantascienza. L’unico libro in cui Charles Dickens si avventurò nel territorio della speculazione scientifica e gli strani misteri della natura è stato il suo romanzo Casa desolata (Bleak house, 1852), nel quale fa morire uno dei personaggi di combustione umanhttp://www.comicsreporter.com/images/uploads/kirby70s01.jpga spontanea (dopo avere svolto minuziose ricerche sulla casistica del fenomeno).

Wells e Verne avevano entrambi un bacino di lettori internazionale e influenzarono numerosi scrittori, in particolare in America, dove ben presto nacque della fantascienza autoctona. Molti scrittori britannici inoltre trovavano più lettori nel mercato americano, scrivendo in uno stile americanizzato.

La science-fiction come fenomeno letterario di massa è spesso fatta risalire alla pubblicazione negli Stati Uniti del primo numero di Amazing Stories (Storie sorprendenti), il 5 aprile del 1926. Hugo Gernsback, il fondatore della rivista, nell’editoriale annunciava di voler pubblicare: “… Quel tipo di storie scritte da Jules Verne, H. G. Wells ed Edgar Allan Poe – un affascinante romanzo fantastico, in cui si mescolino fatti scientifici e visioni profetiche… “.

Nel 1922 era invece uscito in URSS il romanzo Noi di Evgenij Zamjatin, che è considerato il precursore di molti successivi romanzi distopici

Il successivo grande scrittore britannico di fantascienza dopo H. G. Wells fu Olaf Stapledon (18861950), le cui quattro opere maggiori (Last and First Men, 1930; Odd John, 1935; Star Maker, 1937; Sirius, 1940) introdussero una miriade di idee da quel momento in poi adottate dagli scrittori.

Più tardi, le opere di John Wyndham (19031969) guadagnarono l’acclamazione del pubblico dei lettori e della critica. Wyndham, che scriveva sotto una quantità di pseudonimi, amava riferirsi alla fantascienza anche con il nome di logical fantasy. Prima della seconda guerra mondiale, Wyndham scriveva quasi esclusivamente per i pulp magazine americani, ma nel dopoguerra divenne noto al grande pubblico, anche al di fuori dell’ambito degli appassionati di science fiction, a partire dal suo romanzo Il giorno dei trifidi (The Day of the Triffids, 1951).

Anni quaranta: inizia l’età d’oro

Riviste di fantascienza

La prima fantascienza aveva una forte base avventurosa ed era caratterizzata dalla “meraviglia” per i progressi della scienza (si era nell’epoca dell’avvento dell’elettricità), ma già dagli anni quaranta cominciò a occuparsi più delle ripercussioni del progresso scientifico che delle ipotetiche conquiste della scienza per http://www.frontlinebooks.co.uk/frontline/files/images/covers/0007181701.jpgsé stesse.

Questi anni sono dominati dalla figura di John W. Campbell, che alla fine del 1937 assunse la direzione della rivista Astounding Stories nella quale ospitò tutti gli autori della cosiddetta Golden Age (Età dell’oro), quali A. E. Van Vogt, Isaac Asimov, Robert A. Heinlein, Clifford D. Simak, Ray Bradbury, Theodore Sturgeon: per quanto l’”età d’oro” vera e propria si concluda negli anni cinquanta, questi scrittori sarebbero diventati i “mostri sacri” a cui si sarebbero rifatti tutti i successivi autori, compresi quelli degli anni sessanta, anche solo per contestarli o farne la satira

Secondo i critici degli anni cinquanta, la caratteristica della fantascienza americana era l’estrapolazione, ovvero il riconoscimento, sulla base di alcuni elementi, di una tendenza in atto per proiettarla nei suoi sviluppi futuri, non tanto con lo scopo di prevedere il futuro come farebbe la futurologia, quanto per discutere fenomeni del presente estremizzandoli in un contesto ipotetico. Altri spunti critici mettono invece in luce il (prevalente) riferimento al “sense of wonder” (“la meraviglia”), che fa appello ad un analogo della “volontaria sospensione dell’incredulità di cui parlava il poeta Coleridge (“Quella volontaria e momentanea sospensione dell’incredulità che costituisce la fede poetica”.

