Il Post di oggi è dedicato ad un disegnatore italiano che è riconosciuto da tutti gli appassionati del settore come un grande del fumetto erotico italiano.
Rispetto a altri più blasonati autori il maestro veneziano è meno conosciuto al grande pubblico, anche se è fuori di dubio che il suo tratto sia di elevata qualità. Parlo di Leone Frollo.
Leone Frollo
Ricordo con entusiasmo la prima storia disegnata da lui che lessi: L’albo era una parodia in chiave erotica di Biancaneve.Galleria
Mi colpì subito la qualità dei sui disegni, morbidi ed espressivi. Il personaggio di Biancaneve (con gli immancabili 7 nani) era divertente ed eroticissimo. Per me che ero poco più di un giovanotto in piena tempesta ormonale, leggere quell’albo a fumetti, mi provocò stupore e al tempo stesso piacevolissima meraviglia. C’era una vignetta che non dimenticherò mai: L’uomo alato che “prende” Biancaneve tra le nuvole. Credo che fu da quel momento che aprezzai Leone Frollo e la forte potenzialità che aveva il genere erotico nel settore dei comics, se a disegnarli ci fossero maestri come Lui.LINKBIO WikiIntervista a Leone Frollo di Vincenzo Raucci
Approfondiamo insieme le origini e le peculiarità del fumetto per meglio apprezzarne il fascino. Il fumetto nasce negli Stati Uniti nel 1895 (lo stesso anno di nascita del cinema,guarda caso!), quando su un giornale compaiono le prime vignette di Yellow Kid, di Richard Felton Outcault. Yellow Kid è un monello di quartiere che indossa un largo camicione giallo, sulla cui superfice appare un testo scritto, che esprime i pensieri del personaggio. È la prima volta che accade una cosa del genere: testo e disegno insieme. Da quel momento lo sviluppo è rapidissimo: Affiancando più vignette nasce la striscia a fumetti (ancora oggi quasi tutti i quotidiani americani hanno la loro), più strisce sovrapposte fanno una tavola ( e negli anni Trenta l’America si riempie di questo tipo di fumetti), più tavole spillate insieme fanno un albo a fumetti, il famoso comic book americano ( e a questo punto siamo nel secondo dopoguerra). I comics USA raccontano storie a puntate dalla fortissima continuità: il lettore è catturato e costretto a seguire trame tremendamente complesse, che si sviluppano nel corso anche di anni e che vengono divise in puntate molto brevi segnate – alla fine di ciascuno episodio – dal classico cliffhanger: la sospensione della trama in un momento di massimo dramma, capace di generare forte aspettativa in chi sta leggendo, tanto da tenerlo “appeso” alla storia, costringendolo a seguire anche la puntata successiva. Dalla metà degli anni Settanta agli albi a fumetti si aggiunge un prodotto nuovo: la graphic novel, veri e propri “romanzi a fumetti”, non serializzati, che raccontano vicende chiuse in se stesse. Dalla fine della seconda guerra mondiale il fumetto invade il mondo, e nei vari paesi assume connotazioni assai diverse. Per esempio, i fumetti francesi sono da sempre prodotti estremamente “preziosi” sotto tutti i punti di vista: anche le serie assomigliano, per qualità, a delle graphic novel, e quasi sempre una serie è curata da un solo sceneggiatore e un solo disegnatore, che lavorano a stretto contatto. I manga giapponesi come i comic book americani, presentano storie lunghissime ed estremamente articolate, racchiuse in un unico flusso narrativo. In Giappone di solito gli autori fanno tutto da soli; scrivono e disegnano. In Italia: se escludiamo il caso dei grandi autori (Pratt, Magnus, Manara, Crepax, Jacovitti, Pazienza) che lavorano o lavoravano “in solitaria”, il fumetto classico all’italiana ( i fumetti della Bonelli, per intenderci) è un lavoro di squadra. La ragione è che gli albi sono di solito molto lunghi, hanno precise esigenze di serialità è uscite in edicola assai frequenti, così che ogni serie deve contare su un nutrito staff di autori (sceneggiatori, e disegnatori).
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