Anni cinquanta: tra sociologia e letteratura

Illustrazione per la rivista Amazing Stories, maggio 1959

Gli anni cinquanta segnano per la fantascienza americana un grosso cambiamento: all’atteggiamento fiducioso e ottimistico nei confronti della scienza, a causa della bomba atomica, si sostituisce un approccio più preoccupato, se non angosciato. La guerra fredda, la società dei consumi, la paura del diverso (sia esso il comunista o il nero, a causa delle lotte per i diritti civili), la società di massa americana dominata da pubblicità e televisionhttp://www.fabbricantidiuniversi.it/asimov/immagini/sonny.gife (significativa fu la vittoria alle elezioni del 1952 di Dwight D. Eisenhower su Adlai Stevenson: nonostante Stevenson fosse candidato più colto e brillante, l’apparato pubblicitario scatenato per sostenere Eisenhower lo portò alla vittoria): tutti questi temi diventano centrali in quella che verrà per lungo tempo chiamata “fantascienza sociologica

Rappresentanti più importanti di questa tendenza sono la coppia Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth, Robert Sheckley, Richard Matheson, Walter M. Miller, jr. nonché la prima produzione di Philip K. Dick.

Ma accanto a questa linea sociologica, che usa la fantascienza come strumento di critica della società americana e dei suoi eccessi, ce n’è un’altra, che s’incarna soprattutto nella figura del grande editor e scrittore Anthony Boucher, che si sforza di incoraggiare una migliore qualità letteraria della narrativa fantascientifica. Suo discepolo è Philip K. Dick, ma a questa tendenza appartengono anche altri scrittori che esplodono in questo decennio, come Fritz Leiber (che insegnava Shakespeare in un college) o Cordwainer Smith (coltissimo discendente di una potente famiglia americana, cresciuto in Cina e imbevuto della cultura di quel paese); si può dire che le esperienze di questi scrittori aprano la strada all’epoca successiva, gli anni sessanta della “New Wave”.

Anni sessanta: la New Wave


La rivoluzione nella fantascienza viene portata avanti sui due lati dell’Atlantico: nel Regno Unito c’è il gruppo di scrittori legati alla rivista New Worlds, tra cui spicca James Graham Ballard, ma che conta anche altri talenti del calibro di Brian W. Aldiss, John Brunner e Michael Moorcock. Negli Stati Uniti la figura di riferimento è il provocatorio e dissacrante Harlan Ellison, innovativo autore di racconti e curatore di due antologie (intitolate Dangerous Visions e Again, Dangerous Visions) che smuovono le acque con argomenti scottanti quali il sesso, le droghe, il femminismo, il razzismo, il Vietnam, ecc. Nelle antologie di Ellison ci sono nomi importanti della nuova fantascienza americana: Robert Silverberg, Philip José Farmer, Philip K. Dick, Roger Zelazny, Samuel R. Delany, Norman Spinrad, R. A. Lafferty, Joanna Russ, Ursula K. Le Guin, Gene Wolfe, Kate Wilhelm.

La fantascienza della New Wave è evidentemente il prodotto di due tendenze che s’incrociano creando un equilibrio instabile:

  • una ricerca letteraria che spinge molti scrittori a rifarsi ai modelli della letteratura modernista e alle avanguardie del postmodernismo, quindi a non scrivere nello stile da bestseller (letteratura di consumo) tipico fino a quel momento di molta letteratura fantascientifica (e il migliore rappresentante di questa tendenza è il più sofisticato e letterario tra gli scrittori americani, Thomas Disch);
  • una ben precisa volontà di andare a toccare temi tabù che erano stati assenti per anni dalle riviste di fantascienza: non a caso questo è il momento in cui s’inseriscono autori di colore, come Delany, o donne, come la Russ o la Le Guin, o dichiaratamente gay, come Thomas Disch e ancora Delany.

Se da un lato la nuova ondata (questo il significato letterale di New Wave) porta finalmente il mondo accademico – non solo negli Stati Uniti – a cominciare ad occuparsi della fantascienza (pur tra resistenze e incomprensioni), prova ne è che in questo periodo nascono le prime riviste accademiche di critica sulla fantascienza, Science-Fiction Studies, Foundation ed Extrapolation, dall’altro la sofisticazione letteraria di queste opere porta alla presa di distanza di molti fan che s’accontentavano della fantascienza letterariamente tradizionale degli Asimov e degli Heinlein.

Anni settanta

Alcuni fan travestiti da personaggi della saga di Guerre Stellari

Il decennio successivo è caratterizzato dalla continuazione dell’attività degli scrittori New Wave: soprattutto Ballard scrive in questo periodo la sua trilogia fondamentale, Crash, Il Condominio (High Rise) e L’isola di cemento (The Concrete Island). Entra in crisi invece Philip K. Dick, tra problemi di droga ed esistenziali. L’impatto innovativo della New Wave va però attenuandosi, e si deve parlare ormai di singoli autori che vanno ciascuno per la propria strada, più che di un collettivo che marcia compatto.

Il grosso fenomeno degli anni settanta è da un lato l’emergere di numerose scrittrici, sempre più interessate ai temi del femminismo e più in generale dell’identità femminile. Tra le figure dominanti spiccano sempre Joanna Russ e Ursula K. Le Guin, ma ad esse si aggiungono altre: Marion Zimmer Bradley, Lois McMaster Bujold, Doris Lessing (autrice che proviene da altre esperienze, ma che negli anni settanta scrive il monumentale ciclo fantascientifico di Canopus in Argos: Archives). A queste va aggiunta una scrittrice di primo piano, Alice Sheldon, che fino al 1977 si era nascosta dietro lo pseudonimo maschile di James Tiptree Jr..

Nel bel mezzo degli anni settanta il cinema di fantascienza segna la svolta con il travolgente successo di Guerre Stellari di George Lucas. Questa saga riporta infatti alla space opera degli anni quaranta e contiene forti elementi di sword & sorcery (tanto è stato usato per essa il termine science fantasy e alcuni commentatori si sono azzardati a dichiarare che si tratta di una fiaba riverniciata di fantascienza). Il successo clamoroso della serie fa presagire un ritorno alla fantascienza di intrattenimento dopo l’ondata “intellettuale” degli anni sessanta e settanta.

Anni ottanta: il Cyberpunk


A dominare la scena nel corso degli anni ottanta è decisamente l’ondata Cyberpunk. Il nuovo spazio da esplorare, dopo quello esterno tra le stelle e quello interiore della psiche, è quello virtuale delle tecnologie informatiche e di telecomunicazione. Si può ben dire che Internet viene profetizzata (anche se già ne esisteva una prima forma pionieristica) nel 1984 dal romanzo più celebrato del Cyberpunk, Neuromante di William Gibson con il suo cyberspazio. Anche il Cyberpunk viene lanciato da un’antologia di racconti, Mirrorshades, curata dall’intraprendente scrittore e giornalista Bruce Sterling.http://images.tribe.net/tribe/upload/photo/1eb/dac/1ebdacca-7026-4007-ba4c-03bf15bf2075

Sulla scia dell’ondata Cyberpunk si assiste ad un rinnovato interesse accademico per la fantascienza (vista sempre più come un’area confinante con la letteratura postmoderna), all’esplodere dell’immaginario fantascientifico nel nuovo ambito dei videogiochi, ma soprattutto ad un rinnovato interesse da parte del cinema di Hollywood, che comincia a realizzare, complici le nuove tecnologie digitali, film sempre più spettacolari spesso basati, direttamente o indirettamente, sui classici del genere

L’ondata Cyberpunk tuttavia dura meno della New Wave, soprattutto a causa dell’affievolirsi dell’ispirazione dell’autore più dotato, William Gibson. Altri autori del movimento si affermano in modo più o meno duraturo, come Lucius Shepard, Kim Stanley Robinson, Rudy Rucker, Lewis Shiner. A margine del movimento cyber sta una tra le più interessanti autrici che esordiscono in questi anni, la sofisticata e letteraria Pat Cadigan, mentre né è del tutto al di fuori l’altra figura di spicco della scrittura al femminile, l’afroamericana Octavia Butler.

Anni novanta

Questo periodo è caratterizzato da una forte ripresa della fantascienza britannica, tanto che alla fine del decennio si parlerà di un vero e proprio British Boom, legato all’attività di nuovi autori quali Iain Banks, Ken MacLeod, Michael John Harrison e infine il più giovane, China Miéville.

Negli Stati Uniti si assiste invece a un fenomeno di declino delle vendite di tali proporzioni che alcuni scrittori cambiano genere: tra essi vecchi leoni come Thomas M. Disch, che si ricicla brillantemente nell’horror con la sua Minnesota Supernatural Series; Robert Sheckley, che tenta di passare al giallo (come aveva già fatto negli anni sessanta), ma senza grandi risultati; Patricia Anthony, una delle autrici più promettenti, che dalla fantascienza passa al fantasy; Jonathan Lethem, considerato da alcuni l’unico vero erede di Philip K. Dick, che passa alla letteratura mainstream.

Tutto questo avviene proprio nel momento in cui temi, idee, immagini, luoghi, trame della fantascienza compaiono sempre più spesso anche al di fuori del genere, tanto che si parla di un genere avantpop che pesca dalla fantascienza come dal giallo, dal western, dall’horror. Oltre alla prima produzione di Lethem, è buon rappresentante di questa tendenza uno degli scrittori giovani, Matt Ruff.

Anche in Gran Bretagna la ripresa della letteratura fantascientifica si lega a fenomeni d’ibridazione, che fanno parlare di New Weird, o di weird fiction, o slipstream. China Miéville, ad esempio, nei suoi romanzi mescola fantasy, horror, gotico, fantascienza e (in dosi massicce) i giochi di ruolo.

La fantascienza italiana

La protofantascienza italiana

Ancora prima della nascita del termine fantascienza, a partire dagli ultimi anni del XIX secolo appaiono in Italia racconti e romanzi brevi di contenuto fantascientifico nei supplementi domenicali dei quotidiani, nelle riviste letterarie, in collane popolari ed opere antologiche. Gli autori sono tra i protagonisti della letteratura popolare dell’epoca, come Emilio Salgari e Yambo, ma anche note figure della letteratura, tra i quali Massimo Bontempelli, Luigi Capuana, Guido Gozzano, Ercole Luigi Morselli. Già prima di questi vi sono però degli interessanti quanto poco conosciuti esempi, come la Storia filosofica dei secoli futuri di Ippolito Nievo del 1860.

La nascita ufficiale (1952)

La nascita ufficiale della fantascienza in Italia è considerata generalmente il 1952, con il primo numero della rivista Scienza fantastica, avventure nello spazio, tempo e dimensione. A questa prima pubblicazione ne seguono altre, generalmente di breve vita, non tutte con storie avventurose in cui non mancano classici elementi come gli alieni dalla carnagione verde, armi a raggi, astronavi ed eroine scollate, in puro stile pulp. La prima rivista a pubblicare racconti di autori italiani è tuttavia Oltre il cielo, diretta dall’ing. Cesare Falessi, che affiancava lavori di science fiction al consueto novero di articoli sull’aviazione e l’astronautica. A testimonianza dell’aderenza del pubblico al canone da poco sviluppatosi oltreoceano, gli scrittori italiani pubblicano i loro racconti sotto pseudonimi rigorosamente anglosassoni (Gianfranco Briatore diventa John Bree, Ugo Malaguti si firma Hugh Maylon, Luigi Naviglio Louis Navire, Roberta Rambelli è Robert Rambell, al maschile, ecc.). Con Futuro tuttavia (a cura di Lino Aldani, già noto sotto lo pseudonimo di N. L. Janda, di Massimo Lo Jacono, già conosciuto sotto lo pseudonimo di L. J. Mauritius, e di Giulio Raiola) la science fiction italiana acquista un respiro internazionale che avrà però corta durata (otto numeri mensili soltanto fra il maggio-giugno 1963 e il novembre 1964). Ciò non impedì alla rivista di pubblicare un saggio di J. R. Wilcock (n. 5) e, per la prima volta in assoluto, un racconto di A. Bioy Casares (n. 6), oltre a interviste esclusive a Elio Vittorini ed Ennio Flaiano.

Il ruolo di Urania

Sempre nel 1952 la casa editrice Mondadori lancia una rivista ed una collana di romanzi, ispirandosi alla musahttp://meathaus.com/wp-content/images/urania_karel_thole2.jpgdell’astronomia: Urania. Primo direttore: Giorgio Monicelli. La rivista chiude dopo appena un anno, mentre i suoi romanzi a cadenza quindicinale riscuotono un grande successo. Negli anni sessanta le copertine sono disegnate da Karel Thole, mentre la direzione della collana viene assunta da Fruttero & Lucentini.

Il ruolo di Urania nella diffusione della lettura fantascientifica tra gli Italiani è rilevante: molti autori come Ballard, Dick, Le Guin ed altri furono pubblicati per la prima volta in questi libri dal cerchio rosso in copertina. Negli anni novanta il nuovo direttore Giuseppe Lippi modernizza staff e linee editoriale. Oggi, dopo oltre 50 anni di storia, Urania è ancora in edicola.

La collana ha inoltre istituito un noto premio letterario per autori italiani di fantascienza, che ha l’indubbio merito di aver scoperto e lanciato il più grande autore italiano di fantascienza, e probabilmente l’unico scrittore professionista del genere, Valerio Evangelisti.

La fantascienza online

Con l’eccezione di Urania, oggi la letteratura di fantascienza è praticamente scomparsa dalle edicole italiane, avendo ceduto molto terreno ai generi fantasy e horror. Il ruolo di riviste come Robot (tuttora pubblicata) è stato parzialmente ripreso dalle pubblicazioni sul Web (riviste e fanzine), che raggiungono migliaia di lettori. Le più popolari sono Delos e Il Corriere della Fantascienza che sono parte del portale Fantascienza.com e Intercom. Le riviste online raggiungono non soltanto il tradizionale lettore della narrativa di fantascienza, ma coinvolgono anche chi è appassionato a questo genere in altre forme, come cinema, fumetti e soprattutto serie televisive. In questo senso le riviste online contribuiscono in qualche misura ad avvicinare alla letteratura chi non la conosceva, dando un impulso, anche se di proporzioni tutte da verificare, allo sviluppo di nuove generazioni di lettori. Siti web, blog, forum, newsgroup e mailing list inoltre contribuiscono in questa direzione grazie alla creazione di grandi comunità di appassionati e al conseguente scambio di esperienze e di consigli di lettura, allargando quello che prima degli anni novanta era, sebbene in misura molto minore e qualitativamente diversa, il fenomeno del fandom.



Amazing Stories Quarterly, estate 1928

Malgrado la fantascienza sia stata un tempo incentrata anzitutto “sulla scienza“, all’interno e ai confini di questo tipo di narrativa si è evoluta una grande varietà di generi e sottogeneri, spesso con la commistione sempre più frequente della fantascienza con il fantasy e l’horror, tanto che alcuni autori e critici utilizzano di preferenza l’espressione fiction speculativa (o narrativa speculativa) per descrivere complessivamente il fenomeno e altri utilizzano il termine Slipstream intendendo il fantastico, cioè quella forma letteraria estremamente ampia che utilizza l’immaginario, il surreale e tutto ciò che non è mimetico della realtà, per dare maggior impatto ad un messaggio radicato nella visione politica, ideologica del reale.

Vi possono essere molti modi diversi per tentare di classificare un’opera di fantascienza; non di rado un’opera o un autore utilizzano vari temi contemporaneamente e si possono collocare all’interno di più filoni.

Una prima divisione, puramente convenzionale, viene spesso effettuata tra fantascienza hard o classica (hard science fiction) e fantascienza soft (soft science fiction), dove la prima si occupa con verosimiglianza degli aspetti tecnologici, la seconda rivolge il suo interesse ai temi più strettamente umanistici.

Un genere avventuroso molto popolare è la space opera, a base di astronavi e battaglie spaziali, che ha avuto un notevole influsso anche nella tv e nel cinema, da Star Trek a Guerre Stellari.

Movimenti che hanno introdotto nuovi fermenti nel panorama fantascientifico sono stati prima la New Wave (negli anni sessanta), poi il Cyberpunk (negli anni ottanta); quest’ultimo ha generato tutta una serie di sotto-filoni fino ai giorni nostri, e ad esso si affianca lo Steampunk.

Alcuni degli altri generi più popolari sono:

Temi tipici

Lo spazio interplanetario è uno dei temi classici della fantascienza

Alcuni dei temi più sfruttati nelle storie di fantascienza sono inoltre:

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Note

  1. ^ Inoltre la radio, i giochi di ruolo e i videogiochi. Nelle arti figurative è rappresentata soprattutto dall’illustrazione fantascientifica legata al mercato editoriale.
  2. ^ Per altre definizioni di autori celebri vedi (EN) Definitions of Science Fiction
  3. ^ “Le storie di fantascienza sono quelle in cui un qualche aspetto di scienza futura o di alta tecnologia è così integrale alla storia che, se togli la scienza o la tecnologia, la storia collassa.” (EN) “Science fiction stories are those in which some aspect of future science or high technology is so integral to the story that, if you take away the science or technology, the story collapses.” Ben Bova, Craft of Writing Sci. Fict. that Sells ii. 6, 1994. Tratto da Science Fiction Citations
  4. ^ Hugo Gernsback, How to Write “Science” Stories in Writer’s Digest , (in en) , 1930. , un breve articolo che è probabilmente il primo a parlare di come si scrive la fantascienza.
  5. ^ Romanzi di Urania n. 1, 1952. Qualche mese prima Lionello Torossi aveva proposto l’espressione scienza fantastica. Giuseppe Lippi, Il senso del futuro. Il tempo nella fantascienza in Giuseppe Ardrizzo (a cura di) L’esilio del tempo: mondo giovanile e dilatazione del presente, Roma, Meltemi Editore srl, 2004. ISBN 9788883532825
  6. ^ Vittorio Curtoni, Le frontiere dell’ignoto. Vent’anni di fantascienza italiana, Milano, Editrice Nord, 1977. In questa sua analisi preparatoria al discorso teorico che seguirà, Curtoni cita ben due volte Carlo Pagetti, Il senso del futuro, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1970. .
  7. ^ a b *Riccardo Valla, Fantascienza e scienza, in Delos Science Fiction n.71, 2002
  8. ^ Samuel Taylor Coleridge, Biographia literaria, 1817 – capitolo XIV (rilevò che le opere teatrali cercavano di provocare quella volontaria e momentanea sospensione dell’incredulità che costituisce la fede poetica).

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